La Gazzetta dello Sport, 26 maggio 2007
Grande impressione ha suscitato il discorso pronunciato l’altro giorno dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo
Grande impressione ha suscitato il discorso pronunciato l’altro giorno dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.
• Che cosa ha detto?
Un mucchio di cose, tanto più significative perché parlava all’assemblea degli industriali e stavano ad ascoltarlo un sacco di uomini politici, tra cui 14 ministri. Il passaggio più significativo è forse quest «La politica è la prima azienda italiana con quasi 180 mila eletti. Il costo della rappresentanza politica nel suo complesso in Italia è pari a quello di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna messi insieme. Il solo sistema dei partiti costa al contribuente 200 milioni di euro l’anno, contro i 73 milioni della Francia. E mi riferisco ai contributi diretti. Stime recenti parlano di un costo complessivo della politica vicino ai 4 miliardi di euro».
• Com’è possibile, scusi? Mi ricordo che a un certo punto abbiamo votato un referendum che abrogava il finanziamento pubblico dei partiti...
vero, ma la politica in questi ultimi venticinque anni ha messo a punto dei sistemi molto raffinati per eludere i risultati referendari e per non dar seguito alle volontà – persino se chiaramente espresse – dagli elettori. Il finanziamento pubblico dei partiti è un ottimo esempio. Lei ricorderà che nel 1993 si scoprì che i partiti vivevano di tangenti, vi fu uno scandalo enorme, la Dc e il Psi si dissolsero, e si tenne un referendum che abrogava il finanziamento pubblico dei partiti, perché fino a quel momento i partiti si facevano finanziare dallo Stato. Si votò il 18 aprile 1993 e il 90,3 per cento degli elettori votò sì.
• Quindi, da quel momento, niente soldi ai partiti.
Aspetti, aspetti. Non si potevanopiù dar soldi ai partiti in quanto tali, ma si sarebbero potute rimborsare le spese per le campagne elettorali ai partiti che avessero candidati eletti. Ecco dunque che a dicembre di quell’anno, essendo a capo del governo Ciampi, si vota una legge che fissa in 1600 lire ad elettore il rimborso per ogni eletto. Viene fuori un numero interessante, ma evidentemente non ancora sufficiente. A metà del 1999, essendo al governo Massimo D’Alema, si portò il rimborso da 800 a 8000 lire. Maggioranza larghissima, il leghista Maurizio Balocchi disse: «Questa legge ci avvicina all’Europa». Grazie alle 8000 lire, nelle elezioni del 2001 i partiti incassarono più di 92 milioni di euro. Potevano accontentarsi, no? Invece nel 2002 un’altra legge firmata da un rappresentante per ogni partito (in modo che nessuno potesse poi fare la verginella) portò il rimborso a 10 euro. Con questo sistema ecco i 200 milioni e passa di cui parla Montezemolo. Più esattamente: nel 2006 Forza Italia, Ds, Margherita, Rifondazione e tutti gli altri si sono messi in tasca 200 milioni 819 mila e 44 euro.
• Mi gira la testa. Ma dev’esserci qualcosa di più, perché Montezemolo ha parlato di quattro miliardi...
Quello è il costo annuo dei partiti calcolato tenendo conto anche delle tangenti. Lo ha realizzato il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi diretto da Mario Deaglio. Prendendo a riferimento il solo 1991 viene fuori un numero che sta fra i 3,3 e i 4,9 miliardi di euro l’anno (in valuta attuale). Il Centro Einaudi consiglia di orientarsi sui 4,9, ma Montezemolo è stato generoso e s’è acconbtentato di denunciare i quattro miliardi.
• Ma le tangenti non sono soldi versati di nascosto ai politici dai privati?
Sì, ma i privati li ricaricano poi sul prezzo della fornitura che praticano allo Stato, in modo che alla fine sia sempre lo Stato – cioè il contribuente – a pagare. Il Centro Einaudi sostiene che almeno il 10 per cento del debito pubblico italiano è dovuto ai costi dei partiti, cioè ai costi della politica. Del resto, certi risultati economici parlano chiaro. I diessini, alla fine del 2001, avevano ancora debiti per 584 milioni di euro. In parte li hanno risolti vendendo i loro 261 immobili alla famiglia Angelucci, quella che possiede il quotidiano Libero (non mi chieda perché l’editore di un giornale di destra come Libero sia così disposto ad aiutare i nemici diessini). In parte però devono aver attinto a piene mani al cosiddetto rimborso elettorale. Sa di quanto s’è abbassata l’esposizione dei Democratici di sinistra nel quinquennio in cui ha governato Berlusconi? Di quattro quinti, da 584 a 139 milioni. Tutti debiti tranquilli, a medio e lungo termine. Lo credo che quando nell’ultima finanziaria Salvi, Villone e la dipietrista Silvana Mura hanno chiesto di limare un po’ il rimborso, Fassino e tutti gli altri hanno fatto finta di non sentire! [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 25/5/2007]