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 2007  maggio 20 Domenica calendario

Oggi si riuniscono i consigli d’amnministrazione di Unicredit e di Capitalia e deliberano sulla fusione per incorporazione dei due istituti

Oggi si riuniscono i consigli d’amnministrazione di Unicredit e di Capitalia e deliberano sulla fusione per incorporazione dei due istituti.

• Prego?
«Fusione per incorporazione». Glielo spiego subit fusione, parola che significa qualcosa come: mescolarsi fino a diventare una cosa sola. Metto il caffé insieme al latte e ottengo il cappuccino. Megli metto il caffè insieme al latte e posso avere il cappuccino, oppure il caffellatte, oppure il caffè macchiato o anche il latte macchiato. Sto introducendo il concetto di incorporazione.

• Me lo immagin io ti incòrporo, qualcosa come io ti mangio.
Bravo. Se in una tazza di latte faccio cadere due gocce di caffè, e il latte diventa appena marroncino, sarà il latte ad aver incorporato il caffè. E viceversa, se schiarisco il caffè con una goccia di latte, sarà il caffè ad aver incorporato il latte. Se Inter e Milan si fondessero, sarebbe più o meno una fusione alla pari, perché le due squadre hanno le stesse dimensioni finanziarie e patrimoniali. Ma se l’Inter si fondesse – mettiamo – con la squadra di Marino, delizioso centro poco distante da Roma, sarebbe una «fusione per incorporazione», perché l’Inter è troppo più grande del Marino e dunque, di fatto, lo incorporerebbe. E dico Inter e Marino non a caso.

• Unicredit e Capitalia sarebbero due banche, no?
Sì, due grandi banche. E citando l’Inter e il Marino ho fatto il furbo. Alessandro Profumo, l’amministratore di Unicredit, è un patito dell’Inter (e del Genoa), e se l’Inter perde è meglio non entrare nel suo ufficio il lunedì mattina. Mentre Cesare Geronzi, il grande banchiere romano che ha avuto in mano per molti anni – tra gli altri – anche le sorti della Roma e della Lazio, è in realtà di Marino. L’incorporatore è quindi evidentemente l’Inter, cioè Unicredit. Mentre l’incorporato è Marino, cioè Geronzi, cioè Capitalia. I rapporti patrimoniali, di fatturato, di clientela eccetera tra i due sono all’incirca di 4 a 1. E infatti il nuovo soggetto continuerà a chiamarsi Unicredit, mentre di Capitalia – in quanto marchio – non resterà traccia. Giusto, alla fine: quello che tira fuori i soldi è Profumo, cioè, ovviamente, l’Inter: 8,38 euro ad azione, una briscola se si considera che l’ultima valutazione in Borsa di Capitalia era di 7,919, prezzo secondo quelli che se ne intendono già molto alto.

• Come mai?
I commenti di ieri parlavano di un premio pagato agli azionisti di Capitalia per ragioni strategiche. Se Profumo è il Moratti della situazione, ci sta che non esiti a metter mano al portafoglio se è convinto che ne vale la pena. La nuova Unicredit sarà dopo la fusione la prima banca della cosiddetta area euro (i paesi dove circola l’euro), la seconda in Europa dopo la britannica Hsbc e la sesta al mondo. Ha cento miliardi da spendere, è presente in 17 paesi, avrà 5025 filiali in Italia e 9.289 sul continente. Tutto chiaro?

• Tutto chiaro, a parte un punto. Vantaggi per i cittadini? Vantaggi per i lavoratori?
Ah, mascalzoncello, mi ha lasciato la punta di veleno per la fine... Le fusioni fanno sempre confluire nella nuova società uffici identici o molto simili. I nuovi dirigenti dovranno perciò razionalizzare, cioè eliminare i doppioni e risparmiare sui costi. Sul piano dell’occupazione, almeno in una prospettiva immediata, vi saranno quindi parecchie questioni da affrontare con i sindacati. Per il cittadino qualunque, quello cioè che porta i soldi in banca e vuol sapere quanto pagherà di commissioni e quanto prenderà di interessi, resteranno più o meno in vigore le condizioni precedenti. E poiché da due banche se ne farà una sola, ci sarà meno concorrenza sul territorio, anche se la concorrenza tra banche, almeno per quello che riguarda l’attività di sportello, è piuttosto relativa. Chi esalta l’operazione (e l’operazione in sé, date le dimensioni, è effettivamente esaltante) sottolinea che la nuova Unicredit è molto più grande e forte della vecchia Unicredit e della vecchia Capitalia, di cui non costituisce la semplice somma perché la fusione moltiplica e non somma redditività, forza politica, peso internazionale. Inoltre, il nuovo soggetto è tutto italiano. Saranno gli italiani, grazie a questa fusione, ad operare sui mercati esteri, acquisendo e investendo, con ritorni evidenti per l’intero paese. Chi esalta l’operazione sottolinea un altro punt se non si fosse fatta la fusione tra due banche italiane, Capitalia sarebbe finita sicuramente in mani straniere. A lei questo sarebbe piaciuto? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 19/5/2007]