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 2007  marzo 30 Venerdì calendario

Gli iraniani non intendono liberare i 15 marinai inglesi sequestrati venerdì scorso e anche Faye Turney, l’unica donna, 25 anni, una figlia piccola (Molly), che doveva tornare a casa forse oggi, resterà invece in Iran perché agli ayatollah non è piaciuto il tono duro usato da Tony Blair nei suoi ultimi discorsi

Gli iraniani non intendono liberare i 15 marinai inglesi sequestrati venerdì scorso e anche Faye Turney, l’unica donna, 25 anni, una figlia piccola (Molly), che doveva tornare a casa forse oggi, resterà invece in Iran perché agli ayatollah non è piaciuto il tono duro usato da Tony Blair nei suoi ultimi discorsi.

• Qualcuno dovrebbe darsi una calmata, no?
Proviamo a fare gli avvocati del diavolo e a vedere la cosa dal punto di vista iraniano? Allora: in questo momento incrociano nel Golfo tre portaerei americane e ne sta arrivando una francese. Al loro fianco due cacciamine e una fregata inglesi più una quantità impressionante di imbarcazioni di altri alleati. Si calcola che in tutto siano una cinquantina di navi, uno schieramento che non si vedeva dal 2003. A Washington è stata creata una struttura che coordina le attività clandestine contro Iran e Siria. stata aperta una «sezione iraniana» anche presso il consolato del Dubai. Gli Emirati pullulano di spie occidentali che devono lavorare esclusivamente sull’Iran e sulle seimila imprese iraniane che operano su quei territori (tra queste parecchie che trafficano in armi). In Iraq la Task Force 16 deve, per conto del Pentagono, neutralizzare le spie di Teheran che appoggiano la guerriglia e fanno sparire 300 barili di petrolio al giorno, che si rivendono poi al mercato nero. I paesi intorno all’Iran – cioè gli Emirati, l’Arabia Saudita, l’Oman – hanno incrementato gli investimenti in armi. C’è un progetto per costruire due oleodotti che saltino lo stretto di Hormuz e in futuro impediscano agli iraniani di far ricatti. In Iran gira persino la voce che Emirati, Omar e Qatar abbiano già autorizzato i corridoi aerei dove far passare i caccia israeliani in caso di blitz anti-Teheran. Voglio dire: il sequestro è un’ignominia, ma non è che siamo nel Paradiso terrestre.

• Scoppierà la guerra?
Io ho l’impressione che in questo momento non vogliano la guerra né gli americani né gli inglesi né gli iraniani. Tony Blair ha il problema della propria credibilità, problema tanto più ossessivo perché ha ancora poche settimane di vita politica e vuole entrare nei libri di storia. Nei primi giorni del sequestro, metà della stampa gli ha dato del vigliacco. Anche per questo ha alzato i toni del suo discorso ultimamente.

• Gli iraniani non vogliono la guerra?
Credo di no. Hanno solo bisogno di avere in mano qualcosa. Ci sono state le sanzioni Onu e l’11 gennaio gli americani gli hanno arrestato cinque diplomatici nel consolato di Erbil in Iraq, accusandoli di collaborazionismo con la guerriglia e facendoli poi sparire da qualche parte. Il sequestro e la tensione improvvisa sono un peccato, perché in Iran Ahmadinejad non ha tutto questo consenso e Rafsanjani lavora contro di lui, al punto che ha proposto persino di sospendere un attimo l’arricchimento dell’uranio per far calmare le acque. Le Guardie rivoluzionarie, con il sequestro dei 15, hanno alzato di colpo la tensione e posto fine alle lotte interne. Il paese adesso è unito contro l’«arroganza inglese».

• Questa cosa dello sconfinamento non esiste, vero?
Gli inglesi hanno diramato i dati del satellite relativi alla posizione dei due gommoni: 29 gradi 50 minuti nord, 48 gradi 43 minuti est. Cioè 1,7 miglia entro le acque irachene. Gli iraniani dicono invece che stavano mezzo chilometro di qua. In realtà è una discussione insulsa, perché in quel punto il confine è contestato e anzi nel 1980 Saddam attaccò Khomeini proprio per questa questione.

• In definitiva gli iraniani che vogliono?
In due parole, dicono quest occidentali, se volete stare in Medio Oriente dovete trattare con noi. Formare un tavolo adesso è difficile, e francamente non ho capito a che cosa pensa Tony Blair quando dice che «aumenteremo le pressioni». Per ora gli inglesi hanno sospeso il rilascio di visti da e per l’Iran. Teheran ha invece un mezzo di pressione molto forte ed è il prezzo del petrolio. Basta la voce di uno scontro per far schizzare il prezzo in su di cinque dollari, come è successo l’altro giorno. La Heritage Foundation ha calcolato che colpi di mano sulle rotte del greggio potrebbero spingere il prezzo del barile fino a 120 dollari. Adesso sta a 65 e ci sembra già tantissimo. Ah, non creda che sui rialzi non speculino anche loro. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 30/3/2007]