La Gazzetta dello Sport, 12 marzo 2007
La Farnesina ha aperto una sede su Second Life, il sito dove alle cinque del pomeriggio di ieri i residenti erano 4 milioni 527 mila 168
La Farnesina ha aperto una sede su Second Life, il sito dove alle cinque del pomeriggio di ieri i residenti erano 4 milioni 527 mila 168. Costoro avevano speso nelle ultime ventiquattr’ore più di un milione e trecentomila dollari.
• Le dispiace spiegarmi di che stiamo parlando?
Non ha mai sentito nominare Second Life? Due parole inglesi che significano Seconda Vita. Avrà un computer, vero? Digiti allora www.secondlife.com e si troverà in una home page, cioè nella prima pagina di un sito, che si chiama Second Life. Qui potrà costruirsi una seconda vita, particolarmente piacevole perché non avrà bisogno né di mangiare né di dormire e potrà passare il tempo a giocare, visitare mostre, vedere film, costruire palazzi, far soldi o magari fare sesso.
• Tutto per finta, come sempre su Internet.
Si dice virtuale. Ma vediamo un po’: innanzi tutto gli organizzatori del gioco le proporranno di scegliere tra una serie di nomi. Cioè lei dovrà darsi un nome e loro le proporranno dei cognomi, tutti piuttosto esotici. Quindi le verranno proposte delle figurine e lei dovrà scegliersi la sua. Vale a dire l’icona – o l’avatar – che la rappresenterà nel mondo di Second Life. Avatar viene dalla religione indù e indica l’uomo nel quale Dio ha deciso di incarnarsi. Eccola dunque col suo avatar e la sua identità nella zona d’arrivo di Second Life. All’inizio le possibilità sono ridotte e, se vuole un mio parere, anche piuttosto stucchevoli. Le icone femminili sono tutte flessuose e sensuali. Quelle maschili molto virili, molto muscolose.
• Sesso?
Sì, esiste anche il sesso, ma fa semplicemente parte del gioco. Philip Rosedale si mise al lavoro nel 1999 per creare un suo mondo virtuale e nel 2003 fece nascere Second Life. Chi entra, dopo aver preso possesso del nome e dell’avatar, può anche comprarsi un territorio. Deve però pagare soldi veri e più paga, più il territorio che gli viene concesso è grande. L’unità di misura è l’acr all’inizio gli acri di Second Life erano 64. Adesso sono più di 64 mila. La popolazione cresce al ritmo del 20 per cento al mese. Gli organizzatori sono costretti ad allargare di continuo il perimetro del loro mondo, un immenso villaggio vacanze dove è sempre bel tempo e si può anche volare.
• Che se ne fa uno di un territorio virtuale in un mondo virtuale?
Se lei vuol gironzolare per Second Life senza versare l’obolo iniziale, dovrà mettersi a lavorare per guadagnarsi da vivere. Altrimenti non potrà che girare senza scopo da una parte all’altra. Alla lunga, non poter far niente è noioso. Badi che l’avatar è sprovvisto di sess si deve comprare anche quello. Se invece la figurina comincia ad avere una casa, o magari un’isola, potrà vedere gente e, attraverso una vita di relazione non troppo diversa da quella del mondo reale, cominciare un’attività anche remunerativa. La moneta di Second Life è il Linden. In questo momento ci vogliono 260 Linden per comprare un dollaro reale.
• Cioè, quelli di Second Life ti danno alla fine dei soldi veri?
Sì, se presenti dei Linden da cambiare. Ailin Graef è l’ultimo caso clamoros è una giapponese che vive a Francoforte, ha 19 anni e il suo avatar Anshe Chung possiede un territorio di 36 chilometri quadrati nel quale abitano 550 persone. Le pagano tutti l’affitto. Fattura un milione di dollari l’anno. Business Week, qualche numero fa, le ha dedicato la copertina. Ailin ha cominciato pagando il biglietto d’ingresso minim 9 dollari e 95 cents, cioè 7 euro e 70. Gabetti, saputa la cosa, s’è dato immediatamente da fare: investiti 50 mila euro, sta cercando di comprare immobili e si propone di fatturare 260 mila linden entro agosto. Ha aperto un sito, proprio l’altro giorno, anche la nostra Farnesina, per propagandare il marchio Italia nel mondo. Dei politici, per ora, è arrivato solo Di Pietro. Ma qualcuno gli ha subito organizzato contro una manifestazione di protesta. «Sono i rischi della democrazia», è stato il suo commento. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 12/3/2007]