La Gazzetta dello Sport, 9 marzo 2007
Domani Osama Bin Laden compie 50 anni. • Ma è vivo?Non si sa. Non appare dal 2004. Il punto di riferimento dei terroristi in Medio Oriente – quelli dell’organizzazione detta Al Qaeda – è chiaramente il mullah Omar, che prende tutte le decisioni
Domani Osama Bin Laden compie 50 anni.
• Ma è vivo?
Non si sa. Non appare dal 2004. Il punto di riferimento dei terroristi in Medio Oriente – quelli dell’organizzazione detta Al Qaeda – è chiaramente il mullah Omar, che prende tutte le decisioni. Bin Laden non è (o non era) neanche un uomo sano e la latitanza è una cosa assai faticosa. Però se è morto, non è di sicuro morto per mano americana, perché gli americani si sarebbero fatti una gran propaganda con una preda simile. Perciò se non è vivo la sua morte viene tenuta nascosta con la massima cura.
• Perché nascondere il fatto che è morto, eventualmente?
Osama è ormai un Gesù Cristo islamico, il salvatore delle masse musulmane diseredate. In questa sua ultima apparizione – in jallaba bianca bordata d’oro, secondo il costume degli alti dignitari tribali – egli si è trasmutato da condottiero e stratega in attore politico, di fronte al quale i popoli desiderosi di riscatto stanno in ginocchio incantati. Al Qaeda – che la diriga lui o Omar – adopera questo santino sapientemente, vale a dire nel modo più economic le cellule si costituiscano da sole, in forma di piccole comunità monastiche, si finanzino, si procurino le armi, si tengano pronte a morire e ascoltino Osama o Al Qaeda solo relativamente al dove e al quando colpire. Suggestione immensa. D’altra parte, come sarebbe possibile altrimenti il fenomeno degli shahid, di coloro cioè che si fanno saltar per aria in mezzo ai nemici per ucciderne il più possibile?
• Dunque un santone, più che un combattente.
No, è stato anche un combattente, ai tempi dell’invasione russa dell’Afghanistan. Aveva soldi suoi e raccoglieva finanziamenti dagli americani. Con questi girava per le moschee e arruolava volontari che facessero la guerra ai russi. A quell’epoca il suo nemico principale era Saddam, a cui Osama non perdonava di essere ateo e materialista. La svolta anti-americana sarebbe avvenuta dopo la fine della guerra del Golf gli americani, cacciato Saddam dal Kuwait, continuarono a presidiare l’Arabia Saudita. Osama considerò questo un sacrilegio.
• E’ stato lui a organizzare l’attentato dell’11 settembre 2001, quello degli aerei che entrano nelle Torri Gemelle?
Sì, è stato lui. Parlò quasi un mese dopo, il 7 ottobre 2001: «Questa è l’America colpita in uno dei suoi organi vitali da Dio Onnipotente, così che i suoi edifici più grandi sono stati distrutti». Ha un linguaggio immaginifico. Per esempi «Divorate gli americani come i leoni le loro prede!». Oppure: «I pezzi dei corpi dei nemici volavano come particelle di polvere. Se l’avessi visto con i tuoi occhi il tuo cuore si sarebbe riempito di gioia».
• E’ un uomo colto?
Molto colto. Parla un arabo sobrio e classico, molto efficace. Il padre faceva il costruttore, aveva una delle più grandi imprese del mondo arabo. La situazione della famiglia non è chiarissima: questo padre, Mohammed bin Laden, veniva dallo Yemen, sposò 20 mogli, dovrebbe avere avuto 53 figli. Era molto ricco. Ha lasciato al suo figlio più famoso un’eredità di 20 milioni di dollari. Osama era fanatico fin da bambino, pregava sette volte al giorno, digiunava il lunedì e venerdì, era convinto che Allah lo guardasse e fosse pronto a punirlo in caso di errori. Bryan Fyfield-Shayler, che gli insegnò l’inglese, dice che era timido e che certamente non era il leader di gruppo. Aiutava i poveri di Gedda. Giocava a pallone da centravanti, per via della statura, e infatti faceva parecchi gol di testa. Guardava i western e Bruce Lee. Andò in vacanza col suo fratellastro Salem, e comprava solo camicie Christian Dior o Yves Saint-Laurent. Le adoperava una volta e poi le buttava via. Questo dovrebbe essdere successo in Svezia. Dichiarò che avrebbe seguito la monogamia poligamica, vale a dire quattro mogli, quelle consentite dalla legge islamica. Poi una di queste mogli lo lasciò e lui se ne prese un’altra. Bush, che sarebbe il suo nemico principale, è quello che lo tiene in piedi: fondamentalista contro fondamentalista. Alcuni esperti, analizzando questo suo ultimo discorso del 29 ottobre 2004, trovano che fu importante per la rielezione del presidente. Osama spaventò talmente gli americani che quelli rimisero in sella il suo gran nemico, l’uomo senza il quale non sarebbe forse quello che è. O che era. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/3/2007]