Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  aprile 02 Lunedì calendario

Barbara Vergani di 24 anni, rapita a Borgomanero (Novara) la sera di sabato, è stata liberata ieri sera verso le dieci, sulla strada che collega Cavaglio e Ghemme, a poca distanza dal luogo del sequestro

Barbara Vergani di 24 anni, rapita a Borgomanero (Novara) la sera di sabato, è stata liberata ieri sera verso le dieci, sulla strada che collega Cavaglio e Ghemme, a poca distanza dal luogo del sequestro. Nel momento in cui scriviamo non pare che siano ancora stati effettuati arresti: i rapitori, saputo che la Procura aveva bloccato i beni della famiglia e che quindi avrebbero dovuto sostenere una lunga partita per mettere le mani sul riscatto richiesto (quattro milioni di euro), sono scappati e hanno lasciato che la ragazza se ne tornasse a casa.

• M’ero persuaso che sarebbe stata una cosa lunga, complicata e pericolosa.Anch’io. Ma, se non ho capito male, i magistrati e i carabinieri hanno subodorato che era gente poco pratica quando la richiesta del riscatto è arrivata pochi minuti dopo il rapimento. I professionisti ti lasciano per un certo periodo con il fiato sospeso, in modo da logorare i parenti in ansia. in quel lasso di tempo, oltre tutto, che i familiari mettono insieme una provvista di denaro con cui salvare l’ostaggio, prima che i giudici blocchino i loro beni.

• Com’è andata, nel dettaglio?
Barbara era andata a far compere in un negozio che fa commercio equosolidale e dove ogni tanto va anche lei a dare una mano. Erano più o meno le otto di sera di sabato. Aveva parcheggiato la Peugeot 206 azzurra in via Fornovo. salita in macchina, ha messo in moto e in quel momento una Golf bianca l’ha bloccata. Ne sono scesi tre tizi, uno dei quali ha spaccato il vetro dalla sua parte, ha messo dentro una mano, ha aperto la portiera. Gli altri due, allora, l’hanno afferrata e l’hanno tirata fuori a forza. Caricata sulla Golf, che era rimasta col motore acceso e il guidatore al volante, sono scappati, all’apparenza in direzione del casello della Genova-Voltri.

• E hanno chiesto subito i soldi?
Sì. Hanno telefonato verso le dieci e hanno detto qualcosa come: «Barbara è con noi». Italiani. Hanno anche fatto sapere – non si sa se già in questa telefonata – che c’era un messaggio al cancello della Cusiano Costruzioni, la ditta di famiglia. Il padre di Barbara, Carlo, è andato e ha trovato un comune foglio A4 con su stampata la richiesta di quattro milioni di euro. A questo punto è entrata in azione, da Torino, l’Antimafia per il Piemonte, diretta da Maurizio Laudi.

• Non è quello che si occupava di calcio?
Sì, era finito nelle inchieste di Moggiopoli. Una delle accuse più deboli di quell’affare. In un’intercettazione lo si sentiva chiedere a Lella, la segretaria di Moggi, quattro biglietti e due autorizzazioni per i parcheggi. uno che sta in magistratura da 33 anni, ha lavorato con Caselli sul terrorismo piemontese, ha indagato sulla criminalità organizzata di Catania, ha preso in mano anche l’inchiesta sui sassi tirati dal cavalcavia a Tortona. In questo caso l’esperienza s’è vista: s’è mosso benissimo.

• Cioè?
Non ha fatto trapelare nessuna notizia tranne questa: che i beni della famiglia erano bloccati e che non c’era nessuna possibilità per la famiglia di mettere insieme i soldi. Ha anche impedito al padre Carlo, titolare di un’impresa di costruzioni e di un albergo, alla mamma Elizabeth – una donna molto malata – e ai fratelli di Barbara, Patrick e Marco, di fare dichiarazioni. Marco ha anzi passato il pomeriggio di ieri a respingere le telefonate dei giornalisti gridando nella cornetta: «Lasciateci la linea libera». A questo punto i sequestratori si sono spaventati. Credevano di risolvere la faccenda in poche ore e invece si sono trovati di fronte al problema, in realtà normale nei sequestri e che i professionisti mettono in conto fin dall’inizio, di dover resistere chi sa per quanto. Hanno aperto la porta della prigione e sono scappati. Barbara, tornata libera, ha incontrato una coppia che usciva da un agriturismo e ha chiesto loro di telefonare ai carabinieri. Dopo un po’, Barbara è stata prelevata e portata in caserma a Borgomanero. Fine della storia per quanto riguarda l’ostaggio. Adesso si tratta di prendere i sequestratori. Ma non sarà troppo difficile, credo. Anche questo sequestro è dunque finito come gli altri due di quest’anno, cioè con un grande spavento e un nulla di fatto. Vanessa Mussini, sequestrata nel modenese il 7 febbraio, e lasciata libera la sera stessa (i banditi erano due rumeni). E Martina Guarnera, rapita il 15 marzo, e liberata dopo una notte di paura. I sequestratori, due italiani, avevano chiesto 50 mila euro, una somma che da sola li aveva qualificati come dei balordi. Invece è ancora in piedi, purtroppo, la storia di Gianbattista Pinna, allevatore e proprietario terriero di Bonorva, in Sardegna, sparito lo scorso settembre e mai tornato a casa.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 2/4/2007]