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 2007  febbraio 24 Sabato calendario

Ieri il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha dato inizio alle consultazioni per risolvere la crisi del governo Prodi

Ieri il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha dato inizio alle consultazioni per risolvere la crisi del governo Prodi. Sono saliti al Quirinale il presidente del Senato, Franco Marini, e il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Nel pomeriggio Napolitano ha ricevuto i leader delle formazioni minori. Stamattina sono attesi i rappresentanti dei partiti che formano la coalizione di centro-destra, detta Casa delle Libertà (opposizione). Nel pomeriggio, incontro con i rappresentanti dei partiti del centro-sinistra, riuniti sotto la sigla Unione (maggioranza). I colloqui con i tre ex presidenti della Repubblica – Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi – chiuderanno il ciclo delle consultazioni.

• Che bisogno c’è di ascoltare tutta questa gente? Non si sa già come la pensano?
Beh, intanto si fa così da cinquant’anni: quando un governo cade, prima di prendere qualunque decisione il presidente della Repubblica ascolta le grandi personalità istituzionali – cioè i presidenti delle Camere e gli ex capi di stato – e i rappresentanti dei partiti. Deve capire prima di tutto quest il governo è caduto per un caso sfortunato, oppure quelli che lo sostenevano prima non intendonio più appoggiarlo e perciò la faccenda è grave? Se pensa che si tratti di un caso sfortunato e basta, da non drammatizzare troppo, può chiamare il presidente del Consiglio – nel nostro caso Prodi – e dirgli: «Caro Prodi, torna in Parlamento e fatti dare un bel voto di fiducia». Dopo di che incidente chiuso, e tutto ricomincia come prima.

• Accadrà questo?
Potrebbe accadere questo, perché il voto dell’altro giorno è stato in qualche modo anche un incidente e tutti i segretari dei partiti della maggioranza, fino a questo momento, hanno dichiarato che non intendono assolutamente far mancare la fiducia al governo. Oliviero Diliberto ha pure detto di voler promuovere una manifestazione in favore di Prodi domenica prossima. Senonché, questa situazione, che in passato avrebbe fatto chiudere l’incidente senza problemi (è già capitato), ha stavolta questa particolarità: che Prodi in Senato la maggioranza non ce l’ha e che quindi i nove partiti del centro-sinistra possono impegnarsi a tutti i sostegni di questo mondo, ma la sopravvivenza politica di Prodi non possono garantirla.

• Ci vorrebbe un decimo partito?
Già. Anzi, prima un decimo partito c’era ed era quello dei senatori a vita. Sette persone che siedono a palazzo Madama o perché sono ex presidenti della Repubblica o perché sono stati fatti senatori per altissimi meriti. Questi sette hanno sostenuto Prodi fino all’altro ieri. Ma l’altro ieri alcuni di loro l’hanno abbandonato e in ogni caso nessuno di loro può prendere un impegno a lungo termine – come fossero un partito – perché non si tratta di parlamentari eletti. L’atteggiamento giusto dei senatori a vita è di decidere caso per caso, liberamente. Secondo alcuni, massima correttezza sarebbe non votare mai. Quindi, da questa parte, niente. Però Prodi aveva dalla sua finora anche un undicesimo partito...

• Quale?
Quello dei senatori eletti all’estero. Senonché ieri già uno di questi senatori, Pallaro, eletto in Argentina, ha detto che non appoggerà più il governo Prodi. Vuole un governo allargato a nuovi partiti, magari anche di destra, vuole cioè il governo che viene definito delle larghe intese. Insomma, non si può fare troppo affidamento neanche sui senatori stranieri. Perciò probabilmente Napolitano, dopo aver verificato che i nove partiti della vecchia maggioranza sono tutti concordi nel sostenere Prodi, potrebbe pure farsi l’idea che Prodi, nonostante questo, la maggioranza non ce l’ha. E allora cercare qualche altra soluzione.

• Per esempio?
Per esempio sciogliere le camere e far votare nuovamente il Paese. Oppure vedere se non si può costruire un governo intorno a una personalità nuova, magari non legata a nessuna forza politica in particolare. Un governo cosiddetto tecnico, che vada avanti per un annetto cercandosi di volta in volta in Parlamento i voti «di chi ci sta». Questo governo dovrebbe soprattutto preparare una nuova legge elettorale... ma di questo, direi, parleremo meglio domani. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 24/2/2007]