La Gazzetta dello Sport, 4 maggio 2007
L’altro giorno ai funerali di Vanessa Russo – la ragazza uccisa da un colpo d’ombrello infilato con forza nel suo occhio sinistro da una prostituta rumena – la folla ha preso a parolacce il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e quando il sacerdote, dal pulpito, ha invocato la virtù cristiana del perdono, il popolo ha tumultuato, e più tardi la madre della povera morta e suo fratello hanno ribadito a gran voce, e anche davanti alle telecamere: «Vendetta! Vendetta! Perdono mai!»
L’altro giorno ai funerali di Vanessa Russo – la ragazza uccisa da un colpo d’ombrello infilato con forza nel suo occhio sinistro da una prostituta rumena – la folla ha preso a parolacce il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e quando il sacerdote, dal pulpito, ha invocato la virtù cristiana del perdono, il popolo ha tumultuato, e più tardi la madre della povera morta e suo fratello hanno ribadito a gran voce, e anche davanti alle telecamere: «Vendetta! Vendetta! Perdono mai!».
• Lei ha poco da commentare. I suoi discorsi dell’altra volta hanno provocato molte proteste e ci sono qui quattro lettere che gliele cantano.
Sentiamo.
• Un signore che si firma GP ironizza pesantemente: «Come si fa a giudicare una persona che infilza un ombrello nell’occhio di una ragazza senza tenere conto del suo passato, della sua vitaccia? Allora è giusto che il principio di cautela valga per tutti, i terroristi eccetera». E poi: «Se un giorno muore un suo figlio o una sua figlia in così tragiche circostanze si ricorderà del suo pistolotto moralistico» ecc.
Faccio le corna per il discorso relativo alle mie figlie. Il mio cosiddetto pistolotto moralistico riguardava il contesto e il contesto è importante e, sia pure limitatamente, i giudici ne tengono conto. Non è la stessa cosa compiere certi atti essendo ricchi di via Montenapoleone o poveri di Tivoli Nuova. L’ambiente delle vittime è una circostanza assai utile a capire molti dettagli del fatto. Questo vuol dire mettersi in qualche modo anche nei panni degli assassini? E come se ne potrebbe fare a meno? Soprattutto quando la comunità reagisce come sta reagendo – e parlo anche di tanti giornali che leggo –, con un crucifige generalizzato e cieco. All’ultima domanda dell’altra volta, peraltro, in cui lei mi chiedeva se condannerei o no, io ho rispost condannerei senz’altro. Aggiunsi che però volevo capire. Mi dispiacerebbe se il signor GP, sapendo poco – come so poco io – di quella tragedia, fosse già dell’idea che alle due rumene va tagliata la testa.
• Il signor Simone Barbieri pensa che il problema stia nel lassismo delle nostre leggi di fronte agli stranieri («...finché cercheremo e continueremo a tutelare gli stranieri che compiono gesti omicidi...» ecc).
Non sono d’accordo. Dov’è, nel gesto della rumena, la “specifictà” straniera? Gli italiani non si prendono a botte tra di loro per questioni di traffico? E non capita che si ammazzino l’un l’altro? A Erba marito e moglie italiani hanno ammazzato quattro persone, tra cui un neonato, perché infastiditi dal rumore. E come mai non abbiamo scritto nei titoli dei nostri giornali qualcosa come: «Due comaschi massacrano la famiglia di un tunisino»? No, qui la specificità non sta nel fatto in sé, ma nella nostra reazione: una tragedia che forse poteva capitare a molti di noi ha trovato un moltiplicatore di indignazione nella circostanza che l’assassina è rumena e la vittima italiana.
• Marco Bombagi, il terzo lettore, è piuttosto d’accordo con lei e dice che la tratta delle bianche, di cui sono evidentemente vittime anche Doina e Costantina, è un effetto della globalizzazione e che il sistema in definitiva se ne frega, perché la globalizzazione li fa guadagnare troppo bene.
Piuttosto schematico, no? La globalizzazione ha reso più facile il mercato degli schiavi, ma che questo abbia un effetto benefico per la Fiat o per la Peugeot, grandi aziende che operano sui mercati mondiali, mi pare dura da dimostrare. Il rimedio poi quale sarebbe? La fine della globalizzazione? Ognuno a casa sua? Confini sorvegliati col mitra da tutte le parti?
• Il lettore Pierre Rossy, infine, è d’accordo con lei sul fatto che l’assassina potrebbe anche essere condannata («purtroppo») a pochi anni. Le contesta invece la parte finale del discorso, dove lei ricostruisce la triste storia di Doina e Costantina. Il lettore adopera il verbo «romanzare», che per un giornalista è un guaio.
Io ho raccontato quello che risulta da centinaia di documenti riguardo alle violenze con cui le varie mafie convincono le donne a battere e a non tradire. Doina e Costantina esercitavano davanti alla De Paolis, a Roma, un posto eccezionale per volume di traffico. Pensa che glielo lasciassero occupare così, liberamente? Non crede che, se stavano a far negozio in quel punto, qualcuno glielo aveva concesso, qualcuno le proteggeva, qualcuno ne traeva un forte tornaconto? Lei pensa che Doina dirà chi è questo qualcuno? Con due figli piccoli da crescere in Romania? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/5/2007]