La Gazzetta dello Sport, 7 agosto 2011
Anche se ieri non s’è parlato d’altro che della conferenza stampa di Berlusconi e del commissariamento europeo del governo italiano, la notizia del giorno è in realtà il declassamento del debito americano da parte di Standard and Poor’s
Anche se ieri non s’è parlato d’altro che della conferenza stampa di Berlusconi e del commissariamento europeo del governo italiano, la notizia del giorno è in realtà il declassamento del debito americano da parte di Standard and Poor’s. Da AAA a AA+. Le conseguenze di questa nuova mossa nel gran palcoscenico della crisi mondiale potrebbero essere devastanti.
Ci sono
parecchie cose da capire, prima di descrivere l’eventuale effetto devastante.
Per esempi che cos’è Standard and Poor’s e perché ha tutto questo potere?
Ci sono agenzie
che giudicano i debiti degli Stati, delle banche, dei fondi eccetera. Che cosa
significa questo giudizio? È una valutazione sulla probabilità che il debitore
restituisca i soldi al creditore. Più il debitore è solido, più il voto sulla
sua “solvibilità” (si dice così) è alto. Queste agenzie appartengono a
finanzieri potentissimi, da cui traggono la loro credibilità: Buffet,
McGraw-Hill oppure il francese Lacharrière. Questa credibilità è giustificata?
Mica tant il solo nome di Buffett – uno che ha 47 miliardi di dollari di
patrimonio e compra e vende con il mitico fondo Berkshire Hathaway – le fa
capire che queste agenzie sono in perenne conflitto d’interessi. Pure, le loro
valutazioni possono far precipitare un titolo o determinare l’aumento di un
tasso d’interesse (ecco l’effetto devastante). La parola “rating”, che avrà
sentito pronunciare in questi giorni, significa “voto”, “valutazione”. “AAA” è
il massimo dei voti. “AA+” un poco meno del massimo. In tutta la sua storia non
era mai successo che il debito degli Stati Uniti venisse degradato.
Che significa
esattamente “AAA”? E “AA+”?
Tripla A: «Elevata
capacità di ripagare il debito». AA+: «Alta capacità di ripagare il debito».
Non sembra che ci sia tutta questa differenza. Eppure… S&P aggiunge alla
sua svalutazione un «outlook negativo». Potremmo tradurre “outlook” con
“prospettiva”. Questo giudizio è stato emesso un paio di giorni fa. La
prospettiva degli Stati Uniti, sempre relativamente al debito, è passata da
“stabile” a “negativa”. Standard and Poor’s ha aggiunto che se non
interverranno scelte politiche chiare, entro un anno-un anno e mezzo ci sarà
un’altra svalutazione. La Casa Bianca ha avuto una reazione furibonda. Dicono
che quelli di Standard si sono sbagliati di duemila miliardi di dollari.
Dall’agenzia non gli hanno neanche risposto. La cosa davvero nuova è la
reazione cinese.
Che c’entrano i
cinesi?
I cinesi hanno
passato gli ultimi dieci anni a comprare debito americano. Si ritrovano in
cassa mille miliardi di dollari, tra banconote e titoli. Hanno emesso un
comunicato che sembra quasi un annuncio di guerra: «La Cina, il più grande
creditore dell’unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto di chiedere
oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e
garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari». Così
l’agenzia Nuova Cina, che esprime posizioni del governo. Continua: «I giorni in
cui lo zio Sam, piegato dai debiti, poteva facilmente dilapidare quantità
infinite di prestiti stranieri sono ormai contati». Esiste anche un’agenzia di
rating cinese. Si chiama Dagong e non gode ancora della credibilità delle
agenzie occidentali. Ieri ha emesso un comunicato in cui si legge: «La risposta
degli Stati Uniti al problema del debito è stata arrogante. Non ci vorrà molto
tempo prima che scoppi la crisi del debito sovrano Usa. La crisi del debito Usa
è più preoccupante di quella dell’eurozona, sia perchè in Europa tocca solo pochi
paesi ma anche per le diverse soluzioni adottate».
Beh, perché i
cinesi non si liberano dei dollari e comprano gli euro?
Intendono farlo,
ma piano piano. Vendere di corsa butterebbe giù la quotazione e svaluterebbe le
loro riserve. I cinesi hanno grossi problemi. Inflazione al 5,5% e una bolla
immobiliare in arrivo. Il nostro Vittorio Grilli, direttore generale del
Tesoro, è adesso laggiù per convincerli a comprare i Btp italiani. Abbiamo
anche rinviato un’asta dei bot.
Che altro si sa
sulla situazione italiana?
La svalutazione
del debito americano rischia di far precipitare nuovamente le Borse, domani. Lo
scenario peggiore per chi vuol vendere i Btp, anche se i tassi che escono fuori
adesso hanno un significato quasi solo simbolic il problema si porrà quando
ricominceremo a chiedere soldi a settembre. Berlusconi ieri ha detto che «non
c’è mai stata un’ipotesi di elezioni anticipate». Domani si sentirà al telefono
con Obama. Mercoledì incontrerà i rappresentanti delle imprese che ieri gli
hanno fatto arrivare un altro comunicato il cui senso si riassume in due
parole: fare presto
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 7 agosto 2011]