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 2007  aprile 11 Mercoledì calendario

Ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, il professor Pietro Ichino è tornato sulla questione dei dipendenti pubblici fannulloni, persone che si fanno fare certificati medici a ripetizione per malattie inesistenti e che in questo modo se ne stanno a casa invece di lavorare

Ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, il professor Pietro Ichino è tornato sulla questione dei dipendenti pubblici fannulloni, persone che si fanno fare certificati medici a ripetizione per malattie inesistenti e che in questo modo se ne stanno a casa invece di lavorare. Da un po’ di tempo Ichino sostiene che per battere questo fenomeno di malcostume bisogna richiamare al proprio dovere i medici e le loro rappresentanze istituzionali: cioè l’Ordine e le altre associazioni di categoria. I medici hanno risposto: «Noi non c’entriamo niente. Se viene da noi un tizio e dice di avere il mal di testa o l’esaurimento nervoso, noi che possiamo fare?».

• Secondo me i medici non hanno tutti i torti.
Beh, certi casi raccontati da Ichino sono clamorosi: l’impiegata di una Asl friulana che chiese venti giorni per il trattamento fisioterapico di un’artrosi postraumatica della caviglia. Il medico, come forse sa anche lei, deve scrivere nel suo modulo dove, durante i 20 giorni, la paziente sarà reperibile per le visite di controllo. Sa che cosa fece scrivere la nostra amica?

• Che cosa?
Santa Fé in Argentina. Un altro aveva dato la reperibilità sul Mar Morto. Con casi di questo tipo si possono riempire volumi. Ichino dice che il medico può – anzi deve – imporre accertamenti diagnostici più approfonditi. E fissare una terapia. Ma è una battaglia perduta in partenza, come lei sa, se i sindacati e le organizzazioni di categoria non sono d’accordo. E naturalmente non sono d’accordo, perché nessuno vuole mettersi nei guai: io medico non credo al tuo esaurimento nervoso, tu mi fai causa, rischio di pagare di tasca mia. Difficile. Una strada, che Ichino non ha mai indicato, sarebbe forse quella di non far scegliere più il medico al lavoratore, ma di affidare questa responsablità all’azienda, specialmente nel caso del servizio pubblico. Ma sarò fucilato per aver anche solo sussurrato una soluzione simile. Le aziende, dal punto di vista sindacale, sono cattive per definizione. Che siano pubbliche o private.

• Però, scusi, gli statali guadagnano pochissimo.
E’ vero, anche dopo il recente contratto – firmato venerdì scorso – che ha aumentato le loro retribuzioni di 101 euro (i professori di 120-125), gli stipendi dei nostri dipendenti pubblici sono la metà circa di quelli dei dipendenti pubblici inglesi. Che però hanno un tasso d’assenteismo dimezzato rispetto al nostro. In ogni caso gli statali hanno avuto aumenti medi negli ultimi cinque anni del 4,2 per cento, mentre i dipendenti delle aziende private solo del 2,9. Cioè i politici, senza distinzione di colore, sono assai sensibili alle loro richieste, dato che si tratta di tre milioni e mezzo di voti. Una delle richieste padronali era: prima della firma facciamoli impegnare in qualche modo a lavorare di più. Niente, s’è sottoscritto solo un Memorandum, assai generico. Bombassei, vicepresidente di Confindustira, dice che lo Stato è gestito alla rovescia: prima si danno i soldi, poi si indicano gli obiettivi. Però c’è un punto su cui i lavoratori italiani della Pubblica Amministrazione hanno mille volte ragione.

• E qual è?
I governi, gli uomini politici, che sono pronti a dar loro soldi in cambio di voti, non hanno realmente stima dei dipendenti pubblici, non credono che siano così importanti come invece sono. Se lo pensassero, avrebbero una filosofia della Pubblica Amministrazione, come ce l’hanno i francesi. Guardi che la burocrazia è fondamentale, non esiste paese funzionante senza una burocrazia efficiente. Oltre tutto è proprio il burocrate a sintetizzare l’idea di Stato che il Paese ha di sè.

• In Francia invece...
In Francia, nel 1945, De Gaulle ha creato l’Ecole Nationale d’Administration, detta anche Ena. Entrare all’Ena è, in sé, un passo di grande promozione sociale. La classe dirigente francese è formata da enarchi (sono enarchi Trichet, Giscard, Chirac, Villepin, Jospin, la Royal ecc.). Far parte dello Stato, lavorare per lo Stato, in qualunque posizione, è un motivo di orgoglio enorme. Certo anche loro sono forse in sovrannumero (cinque milioni e duecentomila), anche loro sono accusati di lavorare poco o di guadagnare troppo. Ma intanto nessuno si sognerebbe di liquidarli con un contentino da cento euro, concesso oltre tutto per un contratto scaduto da due anni, e dopo aver trasmesso ancora una volta la sensazione suicida che quello che fanno gli statali, o come lo fanno, non è poi così importante. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/4/2007]