Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 02 Martedì calendario

Nonostante l’accordo americano, ieri è stata una giornata molto brutta per le borse europee, e bruttissima per Piazza Affari

Nonostante l’accordo americano, ieri è stata una giornata molto brutta per le borse europee, e bruttissima per Piazza Affari. La Borsa italiana ha perso il 3,87 per cento, secondo peggiore risultato dell’anno. Il differenziale tra Btp e Bund è a quota 354, un livello mai raggiunto e che impone al nostro Tesoro di pagare più del 6 per cento di interesse a coloro che sottoscrivono i nostri titoli. Questo tasso così alto ha anche conseguenze sulla capacità delle banche di far provvista di liquidità: se lo spread non migliora ci saranno meno soldi da distribuire con conseguenze pesanti per i finanziamenti alle imprese e alle famiglie. Gli operatori, nel crollo di ieri, hanno punito ancora una volta i titoli delle nostre banche, non solo per la questione dei tassi d’interesse sulle obbligazioni, ma anche perché una metà del debito pubblico italiano – che i mercati mondiali giudicano a questo punto infetto – è detenuto dalle banche italiane. Lo si capisce bene guardando il livello dei crolli di ieri: Intesa, che è più esposta sull’Italia, ha perso il 7,8; Unicredit poco più del 4.

Come mai l’accordo americano non ha riportato la pace?
Intanto è un accordo che va ancora votato dal Congresso e la partita, benché apparentemente vinta, non è finita: alla Camera la destra repubblicana, che non vuole aiutare Obama e respinge i tagli alla Difesa, potrebbe ancora fare qualche scherzo. In ogni caso, i mercati erano partiti bene, sia in Asia che in Europa, proprio grazie all’intesa raggiunta tra repubblicani e democratici. Ma a metà mattinata sono arrivati i dati relativi all’indice Ism (Industry for Supply Management), che si riferiscono all’attività manifatturiera americana. Questo indice è buono se sta sopra 50, mentre sotto 50 annuncia difficoltà e recessione. A giugno l’Ism era a 54,5, il dato di ieri, relativo a luglio, era 50,9: è sceso e siamo pericolosamente vicini alla recessione. Non parliamo dell’Ism europeo – compreso quello inglese – che è ancora più basso.

Spieghi bene, per favore, come mai questo Ism deprime le Borse.
È molto semplice, se ci pensa: il mondo è indebitato fino al collo, gli americani dovranno restituire i 14.300 miliardi accumulati fino ad oggi e gli altri quasi tremila che accumuleranno, grazie all’accordo di ieri, fino al 2013. Il debito americano è per ora al 65% del Pil, quello dei paesi europei sta invece quasi sempre in prossimità del 100% (noi siamo al 120%). Come si restituiscono questi soldi? Esattamente come fanno le famiglie: destinando un pezzetto dello stipendio o del reddito al pagamento del mutuo o del prestito contratto per le vacanze. Bisogna cioè che ci sia un reddito abbastanza alto da poter esser decurtato di una quota. A che cosa corrisponde questo reddito familiare quando ci occupiamo degli stati? Al Pil, cioè alla produzione lorda. Se l’incremento del Pil è prossimo a zero, significa che non ci sono le risorse per ripagare il debito. Se la produzione manifatturiera cala, vuol dire che non ci saranno i soldi per le rate. Se si fanno delle proiezioni si vede poi che troppi paesi non sviluppano.

Tra questi l’Italia.
È la ragione per cui adesso si vende Italia. Se l’Italia nonsviluppa, vuol dire che a un certo punto non sarà in grado di restituire il suo debito (per metà detenuto da stranieri). La settimana scorsa la Deutsche Bank ha ridotto la sua quota di Btp di 7/8. L’acronimo Pigs (Portogallo Irlanda Grecia Spagna) è ormai diventato Piigs, e la seconda “i” si riferisce a noi. Spieghiamo qui a fianco che Berlusconi verrà a riferire in Parlamento mercoledì e che giovedì incontrerà le cosiddette parti sociali. In questo caso a guidare le parti sociali c’è l’Abi, cioè l’Associazione delle Banche. Seduti al loro fianco ci sono quelli della Cgil. La Uil ha giudicato l’allarme che costoro hanno lanciato mercoledì scorso “doroteo” e all’ultimo non l’ha firmato. Francamente vedere insieme banchieri e cgiellini è già un fatto gigantesco, senza bisogno di pretender troppo dai comunicati.

Che cosa può fare la politica?
Molto più di quanto ha fatto finora. Si dice che Berlusconi si sia indotto a parlare su pressione dei suoi, che sentono il bisogno di “un colpo”. Si parla di un taglio gigantesco delle province, con conseguenze inimmaginabili nel rapporto con la Lega. Il presidente Napolitano non è andato in vacanza.

Potrebbe cadere il governo?
Berlusconi ha un nuovo nemico e si chiama Zapatero. Il premier spagnolo ha sciolto le camere e convocato le elezioni per novembre. I mercati non si sono lasciati impressionare, anzi hanno reagito tutto sommato bene. Significa che forse una fine anticipata della legislatura calmerebbe le acque anche da noi. Qualcuno ci sta pensando

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 2 agosto 2011]