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 2007  aprile 05 Giovedì calendario

L’amministratore delegato delle Ferrovie italiane, Mauro Moretti, ha sminuito il record mondiale di velocità su binari ottenuto l’altro giorno da un treno francese dicendo che «si tratta di uno spot pubblicitario, che non ha niente a che vedere con la velocità commerciale effettiva dei treni, che non sarà evidentemente mai quella»

L’amministratore delegato delle Ferrovie italiane, Mauro Moretti, ha sminuito il record mondiale di velocità su binari ottenuto l’altro giorno da un treno francese dicendo che «si tratta di uno spot pubblicitario, che non ha niente a che vedere con la velocità commerciale effettiva dei treni, che non sarà evidentemente mai quella». Alle 13,14 di martedì scorso il treno in questione, un TGV nero e blu da 50 mila cavalli ribattezzato V150, ha toccato i 574,8 km l’ora al chilometro 191 della Parigi-Strasburgo, comune di Le Chemin.

• Mi sa che è la massima velocità raggiunta su terra.
Ma no. Intanto ci sono i 581 km del Mag Lev, il treno giapponese che fila su un cuscinetto d’aria. Poi c’è il Thrust Supersonic Car da 10 tonnellate che con Andy Green al volante ha toccato i mille e 227,98 km. Era il 15 ottobre del 1997, a quella velocità Andy ha corso per un miglio nel Black Rock Desert del Nevada e ha consumato 18,18 litri di benzina al secondo. Se non ci ha fatto caso, 1.227,98 km è una velocità superiore a quella del suono. Il Thrust SSC non era veramente un’automobile, piuttosto un aereo tenuto a terra per forza. Centodieci mila cavalli!

• Ma allora i razzi che vanno sulla Luna a quanto corrono?
Con gente a bordo, la navicella più veloce è stata l’Apollo 10 che riportò a terra un equipaggio umano dopo aver orbitato intorno alla Luna. Era la quarta missione, 26 maggio 1969. Io però sono più impressionato dalla velocità senza motore. Per esempio, il record di Ivan Origoni sugli sci: 251,400 chilometri all’ora. Mi spaventa anche il pesce-vela: se lo immagina in acqua a 109 all’ora?

E’ l’animale più veloce di tutti?
In acqua, sì. A terra vince il ghepard 115 all’ora. Guardi che homo sapiens non se la cava mica male: deve anzi la sua fortuna evolutiva alla capacità di correre a lungo, cioè di inseguire la preda per giorni e giorni fino a sfiancarla. Una teoria piuttosto accreditata dice che abbiamo sviluppato un cervello così importante solo perché avevamo bisogno di un sistema di raffreddamento che ci permettesse di vincere nelle gare di resistenza con gli animali. La corteccia cerebrale, l’intelligenza sarebbero una ridondanza, regali non richiesti.

• L’impresa dei francesi serve a qualcosa? O è davvero solo uno spot?
E’ vero che la velocità di crociera non sarà quella. Però è normale prevedere per il futuro parecche linee a 350-400 all’ora. Il mercato per commerciare treni così sta tra i 150 e i 200 miliardi di euro. Oggi nel mondo le linee ad alta velocità sono solo seimila. Nel 2025 saranno 31 mila. Lo spot ci voleva, anche perché la Alstom, cioè la ditta francese, non è mica da sola sul mercato. Le fanno concorrenza i giapponesi (un consorzio con dentro la Hitachi), i tedeschi della Siemens, gli ispano-canadesi (Talgo alleata con Bombardier). I francesi sono ben piazzati per vendere in Argentina (linea Buenos Aires-Rosario) e in California (San Francisco-San Diego). Lo sa che la regione dell’Ile-de-France, con tutto che in Francia c’è questa società gioiello, ha comprato i nuovi treni dell’area parigina dai canadesi? Alstom ha fatto causa e forse si farà un compromesso. Ma è un esempio di buona amministrazione.

• Non ho il coraggio di farle una domanda sull’Italia.
Teniamo conto che abbiamo montagne da tutte le parti. E molte città. I francesi hanno Parigi, cioè un punto da mettere al centro di tutto, e poi tante città medie, ben distanti – per peso commerciale – dalla capitale. In questo modo si costruisce più facilmente una rete, dato che il nodo intorno a cui far passare tutto è uno solo. Ci metta poi che tra Parigi e il resto è pianura. Da noi i nodi importanti sono parecchi perché Roma e Milano non sono così predominanti su Bologna, Firenze, Torino, Napoli, Venezia. Questo rende più complicata la costruzione della rete. Poi ci sono le Alpi e gli Appennini, problema insormontabile. Detto questo, è vero che i francesi hanno una rete ferroviaria formidabile, la più grande d’Europa (1540 chilometri, 166 stazioni) e che per l’alta velocità hanno speso 15 miliardi in 25 anni. Che cosa le devo dire? Loro ci hanno creduto. Noi, no. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 5/4/2007]