La Gazzetta dello Sport, 16 aprile 2007
Il Papa compie oggi 80 anni e li festeggia con l’uscita del suo libro Gesù di Nazaret (Rizzoli), un’opera a cui dice di aver dedicato ogni minuto del tempo che gli lasciavano le sue incombenze
Il Papa compie oggi 80 anni e li festeggia con l’uscita del suo libro Gesù di Nazaret (Rizzoli), un’opera a cui dice di aver dedicato ogni minuto del tempo che gli lasciavano le sue incombenze. Non è altro che la storia di Gesù, cioè la storia della parte centrale della vita di Gesù, dato che Benedetto ha già detto di voler raccontare in un secondo volume l’infanzia e la Passione.
• Ho letto che Mina, la grande cantante, ha preparato per il Papa una torta.
Sì, una Bayerische Holler-Charlotte. Mina ha detto che se la preparerà in casa, pensando al Papa. un modo elegante per ricordare l’infanzia del pontefice: la mamma, Maria Peintner, era cuoca in un albergo, una cuoca molto rinomata. Il padre, Joseph senior, era invece commissario della gendarmeria. Veniva da un’antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera. Nel ’20, quando aveva 43 anni, decise di sposarsi e mise un annuncio sul giornale cattolico Liebfrauenbote. Diceva così: «Modesto funzionario, scapolo, cattolico, 43 anni, con diritto alla pensione, desidera convolare a nozze con una ragazza cattolica che sappia cucinare e anche un po’ cucire, e che abbia qualche proprietà». Cioè, voleva un minimo di dote. Non rispose nessuna ragazza convincente. Così Joseph senior ripetè l’annuncio, modificando la questione della dote così: «La proprietà è desiderabile, ma non è una condizione». Stavolta arrivò la risposta giusta.
• E’ una bella storia. Eppure questo papa ha qualcosa di freddo...
Beh, nessun papa ha attirato in piazza San Pietro tanti fedeli come Benedetto XVI. Le presenze sono sistematicamente più che doppie rispetto a quelle di Giovanni Paolo II, che a sua volta aveva polverizzato ogni record precedente. Però capisco quello che vuol dire: quel suo eloquio così forbito, caratterizzato dal forte accento tedesco e privo però di incertezze lessicali o sintattiche, può dare un’idea di distanza. Invece Benedetto è uomo di spaventosa timidezza. Prima, nei salotti dove vanno pure i cardinali, era capace di starsene in disparte tutta la sera ad ascoltare quello che dicevano gli altri, senza osare interferire. Ed è capace di diventar rosso. E la domenica, dopo il Vangelo, attacca subito l’Angelus, senza mai mettere in mezzo – tra il discorso e la preghiera – il minimo intervallo. Sa perché? Non vuole l’applauso, che lo imbarazza tantissimo.
• Che senso ha per un papa scrivere una vita di Gesù?
Bisogna ricordarsi dell’epoca in cui Ratzinger è stato fatto pontefice. Gli attacchi dell’Islam, da una parte, che pare così ferocemente certo dei propri valori. La società laica, che considerando tutto relativo mostra di non credere a niente. E lo stesso mondo cristiano, al cui interno da anni correnti di pensiero moderne mettono in dubbio la storicità di Gesù o la verità dei Vangeli...
• Dan Brown e il Codice da Vinci?
Anche Dan Brown e il Codice da Vinci, con la storia del matrimonio tra Cristo e Maria Maddalena. Ratzinger era stato il teologo di Wojtyla e non è un caso che il conclave lo abbia designato in poche ore: dal punto di vista della Chiesa, in un momento di questo tipo, era necessario un papa colto, che sapesse non solo parlare il linguaggio semplice della gente comune, ma tenesse con mano sicura la dottrina. Nel Gesù di Nazaret Benedetto XVI affronta la questione di Cristo accettando di scendere sul terreno degli storici e dei critici dei Vangeli. Avendo questa solo volontà: mostrare che la lettera del Vangelo, cioè la sua lettura più semplice, è anche quella storicamente più valida. Il primo discorso, cioè, è ai propri fedeli, a cui Ratzinger dice: non vacillate, la vita, la Passione, la morte, la Resurrezione di Cristo ci sono state davvero e sono accadute così come ce le raccontano i testi.
• E l’Islam? E la società di peccatori e di peccatrici nella quale il Pontefice deve predicare?
Ratzinger non ha mai amato gli incontri tra capi religiosi, inaugurati da Wojtyla nel 1986 ad Assisi, perché in essi è contenuto un rischio di relativismo, e cioè di quel pensiero secondo il quale un’idea vale l’altra e le religioni alla fine sono tutte uguali. No, dice Ratzinger, la verità è una sola, ed è quella che ci ha insegnato Gesù. Tenendo alta questa torcia, egli tenta di illuminare anche l’altra parte della società contemporanea, quella di chi, non credendo a niente, o non avendo mai riflettuto su niente, non vuole essere disturbata, non vuole sentire le voci che, dal profondo del cuore, chiamano ciascuno di noi a una vita meno materiale, meno sradicata, meno insensata.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 16/4/2007]