La Gazzetta dello Sport, 21 febbraio 2007
La Chiesa ha indetto una manifestazione «per la famiglia» il 25 marzo, il papa critica la legge sui conviventi (Dico), lunedì infine Prodi ha incontrato i cardinali Bertone e Ruini per svelenire i rapporti assai tesi tra Stato italiano e Santa Sede
La Chiesa ha indetto una manifestazione «per la famiglia» il 25 marzo, il papa critica la legge sui conviventi (Dico), lunedì infine Prodi ha incontrato i cardinali Bertone e Ruini per svelenire i rapporti assai tesi tra Stato italiano e Santa Sede.
• La Chiesa può attaccare lo Stato italiano, mobilitare i fedeli contro una legge, in definitiva intervenire nella nostra vita pubblica?
La Chiesa ha naturalmente diritto di parola. In Spagna i cardinali hanno guidato in prima persona la grande marcia contro le leggi volute dal primo ministro Zapatero, quelle che permettono agli omosessuali di sposarsi.
• Non esiste un accordo tra il nostro Stato e la Chiesa che dice chiaramente quello che può fare uno e quello che può fare l’altro?
Sarebbe il Concordato, cioè un trattato internazionale che regola le materie di interesse comune. Per esempio, gli effetti civili del matrimonio religioso oppure il fatto che a scuola ci sia un’ora di religione cattolica o che sulla dichiarazione dei redditi i cittadini possano stornare l’8 per mille a favore della Chiesa (ma anche di altre confessioni).
• Però non esiste un trattato – dico per assurdo – con l’Inghilterra per regolare l’insegnamento della lingua inglese. Perché allora con la Chiesa sì e con l’Inghilterra no?
una lunga storia. Un tempo, quando la Chiesa dominava su grandi territori, i concordati erano frequenti. Il più antico è quello di Worms tra papa Callisto II e l’imperatore Enrico V. Napoleone ne fece addirittura due con papa Pio VII. Il nostro Concordato risale, nella sua prima formulazione, al 1929. La Chiesa ce l’aveva con l’Italia perché nel 1870 gli italiani avevano conquistato Roma. Gli italiani di quell’epoca erano fortemente anticlericali, tutto il nostro Risorgimento, anzi, è stato fatto contro il papa e la Chiesa. Perciò, quando i piemontesi sfondarono a Porta Pia, il papa (era Pio IX) si chiuse in Vaticano e dichiarò che non sarebbe più uscito. Quasi sessant’anni dopo, nel 1929, Mussolini fece la pace con la Chiesa firmando il famoso Concordato che si ricorda l’11 febbraio (il papa era Pio XI). Il Vaticano riconosceva l’Italia, l’Italia riconosceva il Vaticano e si scambiavano gli ambasciatori. Il punto chiave stabiliva che l’Italia era un paese cattolico. La Costituzione repubblicana recepì quel testo nel suo articolo 7. Craxi poi, nel 1984, sottoscrisse un nuovo Concordato (il papa era Wojtyla). Che è ancora in vigore.
• E l’Italia, in base a questi ultimi accordi, è ancora un paese cattolico o no?
In base alla revisione di Craxi, no. Il Concordato del 1929 affermava esplicitamente che la religione cattolica «è la sola religione dello Stato». Nel 1984, invece, si afferma che non è più in vigore il principio della religione cattolica «come sola religione dello Stato italiano». Però, nello stesso tempo, mentre il Concordato di Mussolini vietava espressamente alle organizzazioni cattoliche di far politica, quello di Craxi si limitava a sancire un «reciproco rispetto».
• Insomma, senza voler togliere nulla al papa e alla Chiesa, il Concordato non si potrebbe abolire? Magari con un referendum?
Ma i trattati internazionali non si possono sottoporre a referendum. E in Parlamento non c’è una maggioranza per l’abrogazione del Concordato. Tra i nostri partiti, solo La Rosa nel Pugno – la formazione che tiene insieme i radicali e i socialisti di Enrico Boselli – dice ad ogni occasione che il Concordato va rivisto. Quando ne fece un punto forte della sua campagna elettorale, gli altri partiti, diessini in testa, si affrettarono a precisare di non essere d’accordo. Il risultato non buono di questa formazione alle elezioni ha fatto poi accantonare l’idea. Sarà anche bene ricordare che nel manifesto del Partito democratico – la nuova formazione che dovrebbe nascere dalla fusione tra Ds e Margherita – sta scritto che, relativamente ai rapporti tra Stato e Chiesa, ci si muoverà «nel solco costituzionale fissato dal Concordato». Quel testo, insomma, non si tocca. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 21/2/2007]