La Gazzetta dello Sport, 13 aprile 2007
Stando alla relazione annuale che la Direzione Centrale Antidroga del Viminale consegna al Parlamento, in un anno i diciassettenni che consumano cocaina sono raddoppiati, il consumo di ecstasy continua a crescere e tra i più giovani si diffonde una nuova moda: lo sniffing
Stando alla relazione annuale che la Direzione Centrale Antidroga del Viminale consegna al Parlamento, in un anno i diciassettenni che consumano cocaina sono raddoppiati, il consumo di ecstasy continua a crescere e tra i più giovani si diffonde una nuova moda: lo sniffing.
• E che roba è lo sniffing?
E’ il nome che hanno dato all’ultima invenzione dei giovanissimi per arrivare allo sballo. Ricorda quel ragazzino di 14 anni che un anno e mezzo fa a Milano morì per aver sniffatto gas butano? Ecco, si parla di sniffing per tutte le sostanze che non sono considerate droghe ma possono produrre gli stessi effetti stimolanti, euforia, allucinazione. un modo di drogarsi che viene dai paesi poveri del mondo, pensi alle favelas brasiliane, agli slum indiani, all’Africa, dove i ragazzini sniffano le colle sintetiche usate dai carpentieri e dai calzolai per stordirsi e dimenticare la fame. Oppure per non provare più vergogna nel chiedere l’elemosina. O, peggio, per trovare il coraggio di prostituirsi. Ovviamente da noi i motivi sono altri.
• Cioè?
Da noi si sniffa per ignoranza, per immaturità. Starei per dire (ma è un’opinione personale, non sta scritta in questi termini nel documento del ministero) per mancanza di vergogna, cioè di quel sentimento che è connaturato a una forte consapevolezza di sé. Rispetto a una volta, è impressionante l’età in cui si comincia: anche tredici-quattrodici anni. E oltre tutto i solventi da sniffare si trovano dal fgerrmaneta. Se per incanto facessimo sparire tutta la cannabis, ci ritroveremmo a gestire migliaia di ragazzi col naso immerso nella colla. E allora che potremmo fare, vietare la vendita del pattex?
• Senta, ma c’è un modo per accorgersene? Cioè, se mio figlio...
Stia attento agli odori. L’odore di solventi sui capelli o sugli indumenti. Faccia caso al suo alito. Si allarmi se in camera sua compaiono a un tratto vernici o diluenti. Ci sono degli effetti cronici di cui si può rendere conto abbastanza facilmente: le ulcerazioni alla bocca e al naso, l’alitosi, l’arrossamento degli occhi, l’aumento dell’espettorazione bronchiale, a volte l’anoressia e la conseguente perdita di peso. Oppure si stanca troppo presto, non riesce a concentrarsi, sta giù di morale, s’arrabbia subito, esagerare a fare il perseguitato. Tutto con equilibrio, mi raccomando. Gli adolescenti sono sempre adolescenti, rispondono male o cadono in depressione anche senza bisogno di colla da sniffare.
• Ma la colla fa male come la droga? Può causare danni permanenti?
Beh, possono essere problemi seri. Nei casi più gravi: alterazioni neurologiche, danni cerebrali, disturbi visivi, psicosi di tipo paranoide, epilessia temporale, parkinsonismo, demenza. Si possono danneggiare gravemente le reni, il fegato, i polmoni. Per giunta chi sniffa solventi generalmente non fa solo quello, ma utilizza anche altre droghe. Soprattutto cocaina. Oggi per comprarne un grammo bastano 40 euro, solo tre anni fa ne servivano 100. Ci sono ragazzi che vanno dallo spacciatore con 10 euro e si fanno dare un minuscolo frammento di droga che una volta montato, cioè reso polvere su un piatto caldo mediante frantumazione con una tessera telefonica, diventerà l’equivalente di tre strisce. Roba per tutte le tasche.
• E quanti sarebbero i giovani che hanno questo vizio?
Secondo dati dell’Espad (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) nell’ultimo anno di scuole superiori quasi l’11 per cento dichiara di essersi fatto un tiro di coca almeno una volta nella vita. Il 49 ha provato la cannabis, il 34 fuma più o meno regolarmente spinelli. Per non parlare dell’alcol, che ogni anno causa in Italia 25mila decessi: quelli che bevono lontano dai pasti sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni. Chi appartiene a uno strato sociale più elevato consuma droghe per trasgredire. Chi è più povero dice di farlo principalmente per evadere dalla monotonia. Per i ragazzi la droga non è un grosso problema, hanno più paura della disoccupazione, dell’inquinamento, della criminalità. E poi non c’è più l’esempio degli adulti: da una parte è scomparso il rispetto della legalità, anzi il più furbo, quello che viola le regole, è diventato un modello vincente. Dall’altra la cultura del doparsi è diffusa in ogni strato sociale: politici, attori, calciatori, vip televisivi. Nell’antichità le droghe erano legate a riti iniziatici o religiosi. Negli anni Sessanta erano simboli di ribellione. Oggi invece vivi in periferia, compri un barattolo di colla, fai un “tiro” e pensi di essere Kate Moss. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 13/4/2007]