La Gazzetta dello Sport, 18 agosto 2011
C’è quest’idea di Bossi, persino troppo semplice, di togliere di mezzo il Tfr, o liquidazione, e metterlo in busta paga
C’è quest’idea di Bossi, persino troppo semplice, di togliere di mezzo il Tfr, o liquidazione, e metterlo in busta paga. Questo mucchietto di denaro si potrebbe concentrare in un mese dell’anno, dando luogo a una quattordicesima o a una quindicesima, oppure spalmare sui dodici mesi, con un aumento dello stipendio mensile del 7% circa. Gli italiani, trovandosi qualche soldo in più in tasca, avrebbero forse un incentivo a spendere, che, nel nostro sistema, è decisivo. Tra le tante radici della crisi, c’è quella della caduta della domanda. Se nessuno compra, non ha senso produrre.
• Intanto il Tfr che storia ha, che
cosa significa?
Tfr, ossia Trattamento di Fine Rapporto. L’ha
inventato Mussolini nel 1942 (liquidazione o buonuscita), con l’idea che gli
italiani, altrimenti, nella loro sciagurataggine non avrebbero mai messo da
parte una lira.
• Quest’idea di Bossi?
Intanto l’idea non è di Bossi, ma del giornalista Massimo
Mucchetti che sul Corriere della Sera del 3 luglio ha messo sul tavolo la
questione sviscerandola, come fa sempre, da tutte le parti. Lui la riassume
così: «Posto che ormai la natura di salario differito del Tfr non è più
contestata nemmeno dalla Confindustria, perché non mettere questa risorsa nella
disponibilità immediata dei lavoratori e lasciare loro la libertà di decidere
che uso farne?». Non so se le è chiar c’è stato un tempo in cui si discuteva
se la liquidazione fosse salario differito, come sostenevano i sindacati, o un
finanziamento a lungo termine a buon mercato, opinione della Confindustria. Nel
2007, come ricorderà, Prodi e Padoa-Schioppa anticiparono una riforma del Tfr
già decisa: i lavoratori avrebbero potuto, invece che lasciare la liquidazione
in azienda, destinarla a un fondo pensione e magari integrare questo fondo con
un altro 3% dello stipendio (un po’ a carico suo e un po’ a carico
dell’azienda) in modo da costruirsi una pensione meno infelice di quella che
gli sarebbe toccata con i nuovi sistemi di calcolo.
• Idea semplice da realizzare, no?
Non così semplice come sembrerebbe. Intanto c’è il
problema delle aziende che, adesso, accantonano solo virtualmente la quota di
liquidazione rimasta a loro carico, in attesa che il lavoratore incassi
effettivamente il Tfr. Col sistema Mucchetti-Bossi-Tremonti, i datori di lavoro
dovranno invece tirar fuori i soldi subito. Vantaggio quindi per i dipendenti,
ma guai per i padroni che si vedranno caricare un costo in più – costo di
cassa, se non di bilancio – del 7%. A quanto capisco si sta pensando a un
soccorso, specialmente per le imprese con meno di 50 dipendenti, che potrebbe
venire o dalla Cassa depositi e prestiti o da un qualche accordo con le banche,
mi figuro una qualche forma di credito garantita dallo Stato e in cui magari la
mano pubblica si fa carico di una quota degli interessi. Il Senatur dice che
l’idea è di Tremonti, che avrà certamente letto Mucchetti: «Avrete una bella
sorpresa fra poco – ha detto il capo leghista a Ponte di Legno -, una grande
sorpresa. Il Tfr in busta paga, prima che scompaia anche quello. Come avere due
stipendi. L’ha pensato Tremonti, che quando va a casa sua c’è sua moglie che
gli rompe le balle: guarda che qui c’è la gente sempre più povera. Devi fare
qualcosa. E qualcosa ha trovato». Ma dal ministero dell’Economia negan l’idea
non è del ministro e per il momento si sta procedendo alle verifiche.
• Che succede a
quelli che hanno scelto di versare la
liquidazione a un fondo e di integrarla con un 3 per cento?
È l’altra difficoltà e non ho la competenza per
risponderle. Il lavoratore, ritrovandosi il denaro in busta paga, potrebbe
decidere di versarlo lo stesso al fondo e quindi di perpetuare la situazione
precedente. Ma è più probabile che voglia profittarne per uscire pagando le
salatissime commissioni e ripigliandosi 7 per cento e 3 per cento. Io dico 7
per cento, ma per l’esattezza è il 6,91.
• Perché dovrebbe uscire?
La tendenza in questo momento è uscire. Un deflusso
dai fondi di 20 miliardi nel 2010 e di 15 nei primi sei mesi del 2011. Sono dati
dell’Ufficio studi di Mediobanca, diffusi pochi giorni fa. Le cifre relative ai
fondi pensione sono migliori (4 miliardi di afflusso netto positivo nel 2010),
ma i rendimenti sono ugualmente deludenti. Sull’arco di un decennio, il fondo
pensione negoziale ha dato un 14%, mentre chi ha lasciato la liquidazione in
azienda ha avuto una rivalutazione del 30,1 per cento
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 agosto 2011]