La Gazzetta dello Sport, 10 aprile 2007
Alla fine i talebani hanno ammazzato anche Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo. Sgozzato, come l’autista Sayed Agha
Alla fine i talebani hanno ammazzato anche Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo. Sgozzato, come l’autista Sayed Agha. Adjmal aveva 25 anni, faceva il giornalista free lance (cioè non era assunto in pianta stabile da nessun giornale) e aveva collaborato con molte testate prestigiose, tra cui anche la Bbc. Era stato rapito, con Mastrogiacomo, lo scorso 5 marzo, nella provincia di Helmand.
• Ma come mai è ricascato nelle mani dei talebani? Quando era stato liberato Mastrogiacomo, avevo capito che con Daniele c’era anche lui.
Mastrogiacomo e Nashkbandi sono stati messi su due convogli diversi. Daniele, preso in consegna da Gino Strada, è tornato a casa sua. Adjmal invece è stato liberato per finta e poi catturato di nuovo oppure venduto a un’altra banda. Dadullah diceva che lo avrebbe restituito solo in cambio di due loro capi.
• E noi non potevamo far trattative come abbiamo fatto per Daniele?
Il braccio di ferro era tutto tra Dadullah e Karzai. Venerdì scorso Karzai ha detto che il suo governo non sarebbe più sceso a patti con i talebani. Allora i talebani hanno anticipato i tempi e sgozzato Adjmal 24 ore prima che l’ultimatum scadesse.
• Quindi Prodi non c’entra.
Naturalmente l’opposizione dice che c’entra, eccome. Secondo il forzista Schifani il governo adesso dovrà spiegare al popolo afgano il motivo per cui ha privilegiato nella trattativa la vita di un uomo, Mastrogiacomo, lasciando al proprio destino quella di un altro. L’ex ministro Calderoli dice che l’assassinio dell’interprete è il bel risultato delle trattative condotte dal governo, e spiega che se si comincia a cedere ai ricatti non solo si rimettono in libertà dei terroristi ma si incoraggiano altre bande a far sequestri. La Lega ha chiesto addirittura che Prodi sia messo in stato d’accusa, quello che gli americani chiamano impeachment, o che perlomeno venga istituita una commissione d’inchiesta sull’intera vicenda. Il governo – e anche questa è una reazione scontata – accusa il centrodestra di strumentalizzare in modo vergognoso la morte dell’interprete. Il problema principale di Prodi e D’Alema è però forse Gino Strada, il fondatore di Emergency, che li accusa per la faccenda di Rahmatullah Hanefi.
• Se non mi ricordo male è quel collaboratore di Gino Strada che è in grado di parlare con talebani.
Sì, Rahmatullah ha avuto un ruolo decisivo nella liberazione di Mastrogiacomo. Subito dopo, però, è stato arrestato dai servizi segreti di Karzai. Il governo afgano lo accusa addirittura di essere un organizzatore di rapimenti. Gino Strada risponde che sono calunnie, spiega che quelli dei servizi segreti afgani sono gentaglia, tagliagole, assassini. infuriato perché il governo italiano non ha speso una parola per Rahmatullah nonostante sia stato Rahmatullah a consegnare i due milioni di dollari pagati da Prodi e D’Alema per liberare Gabriele Torsello, il fotoreporter rapito il 12 ottobre scorso e liberato poi il 3 novembre. Il problema è che il governo ha sempre negato di aver pagato riscatti. Per questo dunque non può dire quello che Gino Strada si aspetta che dica.
• Non c’entra niente, è tutta un’altra faccenda, ma Barbara Vergani – la ragazza di Borgomanero – è stata rilasciata immediatamente quando il magistrato ha detto ai quattro venti che i beni della famiglia erano stati bloccati.
Cioè, lei mi sta chiedend anche nel sequestro Mastrogiacomo non sarebbe stata più efficace, più sostenibile, anche più condivisa a livello internazionale, la linea dura? Di fronte a una presa di posizione rigida, Mastrogiacomo sarebbe stato ammazzato, senza alcun dubbio, e l’opposizione, sentendo che il governo aveva deciso di non trattare e constatando che questa decisione era costata la vita all’ostaggio, avrebbe gridato quattro volte di più di quello che sta facendo adesso. Il centro-destra non aveva detto che, pur di salvare la vita del giornalista, il governo aveva carta bianca? No, creda a me: l’Italia non è un paese da linee dure, Fassino si sta addirittura pentendo della posizione ferma tenuta dal Pci trent’anni fa, nel caso Moro. Se smetteremo di trattare con i terroristi afgani sarà perché ce lo hanno imposto gli americani, così come ci hanno imposto, ammazzando Calipari, di non far più trattative con i sequestratori iracheni (che da allora ci hanno lasciato perdere). [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 10/4/2007]