La Gazzetta dello Sport, 5 agosto 2011
Una giornata da dimenticare. La Borsa di Milano ha perso più del 5% e le altre borse europee sono andate giù di almeno il 3%
Una giornata da dimenticare. La Borsa di Milano ha perso più del 5% e le altre borse europee sono andate giù di almeno il 3%. Il differenziale tra Btp e Bund è a quota 394, appena quattro punti in meno dei bonos spagnoli. Il quadro è stato reso ancora più drammatico dalla rottura dei sistemi che calcolano gli indici di Borsa: il software è andato in tilt a Milano, Parigi, Amsterdam, Lisbona, Bruxelles. La Consob ha aperto un’inchiesta. Vale la pena ricordare che i padroni di piazza degli Affari sono gli inglesi del London Stock Exchange. Un incidente analogo era accaduto a Milano lo scorso 22 febbraio: anche allora la Borsa stava precipitando per via delle incognite legate alla guerra in Libia. Sarebbe più facile credere a questi incidenti cosiddetti tecnici se essi qualche volta si verificassero durante fasi allegramente rialziste.
La giornata nera è stata provocata dal discorso
scipito di Berlusconi.
È un’analisi troppo facile e quindi probabilmente
falsa. Credo che il discorso di Berlusconi, essendo di contenuto pressoché
nullo, abbia lasciato i mercati indifferenti. Quello che pensavano dell’Italia
fino a ieri alle 17.00 lo hanno continuato a pensare anche stamattina. Milano
era anzi partita allegra e dopo un’ora stava a un +2 per cento. È precipitata
dopo che ha cominciato a parlare Trichet, il governatore della Banca Centrale
Europea, quando sono arrivati altri dati negativi degli Stati Uniti e, infine,
quando si è saputo che parecchie banche stavano svalutando i loro asset, cioè
portavano finalmente in bilancio – almeno in parte – la perdita di valore dei
titoli greci, spagnoli eccetera. Tra le performance negative di ieri, va
segnalato il meno 10 per cento di Intesa e di Fiat.
Come mai nessuno si fa avanti per comprarsi con
mezza lira le banche italiane?
Tremonti l’altro giorno ha emanato un decreto che impone, tra l’altro,
l’autorizzazione della Banca d’Italia per partecipazioni che superino il 10%
oppure che diano di fatto il controllo al compratore. Non si tratta che
dell’applicazione di una direttiva europea, ignorata però per tre anni e
attuata solo ora.
Che cosa ha detto Trichet?
Ha fatto capire che entro un paio di mesi aumenterà
il tasso di sconto, ora fermo all’1,5%. Ha annunciato che, date le difficoltà
del momento, la Bce erogherà alle banche prestiti a sei mesi, una decisione che
testimonia la crescente difficoltà delle banche a finanziarsi, un congelamento
della liquidità che ricorda i primi tempi della crisi dei subprime. Il governatore
della Bce ha anche parlato dell’Italia, all’interno di una situazione difficile
per tutta l’Europa: «In Italia sono urgenti riforme strutturali, l’Italia deve
in particolare anticipare i tempi del risanamento fiscale. Quando si osserva il
tasso di crescita dell’Italia nel tempo, si capisce che non corrisponde in
nessun modo al potenziale di medio-lungo termine e questo in un Paese dove le
risorse umane sono così buone, lo spirito imprenditoriale così chiaro a livello
di piccole e medie imprese e dove si capisce subito che l’economia italiana è
frenata da ostacoli strutturali».
Ieri si dovevano incontrare governo e parti sociali.
Hanno parlato di questi “ostacoli strutturali”?
Le cosidette parti sociali – un mega-schieramento
che andava dai padroni delle banche alla Cgil – hanno presentato un piano in
sei punti, abbastanza generico per poter essere sottoscritto da tutti. I sei
punti riguardano il pareggio bilancio da conseguire entro il 2014 e da mettere
in costituzione, i costi della politica (abolire, tra l’altro, le province e
accorpare i comuni), liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli
investimenti (il governo avrebbe liberato i sette miliardi per il Sud di cui si
parla da un pezzo), semplificazioni normative e recupero di efficienza della nostra
burocrazia, riforma del mercato del lavoro. È una lista che, francamente,
non fa impressione a nessuno. È stato più incisivo Trichet.
Come ha risposto Berlusconi?
Un’altra lista, stavolta in otto punti, che le
elenco per dovere di cronaca: Pareggio di bilancio e libertà economica nella
Costituzione; riforma assistenziale e fiscale e contrasto all’evasione;
modernizzazione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro; finanze e
reti di impresa con internazionalizzazione; accelerazione delle opere
pubbliche, delle reti energetiche e delle nuove reti di telecomunicazione;
privatizzazioni anche dei servizi pubblici locali e liberalizzazioni; costi
della politica e semplificazione della politica della burocrazia e delle
funzioni pubbliche e sociali centrali e locali; diffusione delle nuove
tecnologie, fondi strutturali europei e mezzogiorno. Secondo Berlusconi la
crisi non si aggraverà. Una previsione che per ora i mercati hanno
clamorosamente smentito
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 5 agosto 2011]