La Gazzetta dello Sport, 22 agosto 2011
Forte discorso del presidente Napolitano, ieri a Rimini, per l’apertura del Meeting di Comunione e Liberazione
Forte discorso del presidente Napolitano, ieri a Rimini, per l’apertura del Meeting di Comunione e Liberazione. È la prima volta che un capo dello stato apre la manifestazione e già queso darebbe occasione a un titolo. Ma il presidente della repubblica ha fatto di più, dicendo ai politici e dei politici cose che tutti pensiamo ma che nessun presidente del consiglio, ministro o capo dell’opposizione vuole ammettere.
• Quali cose?
Per esempio queste: «Abbiamo noi, in Italia, parlato in
questi tre anni il linguaggio della verità? Lo abbiamo fatto abbastanza tutti
noi che abbiamo responsabilità nelle istituzioni, nella società, nelle
famiglie, nei rapporti con le giovani generazioni? Stiamo attenti: dare fiducia
non significa alimentare illusioni. Non si dà fiducia e non si suscitano le
reazioni necessarie minimizzando o sdrammatizzando i nodi critici della realtà,
ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio». Poco dopo ha
aggiunt «Possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra
situazione e la sua gravità effettiva perché le forze di maggioranza e di
governo sono stato dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del
proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e
comparazioni consolatorie su scala europea?»
• È una critica
soprattutto a Berlusconi, mi pare, che parecchie volte in questi tre anni ha
detto che dalla crisi eravamo fuori, che l’Italia era il paese messo meglio al
mondo, eccetera.
Senza dubbio. Ma le critiche del presidente non sono finite.
«Lasciare quell’abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle
generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una
vera e propria colpa storica e morale. Anche al di là della manovra oggi in
discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre un
impegno categorico; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a
quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili
ma troppo graduali e parziali risultati. È una stortura, dal punto di vista
economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a
ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili».
• Qui la critica
è al governo e in particolare a Berlusconi e a Tremonti. Tocca a loro colpire
gli evasori. Berlusconi, una volta, ha persino mostrato comprensione per chi
non paga le tasse.
Sì, anche se bisogna dire la verità fino in fond la nostra
pressione fiscale è talmente alta che senza l’evasione o l’elusione da parte
delle aziende molte attività finirebbero per chiudere. Qui le guardie e i ladri
si mettono sempre d’accordo e la rivoluzione non si può fare perché ci
conosciamo tutti. Il presidente ha ragione, ma non si deve fingere di vivere in
un paese diverso da questo. Del resto, lo ammette lo stesso Napolitan «Serve
una svolta attraverso il sentiero stretto di un recupero di affidabilità
dell’Italia, in primo luogo del suo debito pubblico. Non si tratta di obbedire
al ricatto dei mercati finanziari, ma di fare i conti con noi stessi, in modo
sistematico e risolutivo».
• Sull’opposizione niente da dire?
«Possibile che da parte delle forze di opposizione
ogni criticità della condizione attuale del Paese sia stata ricondotta ad
omissione e colpe del governo, della sua guida e della colazione su cui si
regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto
lontano». Napolitano spinge perché i capi delle forze di governo e quelli delle
forze di opposizione si incontrino, e trovino insieme le soluzioni per
resistere alla tempesta finanziaria mondiale.
• Ci sono speranze?
Finora Berlusconi ha detto che il decreto legge è
modificabile e che lui è aperto a proposte migliorative. La settimana è ricca
di appuntamenti significativi. La manovra approda domani alla commissione del
Senato e sarà in aula il 5 settembre. Vedremo fin dal primo appuntamento quali
modifiche saranno portate. Lei sa che c’è una fronda interna al Pdl che
contesta il cosiddetto contributo di solidarietà – quello che riguarda i
redditi superiori ai 90 mila e ai 150 mila euro – perché è una nuova tassa e
perché colpisce contribuenti già noti al fisco, cioè gente che paga
regolarmente le tasse. Critiche anche ai tagli che colpiranno gli enti locali,
che si rifaranno aumentando le imposizioni di loro spettanza. Quelli che non
vogliono le tasse, insistono sull’aumento dell’età pensionabile, di cui la Lega
non vuol sentir parlare. Bossi e i suoi si riuniscono oggi in via Bellerio e
c’è attesa per lo scontro (eventuale) tra maroniani e bossiani. Intanto
mercoledì o giovedì il segretario del Pdl, Angelino Alfano, cercherà di trovare
una sintesi nel bailamme che s’è scatenato dentro il partito. Da oggi poi
partono le manifestazioni dei comuni, delle province e delle regioni che
dureranno praticamente tutto il mese. Settimana calda, perciò, e lo diciamo
senza ancora sapere come si comporteranno le Borse
Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 22 agosto 2011]