La Gazzetta dello Sport, 26 marzo 2007
Tony Blair ha detto che l’arresto di quindici marinai inglesi da parte degli iraniani è un atto gravissimo
Tony Blair ha detto che l’arresto di quindici marinai inglesi da parte degli iraniani è un atto gravissimo. Gli iraniani hanno risposto: «I marinai hanno confessato la loro colpa». I due ambasciatori (quello iraniano a Londra e quello inglese a Teheran) sono stati convocati già nella giornata di sabato dai due ministri degli Esteri.
• Ha l’aria di una situazione grave.
Direi di sì. In Medio Oriente c’è poi questa tecnica diffusa di far precipitare le crisi col sistema dei sequestri. La guerra in Libano, l’anno scorso, scoppiò dopo il rapimento di tre soldati israeliani, soldati, peraltro, mai tornati a casa. Ricorderà il sequestro dei 62 funzionari dell’ambasciata americana a Teheran. Servirono a rafforzare il regime di Khomeini appena insediato e a tenere in scacco il presidente Carter fino alla fine del suo mandato. Gli ostaggi tornarono liberi dopo 444 giorni e solo quando Carter ebbe lasciato la Casa Bianca a Reagan.
• Che cosa hanno fatto i marinai inglesi?
C’è questo braccio di mare sul Golfo Persico, lo Shatt el Arab, che è quasi tutto iracheno, tranne una porzione iraniana. Americani e inglesi lo pattugliano di continuo con le loro imbarcazioni soprattutto per evitare attacchi suicidi alle due piattaforme petrolifere attraverso cui transita il 90 per cento del petrolio iracheno. Di qui passano anche i trafficanti di armi. Americani e inglesi sono continuamente a caccia di contrabbandieri. La notte il canale è tutto un brillare di puntini luminosi. Giovedì notte, in base a quello che raccontano dei testimoni, motovedette iraniane erano apparse all’improvviso, dileguandosi poi. L’incidente vero e proprio è successo la mattina dopo, venerdì. Quindici marinai della fregata Cornwall – tra cui una donna –, a bordo di due gommoni, hanno accostato, non lontano dalla piccola penisola di al-Faw, un mercantile giapponese sospettato di trasportare automobili di contrabbando. Sono saliti a bordo, hanno cominciato a interrogare il capitano (molto collaborativo) ed ecco a un tratto spuntare le motovedette dei Guardiani della Rivoluzione, un corpo speciale, separato dalla Marina militare propriamente detta. Accostano, un gruppo di loro sale a bordo, identifica gli inglesi e li arresta, portandoli poi a Teheran. L’accusa che viene formulata immediatamente, e su cui gli iraniani insistono, è quella di aver sconfinato in acque iraniane.
• Ed è vero?
Ci sarebbe un pescatore iracheno, testimone oculare dell’arresto, che dice di no. In ogni caso, gli iraniani hanno deciso di forzare la situazione nello stesso momento in cui l’Onu votava le sanzioni a loro carico.
• Sanzioni perché?
L’Onu punisce l’Iran perché non rinuncia all’arricchimento dell’uranio, la procedura grazie alla quale si può fabbricare la bomba atomica. Gli iraniani sostengono che questa procedura (nella quale sono aiutati dai francesi) serve non a produrre la bomba atomica, ma l’energia per scopi civili di cui hanno bisogno. Il resto del mondo non ci crede, anche perché quasi non passa giorno che il presidente iraniano Ahmadinejad non proclami la necessità di distruggere Israele. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu è formato dai rappresentanti di 15 paesi: Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti e altri dieci a rotazione, tra cui, in questo momento, anche l’Italia. Hanno votato tutti e 15 all’unanimità.
• Sanzioni pesanti?
Non troppo pesanti, secondo gli esperti. Se entro 60 giorni gli iraniani non sospenderanno l’arricchimento dell’uranio, saranno congelati i conti all’estero delle persone e delle aziende coinvolte in questa lavorazione. Nell’elenco allargato delle società da bloccare ci sono 28 nuove entità, dalla banca di Stato Sepah ai conti dei medesimi Guardiani della Rivoluzione. Non sarà più possibile neanche far commercio di armi con Teheran, e questo dovrebbe creare qualche difficoltà agli hezbollah libanesi e ai terroristi di Hamas, che si riforniscono proprio dagli iraniani (e che continueranno a rifornirli di contrabbando). Si sa che Teheran spera di ottenere almeno una vittoria morale, chiedendo in cambio dei quindici marinai il ritiro delle sanzioni. Oppure vuole indurre gli anglo-americani a sparare il primo colpo di una guerra che a parole nessuno vuole e che purtroppo sembra sempre meno improbabile. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 26/3/2007]