La Gazzetta dello Sport, 23 aprile 2007
Ieri sera i francesi hanno scelto i due finalisti per la corsa alla presidenza della Repubblica: sono Nicolas Sarkozy, candidato di destra, gollista, in questo momento ministro dell’Interno
Ieri sera i francesi hanno scelto i due finalisti per la corsa alla presidenza della Repubblica: sono Nicolas Sarkozy, candidato di destra, gollista, in questo momento ministro dell’Interno. E Ségolène Royal, candidata dei socialisti. La scelta definitiva sarà fatta il prossimo 6 maggio.
• Beh, lei ha avuto torto. Il candidato fascista ha preso pochi voti. Come si chiamava?
Le Pen, Jean-Marie Le Pen. Era anche il più vecchio, 78 anni. Mentre gli altri tre – i due vincitori e il terzo arrivato, François Bordères Bayrou – hanno poco più di cinquant’anni. Una bella lezione per noi italiani.
• La classifica finale?
Tenga conto che lo spoglio non è finito, le percentuali possono cambiare. Ma insomma: Sarkozy è arrivato primo con il 30,5 per cento dei voti circa e qui, lo ammetta, avevo indovinato. Seconda la Royal, più o meno al 25. Bayrou al 18,3. E Le Pen all’11,5, il peggiore risultato della sua storia, impressionante perché nel 2002 Le Pen era riuscito a buttar fuori dalla competizione il socialista Jospin e a vedersela in finale contro Chirac.
• La Francia è meno a destra di prima?
Non direi: Sarkozy è un uomo di destra. E il terzo classificato Bayrou – anche se ha fatto il Casini o il Follini rompendo con i gollisti per fare partito a sé – è però un altro di destra. vero che a sinistra di Ségolène c’è un pulviscolo di formazioni che fanno tutte insieme il 10 per cento. Però...
• Però?
La previsione di tutti quanti è che il 6 maggio vincerà Sarkozy. E anche piuttosto nettamente. Intendiamoci, i francesi sono meno ingessati di noi e non è detto che chi ha votato Le Pen al primo turno dia poi per forza la sua preferenza a Sarkozy al secondo. Però Le Pen più Bayrou più il 30 per cento di Sarkozy superano abbondantemente il 50 per cento dei voti. Inoltre calcoli fatti dai soliti esperti fanno vedere che c’è un certo voto, socialmente di sinistra, che è disponibile ad andare sull’uomo forte del momento. Sarkozy una volta si è permesso di sostenere che conosce la banlieu, cioè la periferia, quella che una volta ha sprezzantemente chiamato racaille, feccia, meglio della sua avversaria socialista.
• Le differenze più notevoli tra i due?
La Royal è stata accusata di essere una populista, una demagoga, che promette cose che non può mantenere: portare il salario minimo a 1500 euro «il più presto possibile», aumentare del 5 per cento le pensioni minime (un affare da tre miliardi di euro l’anno), 500 mila posti di lavoro per i giovani (6 miliardi), garanzie ai giovani perché non restino disoccupati più di sei mesi dopo aver completato il corso di studi (1 miliardo), aumentare del dieci per cento le spese per la ricerca (7 miliardi), ridurre il debito pubblico (non ha spiegato come). Sarkozy: taglio delle tasse in modo da restituire ai francesi 68 miliardi di euro (duemila euro a famiglia), completa deducibilità fiscale degli interessi sui mutui, trecento euro al mese per accompagnare la formazione scolastica dei giovani più poveri, prestito a tasso zero ai giovani che vogliono intraprendere un’attività (4 miliardi di euro), niente tasse e niente contributi sugli straordinari (4,6 miliardi), agevolazioni fiscali per le imprese per quattro miliardi di euro, più soldi alla scuola superiore (10,2 miliardi) e diminuzione dei dipendenti pubblici col sistema di assumere un solo impiegato per ogni due che vanno in pensione (cinque miliardi risparmiati in cinque anni). Eccetera. I programmi di tutti e due puntano molto sui soldi da dare e su quelli da prendere. Ma c’è un punto su cui Sarkozy è forse più convincente della sua avversaria, che è poi anche il punto che lo rende così odioso a una parte degli intellettuali: Sarkozy promette sicurezza, ordine pubblico, dichiara di stare dalla parte dei derubati e dei poliziotti contro i ladri, dalla parte di chi lavora contro chi non fa niente, «non importa se chi lavora è comunista perché chi lavora va sempre rispettato». Sarà probabilmente su questo, sulla speranza di ridare sicurezza a un paese molto spaventato, molto incerto sul suo futuro, molto depresso per una pretesa perdita di grandezza, che forse l’attuale ministro della Polizia riuscirà a diventare presidente della Repubblica. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 22/4/2007]