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 2007  aprile 06 Venerdì calendario

La giornalista Vera Schiavazzi ha raccontato ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, che un ragazzo di 16 anni s’è buttato dalla finestra

La giornalista Vera Schiavazzi ha raccontato ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, che un ragazzo di 16 anni s’è buttato dalla finestra...

• Non voglio sentire notizie come questa, notizie come questa non dovrebbero neanche uscire...
Cosa crede di stare, ai tempi del fascismo, quando era proibito scrivere di suicidi e di delitti perché bisognava illudersi di vivere in una società felice? La società non è felice, questa non è l’età dell’oro, la gente ammazza e si ammazza, bisogna sapere e ragionare.

• Sedici anni, ha detto? Ma come è possibile?
Siamo a Torino, istituto tecnico Sommeiller, in centro. C’è questo ragazzo, a cui diamo per convenzione il nome di Marco. Una storia familiare difficile: vent’anni fa la madre è venuta in Italia dalle Filippine, ha sposato un contadino piemontese, ci ha fatto tre figli, poi s’è trasferita in città con i bambini. Vita dura. Fa la domestica a ore, li fa studiare. Da tutti i racconti risulta che Marco era un giovane sensibile, delicato, studioso, 7 e 8 in tutte le materie, 10 in condotta anche in questo quadrimestre. I compagni ne fanno subito un bersaglio, profittando della sua timidezza. Gli dicono che è identico a Jonathan del Grande Fratello, che gli piacciono i ragazzi. Come spiegarsi altrimenti il fatto che studi, che non partecipi ai casini degli altri? Marco soffre molto, la madre se ne accorge e va a parlare con la vicepreside, che è anche una delle insegnanti del ragazzo. Era due anni fa, questa storia va avanti da un pezzo. I compagni di Marco vengono convocati, vengono rimproverati. probabile che, nel codice dei comportamenti giovanili o scolastici, questo peggiori la situazione. Marco sta sempre di più in casa, la madre lo spinge a uscire, vuole che vada in piscina. Lunedì scorso, alle otto di mattina, eccolo rientrare d’improvvis «Mamma, non mi fare andare a scuola per favore, sono stanco». Martedì s’è alzato prest «Ripasso la lezione e poi vado». La mamma è uscita tranquilla. Lui s’è tirato una coltellata al petto e s’è buttato dalla finestra. Quarto piano. morto qualche ora dopo in ospedale. Nel messaggio d’addio non accusa nessuno.

• Sono stati i suoi compagni di scuola, il solito gruppetto di bulli, di gradassi, di teppisti.
La Procura della Repubblica ha il fascicolo aperto, il che significa che si ipotizza un reato. Potrebbe anche esserci un’accusa di omessa vigilanza agli insegnanti. Contro i compagni di scuola non si potrà certamente procedere, perché sono minori. E poi quale sarebbe il reato? Da una parte i bulli a scuola, cioè i prepotenti, i capetti ci sono sempre stati. Dall’altra è vero che la mancanza di disciplina rende troppo spesso la scuola una terra di nessuno. Il luogo si presta alle prepotenze, anche nei confronti degli insegnanti. Ho letto di un professore che aveva perso la pazienza e s’era messo a gridare in classe e un alunno dell’ultimo banco, calmo calmo, gli andò sotto e gli disse: «Secondo me, lei deve scopare di più». Il Meter, un’associazione di volontari, ha segnalato nell’ultimo mese un centinaio di casi di professori presi di mira dal lancio di cancellini o di astucci. Tutte scene che si vedono su Internet. Il bullismo è un problema. Però...

• Però?
Però il suicidio è qualcosa che dobbiamo affrontare con delicatezza, con prudenza. Lo scorso dicembre, a Milano, quartiere Lorenteggio, s’è buttato dalla finestra un bambino di 10 anni. Di punto in bianco. Ha chiesto alla mamma se poteva andare di là a prendere un bicchiere d’acqua. La mamma non lo vedeva tornare. S’è alzata e ha visto la finestra aperta, la sedia accostata.

• Ma non è possibile che ci si tolga la vita a quell’età!
Negli ultimi dieci anni ci sono circa duecento casi. La maggior parte delle volte si buttano dalla finestra. Oppure si impiccano. Qualcuno si spara con la pistola che il padre crede di aver nascosto. S’ammazzano molto più i maschi delle femmine. Il mistero è grandissimo. Una Jessica di Chiuro, in provincia di Sondrio, prima di buttarsi giù dal ponte, mandò un sms a un’amica: «Sto facendo una grandissima cazzata». Aveva 14 anni. Scrisse anche alla mamma: «Vi mancherò, ma poi, dopo un po’, tornerà tutto normale». Una Anna di Segrate, 15 anni, nel messaggio d’addio, fece sapere: «Se anche non fossi nata, sarebbe stato tutto lo stesso». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 6/4/2007]