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 2000  luglio 20 Giovedì calendario


Craxi è morto nel suo letto di Hammamet

Corriere della Sera, 20 luglio 2000

Ore 16.30 di mercoledì, su Hammamet quasi deserta piove come raramente piove da quelle parti. C’è anche freddo, e vento. Nella grande villa bianca in fondo all’avenue de Tunis, a parte le guardie che stanno sempre al cancello, ci sono sette persone: Bettino Craxi assopito nel suo letto, la figlia Stefania, uno dei nipotini, l’aiuto-segretario Marcello, le tre domestiche tunisine. Stefania Craxi è stata fino a poco prima nella stanza del padre, e ora vi torna. Ma appena si affaccia alla porta, capisce: l’uomo sul letto è immobile, la fine è arrivata in silenzio, nel sonno. Stefania corre al telefono, chiama un medico: «Ma il pronto soccorso più vicino – racconterà più tardi fra le lacrime – qui sta a 40 chilometri...».

Il dottore non potrà arrivare in tempo. Poco dopo, due telefonate raggiungono l’altro figlio Bobo a Roma e la madre Anna in Francia. Entrambi cercano subito un aereo per Tunisi. Così la notizia rimbalza oltre il Mediterraneo: è morto in Tunisia Benedetto Craxi detto Bettino, nato a Milano, avrebbe avuto 66 anni il prossimo 24 febbraio. «Crisi cardiaca», spiega un medico tunisino: ha dunque ceduto il cuore, con le sue coronarie stanche, in un organismo già piegato da anni di diabete e da cinque interventi chirurgici in tutto. Quel cuore, aggiungerà poi un cardiologo, aveva «praticamente una sola coronaria funzionante mentre le altre erano indurite e necessitavano un intervento urgente».

L’ultima giornata di Craxi era cominciata come tante altre, tutte uguali da quando la malattia aveva imposto i suoi ritmi. Non c’erano, a parte la stanchezza del malato, segni immediati di allarme. Martedì sera, c’era stato un breve viaggio a Tunisi per una visita di controllo all’ospedale militare El Taufìk: tutto a posto, avevano detto i medici, e Craxi era tornato a casa. Mercoledì mattina, di buon’ora, la moglie Anna parte a sua volta in auto per Tunisi, da dove prenderà un aereo per Parigi. Nella capitale francese dovrà sottoporsi a una visita medica: così, saluta il marito e va via tranquilla, un’altra conferma di una situazione apparentemente normale.

Craxi si alza alla solita ora, segue qualche notiziario via satellite della Rai e fa colazione insieme alla figlia e al nipotino di 10 anni. Poi, qualche libro e qualche passo nel giardino. Verso le 13 un leggero pranzo, di nuovo in compagnia della figlia e del nipotino. Craxi mangia con appetito, ricorderà più tardi uno dei presenti, è stanco ma sembra abbastanza sereno. Dopo pranzo, il malato chiede un tè alla menta, per lui una vecchia abitudine appresa in Tunisia. Lo gusta, chiacchiera ancora con Stefania. Poi dice che andrà per un poco a riposare: e anche questa è un’abitudine consueta, se non proprio di tutti i giorni, così che nessuno ha motivi particolari per allarmarsi. Passa mezz’ora, forse un’ora, e Stefania torna a vedere come sta il padre: ma lui non risponde, non si muove; Bettino Craxi se n’è andato probabilmente senza accorgersi di nulla, mentre dormiva.

Ora, coloro che gli stavano accanto tornano con il pensiero agli ultimi giorni, e sembra quasi impossibile che sia andata così. Quattro giorni fa Craxi stava davvero bene, afferma uno dei medici curanti, l’ortopedico tunisino Moncef Ben Abid: «L’ho visto allora nella sua casa, mi è parso in ottimo stato: non riesco a capire». Un paio di giorni fa, aggiunge la figlia Stefania, il malato era uscito dalla sua casa ed «era andato a comperarsi un paio di calze decenti». Ma ora riemergono anche le immagini di un uomo che sembrava stroncato da una stanchezza sempre più profonda: «Gli ho parlato martedì sera – racconta il suo avvocato difensore Giannino Guiso –, l’ho sentito molto provato. È avvenuto quello che si temeva». E l’altro avvocato Salvatore Lo Giudice, anch’egli difensore dell’ ex leader socialista insieme con il padre Enzo: «Erano ormai due giorni che Craxi non parlava nemmeno più. Io sono sempre rimasto in contatto con lui e un po’ tutti avevamo il timore che stesse per accadere una tragedia. Avevo già il biglietto pronto per andare venerdì ad Hammamet». Le ultime ore sono state anche accompagnate da un piccolo mistero. Nei suoi primissimi dispacci, l’agenzia di stampa Reuters citava infatti «diplomatici italiani a Tunisi», attribuendo loro la notizia che Craxi era morto «in ospedale». Le altre agenzie, citando la testimonianza di Stefania, descrivevano invece una fine avvenuta nella villa di Hammamet. Ma ora, a metà serata, tutte le circostanze sembrano ormai chiarite. Ad Hammamet è sceso il buio e piove sempre più forte. Nella stanza di Craxi, insieme alla figlia, si alternano le domestiche tunisine, le guardie, qualche amico venuto da Tunisi. Molti piangono: i giornalisti che telefonano sentono i singhiozzi sullo sfondo. Davanti al cancello della villa, altre due auto della polizia si sono aggiunte al solito gippone «fuoristrada» che sosta quasi sempre sul posto. I curiosi e i passanti non possono avvicinarsi. Arriva invece qualche personalità locale: il governatore di Nabeul, capoluogo della regione di Capo Bon, porta il primo messaggio di condoglianze ufficiali firmato dal presidente tunisino Ben Alì. Il telefono della villa non smette di suonare: chiama anche Clinton, dice un amico di famiglia. Stefania, esausta, cerca di riposare con l’aiuto di un tranquillante. Arriva un’ambulanza, porterà il corpo di Craxi alla clinica Les Violettes di Nabeul. Verso le nove, al cancello compare una figura alta e curva: è Bobo Craxi, che quasi subito riparte per la clinica di Nabeul. Lì, nella camera mortuaria di quella clinica, Bettino Craxi resterà forse fino a domani, quando verrà sepolto nel cimitero cristiano di fronte al mare.

Paolo Conti e Luigi Offeddu