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 2007  aprile 08 Domenica calendario

Oggi è Pasqua. Il mondo attende la messa del papa e la sua benedizione urbi et orbi. I radicali guidano una marcia contro la pena di morte, a cui hanno aderito praticamente tutti, che passerà davanti ai palazzi romani del potere e sbucherà alla fine in piazza San Pietro

Oggi è Pasqua. Il mondo attende la messa del papa e la sua benedizione urbi et orbi. I radicali guidano una marcia contro la pena di morte, a cui hanno aderito praticamente tutti, che passerà davanti ai palazzi romani del potere e sbucherà alla fine in piazza San Pietro.

• Le faccio gli auguri. E le dico una cosa che so senza bisogno di chiedergliela: Pannella porta i suoi in piazza San Pietro perché la Chiesa con la pena di morte non ha del tutto le carte in regola.
Beh, in effetti è stata rimossa dal loro codice un po’ tardi e in due tappe. Paolo VI fece in modo che non fosse prevista per nessun reato (1967) e Wojtyla la tolse poi di mezzo definitivamente nel 2001. Il punto imbarazzante è che il Catechismo «non la esclude» del tutto, se risulta l’unico mezzo per salvare altre vite umane. Che è formula strana, dato che chi è condannato a morte sta di solito in prigione, dove non può nuocere. Voglio però attirare la sua attenzione sul discorso che ha fatto il papa giovedì sera, in occasione della cena eucaristica.

• Di che si tratta?
Il papa ha detto che Gesù potrebbe non aver mangiato l’agnello durante la sua ultima cena, perché avrebbe celebrato la Pasqua con gli Esseni, che erano vegetariani. C’è dietro una questione storica importante, perché Giovanni scrive che, nel momento in cui Cristo morì, nel Tempio venivano immolati gli agnelli pasquali, mentre gli altri tre evangelisti sostengono che l’ultima cena di Gesù era stata una cena pasquale. Il che apre un problema sul giorno della crocefissione. La storia degli Esseni risolverebbe la contraddizione. Ma io penso che Benedetto – uomo coltissimo – abbia tirato fuori questa storia da specialisti solo per sottolineare la volontà di pace della Chiesa, per confermare implicitamente il no alla violenza, al sangue e alle guerre che venne detto con grande forza già da Wojtyla quando gli americani attaccarono l’Iraq. La Pasqua ebraica era una settimana di sangue ed è significativo che a Benedetto piaccia sottolineare che forse Cristo non partecipò in alcun modo a quella carneficina.

• In che senso carneficina?
Ogni giorno durante le feste di Pasqua erano sacrificati almeno due tori, un ariete, sette agnelli e un capro. Nel giorno di Pasqua tutti gli ebrei dovevano portare al Tempio un animale da sgozzare: migliaia di agnelli, vacche, gazzelle oppure colombe o piccioni per chi era più povero. Più di settecento preti provvedevano alla macellazione, mentre altri portavano legna, altri ancora l’olio, altri la farina di frumento o le spezie dolci o le offerte bruciate delle parti di carne. Il sangue scorreva a fiumi, i sacerdoti ci sguazzavano fino alle ginocchia. Gli architetti che avevano costruito il Tempio avevano ideato anche un impianto di drenaggio, con enormi cisterne d’acqua e una fitta rete di tubature che servivano a convogliare il sangue verso il sottosuolo.

• Ma perché?
E’ una materia molto complicata e che ha suscitato anche tante polemiche. La Pasqua ebraica, o Pesach, celebrava l’affrancamento degli Ebrei dagli egiziani, per opera di Mosé. Il sangue dell’agnello è centrale nella loro celebrazione, come memoria del sangue del prepuzio proveniente dalla circoncisione dei maschi di Israele e come sangue del figlio di Mosé, versato proprio durante l’Esodo. Nella cena rituale di Pesach, il pane azzimo (gli ebrei in fuga non ebbero il tempo di farlo lievitare) andava mescolato con sangue in polvere, altro sangue secco doveva essere sciolto nel vino prima che si recitassero le dieci maledizioni d’Egitto. Non le parlerò del libro di Ariel Toaff, ultimo lavoro su questa materia, solo perché non l’ho letto e ha suscitato tali polemiche che l’editore ha preferito toglierlo dalla circolazione!

• Io ho sempre pensato alla Pasqua come alla più gioiosa delle feste: Cristo risorge, no? E mi scusi: le uova, la colomba, non ci sarà un passato terribile anche dietro queste abitudini?
L’uovo come simbolo di rinascita risale alla mitologia pre-greca – pensi un po’ – quella dei misteriosi Pelasgi: la dea Eurinome, accoppiatasi col Vento del Nord (o Borea), prese la forma di colomba e depose quindi l’Uovo Universale... Non si faccia venire il mal di testa, faccia il bel pranzo che si sarà certamente meritato dopo i quaranta giorni di penitenza, detti anche Quaresima. Lei è un buon cattolico e sarà stato certamente a dieta fin dal Mercoledì delle Ceneri. O no? Contraccambio di cuore i suoi auguri. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 8/4/2007]