La Gazzetta dello Sport, 24 marzo 2007
Il bambino Mohammed, di anni cinque, alzando la piccola mano, ha fatto il segno del cinque, volendo con questo non dire la sua età, ma rispondere alla domanda dell’intervistatore: «Quanti israeliani ha ucciso la mamma?»
Il bambino Mohammed, di anni cinque, alzando la piccola mano, ha fatto il segno del cinque, volendo con questo non dire la sua età, ma rispondere alla domanda dell’intervistatore: «Quanti israeliani ha ucciso la mamma?». Alla domanda successiva – «Dove si trova adesso la mamma?» – il bambino ha risposto: «In Paradiso». Alla sua sorellina, di anni 7 e di nome Doha, è stato chiesto: «Facci sentire una canzone». Doha ha canticchiato: «Rim, tu sei una bomba a mano, i tuoi bambini e i kalashnikov sono la tua parola d’ordine». A un certo punto l’intervistatore ha esclamato: «Che bello. Bisognerebbe parlare più spesso dell’innocenza dei bambini».
• Non mi sta raccontando un episodio vero.
«E’ un’intervista mandata in onda dalla tv Al Aqsa, che trasmette nella striscia di Gaza ed è controllata da Hamas. Hamas è quella formazione terroristica che un anno fa ha vinto le elezioni in Palestina con la maggioranza assoluta dei voti e che adesso ha deciso di formare un governo di unità nazionale con l’altro partito, Al Fatah, non tanto con un intento di riconciliazione e di pacificazione, quanto perché spera, in questo modo, di ricominciare a ricevere soldi dalla comunità internazionale. I palestinesi vivono dei sussidi che gli passiamo noi occidentali e quando i terroristi di Hamas hanno vinto le elezioni questi sussidi sono stati interrotti. Adesso i norvegesi per esempio hanno fatto capire che potrebbero ricominciare a pagare. Il nostro sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi,ha telefonato al loro capo di governo, Ismail Haniyeh, dando assicurazioni. Il nostro viceministro Intini ha dichiarato che «ora è possibile immaginare una ripresa dei finanziamenti». Il video con i bambini che esaltano la loro mamma terrorista è di gennaio ed è stato diffuso adesso in tutto il mondo – per iniziativa degli israeliani – con lo scopo evidente di ricordarci a chi ci accingiamo a dare nuovamente dei soldi.
• Che storia ha questa mamma terrorista?
Si chiamava Rim Riashi. Aveva 21 anni. Il marito l’accusò pubblicamente di essere un’adultera. Le disse che solo facendosi saltare per aria avrebbe recuperato l’onore. Lei accettò e il 4 gennaio del 2004 si presentò al valico di Erez e si fece esplodere, ammazzando cinque israeliani. Si deve anche sapere che, grazie a questo, la sua famiglia prende adesso dei soldi.
• Come sarebbe?
I parenti degli shahid, cioè i martirti di Allah, sono assistiti dalla comunità. Quando Arafat era ancora vivo, ci fu tutta una trattativa tra lui e Faid Canaan, capo del Fatah di Tulkarem, sui soldi che bisognava dare ai familiari degli shahid. Faid pretendeva che si costituisse un fondo di 2.200 euro per ogni combattente, il famoso capo militare Barghouti era d’accordo, Arafat contropropose 880 euro, si traccheggiò e alla fine si stabilì un tariffario per tutti i gradi di terrorismo, partendo da 330-380 euro per chi compiva attentati di successo fino a 880 euro + un bonus per i familiari dei martiri. Nel 2005, l’Autorità palestinese emanò un’altra legge, assai minuziosa, in cui i compensi ai familiari dei martiri erano fissati secondo un tabellario che prevedeva il martire single, quello sposato, quello sposato con figli eccetera. Il compenso più basso era di 250 dollari al mese da versare ai genitori dello shahid scapolo.
• E questi soldi venivano presi dai fondi erogati dagli occidentali?
Certo. Sono soldi che diamo anche noi, la comunità europea e le singole nazioni. Sarà bene sapere che Fatah, il partito di Arafat, perse le elezioni in favore dei terroristi di Hamas per l’eccesso di corruzione. Traduciamo senza far nomi: i capi palestinesi ridistribuiscono poi a se stessi e ai loro amici i denari ricevuti. In tutto il mondo. Quanto al problema dei libri di testo e dell’indottrinamento dei bambini, anche questo è vecchio come il cucco.
• Cioè?
Per esempi «Determina qual è il soggetto e qual è il predicato nella seguente frase: la Jihad è un dovere religioso per ogni musulmano» (dal manuale del quinto anno La nostra lingua araba). Oppure: «Lo studente deve desiderare di essere fra i martiri di Allah» (Manuale per gli insegnanti, settimo anno). O anche: «Tema: Come libereremo la nostra terra rubata? Adopera le seguenti idee: unità araba, fede in Allah, le più moderne armi e munizioni, il petrolio e altre risorse naturali come armi nella lotta di liberazione» (La nostra lingua araba, settimo anno). Sono i sussidiari che girano nelle scuole da anni. Sussidiari preparati da Hamas. Gliel’ho dett è una storia vecchia come il cucco. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 24/3/2007]