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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

Il governo vuol vendere Alitalia perché perde troppi soldi. • Quanti soldi?Più di un milione di euro al giorno

Il governo vuol vendere Alitalia perché perde troppi soldi.

• Quanti soldi?
Più di un milione di euro al giorno. L’anno scorso è andata sotto di 380 milioni. A chi avesse messo cento lire sull’Alitalia nel 1987 – vent’anni fa – oggi non ne resterebbero che 7. Da quell’anno sono stati bruciati 4.269 milioni di euro. Sempre partendo dal 1987, Alitalia ha chiuso due soli bilanci in attivo. Quello del 1987, per 44 milioni di euro. E quello del 1998, per 271 milioni (quell’anno il carburante costava poco). Ha anche debiti per più di un miliardo. Molti pensano che Alitalia sia il peggior titolo di Borsa di tutti i tempi.

• Come ha fatto a perdere tutti questi soldi?
Ha preferito alle rotte internazionali il Milano-Roma. I politici – di destra e di sinistra – hanno saccheggiato a tutto spiano, piazzando amici, imponendo consulenze, eccetera. Di conseguenza gli amministratori delegati (pagati 2 milioni e 700 mila euro l’anno) sono stati messi lì dai politici con la raccomandazione di lasciar fare. Sedi all’estero faraoniche. Aerei di troppi tipi diversi. Poi, il personale (ventimila persone) e i sindacati. Personale viziato, che si faceva venire a prendere sotto casa in macchina, che non ha mai accettato il principio dell’inflazione programmata, spuntando sempre aumenti minimo del 5 per cento, che ha lavorato di regola il meno possibile, come gli assistenti di vol massimo 85 ore in un mese, possibilità di riposarsi 13 ore tra un viaggio e l’altro, 39 giorni di ferie l’anno. I sindacati sono 13. Quello che ha creato difficoltà ieri negli aeroporti – il Sacta – ha sette iscritti. Niente di strano, alla fine, visto che i primi a farsi i fatti propri in Alitalia sono stati i capi.

• Non è sorprendente che ci siano undici soggetti pronti a comprarsi un’azienda simile?
«Pronti a comprarsi» è un’espressione impegnativa. Il governo ha chiesto per ora solo di “manifestare un interesse”. «Hanno manifestato un interesse» in undici. Di questi, almeno uno – che fa il professore a Ferentino – ha scherzato. Gli altri, anche i più ricchi, vogliono vedere che cosa pretende il governo. Può darsi pure che l’azienda non se la compri nessuno.

• Chi sono i più ricchi?
Per partecipare all’asta vera e propria, che si terrà tra un paio di mesi, bisogna avere un patrimonio di almeno cento milioni di euro. I più ricchi sono Carlo De Benedetti, che fa correre una sua finanziaria con un patrimonio di 15 miliardi. Molto prudente: ha “manifestato interesse” solo per poter sapere quali saranno poi le regole dell’asta. E la Texas Pacific Group, americana, 15 miliardi anche lei, che ha già ristrutturato la Continental e l’America West Airlines. Sono ben solidi anche quelli di Terra Firma, anglo-tedeschi, 7 miliardi di patrimonio. E la Mattlin Patterson, americani, 3,8 miliardi. Questi quattro però – compreso De Benedetti – comprano per rivendere a dieci-undici volte di più, cosa che da noi non va bene dato che il segretario della Cgil, Epifani, ha già fatto sapere che «chi compra Alitalia non deve farlo per soldi». L’unico industriale vero è Carlo Toto, il padrone dell’Air One, uno che con le compagnie aeree ci guadagna. Dietro di lui potrebbe esserci la Lufthansa. Da qualche parte – forse alle spalle della banca Unicredit – devono essere nascosti anche i francesi di Air France, che ufficialmente “non hanno manifestato interesse”.

• Prezzo da pagare?
Il ministero del Tesoro ha il 49 per cento e vuol dar via almeno il 30. Chi compra – per la nostra legge borsistica – sarà obbligato a fare un’offerta su tutto il restante. Prodi spera di incassare almeno 300 milioni. I più ottimisti valutano la compagnia un miliardo e mezzo. I più pessimisti – tipo i finanzieri di Londra – zero. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 31/1/2007]