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 2007  febbraio 20 Martedì calendario

Un’indagine del Sole-24 Ore mostra che gli automobilisti italiani stanno pagando sempre più multe

Un’indagine del Sole-24 Ore mostra che gli automobilisti italiani stanno pagando sempre più multe.

• Cioè?
E’ stato fatto il confronto tra il 2005 e il 2001. Risulta un aumento del 52 per cento.

• Guidiamo peggio?
No, da altri dati si direbbe anzi che guidiamo meglio. Eppure nel 2005 abbiamo versato nelle casse comunali 1,25 miliardi di euro. Polizia, carabinieri e guardia di finanza ci hanno fatto tirar fuori altri 201 milioni, che sono finiti invece nelle casse dello Stato. Fa, appunto, il 52 per cento in più sul 2001. Cioè 42 euro a testa, di media.

• Ma non ha appena detto che guidiamo meglio?
Da certi altri dati sembrerebbe di sì. Nel 2005 gli incidenti su tutta la rete stradale sono stati 225.000, l’1,8 per cento in meno rispetto al 2004. I feriti 313.000, cioè il 2,7% in meno. E i morti 5.400, meno 4,7. Siamo ancora lontani dall’obiettivo che ci è stato assegnato dall’Unione europea, quello di scendere a un massimo di 3.100 vittime l’anno. Ma, insomma, un miglioramento c’è stato.

• E allora come si spiegano le multe?
Col fatto che a metà del 2003 sono stati introdotti i rilevatori elettronici della velocità. L’aumento delle sanzioni viene da lì. Infatti il primo balzo in avanti delle multe si trova nei numeri del 2004: +21 per cento e sfondamento per la prima volta del miliardo di euro. Nel 2005 un altro balz +32 per cento. Totale rispetto al 2001: +52 per cento.

• Nel 2006 e nel 2007, perciò, dobbiamo attenderci stangate ancora più forti?
E’ probabile. Il fatto è che gli introiti per le multe sono una vera manna per le casse comunali. Mediamente, il rapporto tra sanzioni e tasse è del 6,92 per cento. Cioè per ogni cento euro di tasse incassate dai comuni, ce ne sono 6,92 di multe. Ma in 23 città i sindaci prendono più soldi dalle multe che dalle tasse e in sette prendono addirittura il doppio. Questo boom degli introiti è stato favorito anche dall’introduzione delle patenti a punti che raddoppiano le sanzioni e da una serie di limitazioni, in vigore dal 2003, che hanno moltiplicato le occasioni di prendere in castagna l’automobilista: l’obbligo delle cinture di sicurezza, il divieto di guidare e parlare al telefonino eccetera. Città importanti hanno poi moltiplicato le zone a traffico limitato e questo, diminuendo di fatto le possibilità di parcheggiare, ha spinto gli automobilisti a mettere più frequentemente la macchina in sosta vietata e quindi a essere sanzionati. C’è stata poi anche la moltiplicazione delle zone blu, quelle riservate ai residenti. Come ricorderà, la Cassazione, dando ragione a un esasperato automobilista sardo, ha messo un alt al metodo delle zone blu: le multe comminate a coloro che non hanno teoricamente diritto ad usufruirne non sono legittime se nelle vicinanze non è disponibile un parcheggio gratuito.

• Secondo lei potrebbe essere che i comuni fanno apposta a complicare la vita degli automobilisti per prendere più soldi?
Potrebbe essere. I comuni vivono molto dei soldi che gli passa lo Stato e lo Stato nelle ultime finanziarie ha tagliato senza pietà. Tremonti, alle rimostranze dei sindaci, fece una lista impressionante delle spese inutili sostenute dalle amministrazioni comunali. Ricorderà, lo scorso autunno, le proteste di Cofferati, Veltroni e Chiamparino. Nonostante questo, Prodi ha diminuito gli esborsi per gli enti locali di 4 miliardi. Perciò i comuni sono a caccia di soldi. Possono aumentare l’addizionale Irpef dell’8 per mille, come gli ha permesso Padoa-Schioppa (l’hanno già fatto una città su due). Oppure picchiare con le multe. Nonostante i 207 milioni di Roma e gli 81 di Milano (prime nella classifica assoluta), il vero comune record è quello di Santa Luce in provincia di Pisa: sfuttando un piccolo tratto di ottocento metri della statale 206, dove il limite è di 70 all’ora, hanno comminato diecimila multe e incassato 1.103 euro per abitante. I locali hanno dato fuoco alla macchinetta, abbattuto il palo dell’alimentazione, martellato l’obiettivo della macchina fotografica. Niente da fare: dopo pochi giorni di fermo il micidiale marchingegno ha ripreso a colpire come sempre. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 20/2/2007]