La Gazzetta dello Sport, 30 maggio 2007
Dunque l’assassino di Barbara, la donna di 33 anni, madre di due figli, incinta di otto mesi e strangolata, sarebbe il marito
Dunque l’assassino di Barbara, la donna di 33 anni, madre di due figli, incinta di otto mesi e strangolata, sarebbe il marito...
• Ma lei ci crede?
L’ultima ricostruzione è impressionante. Barbara e il marito si mettono a litigare in camera da letto. Il marito le dà un cazzotto. Barbara ruota su se stessa, casca, sbatte con la faccia sullo spigolo del comodino, le si spacca il labbro. Arriva a terra probabilmente a faccia in giù. A questo punto il marito le sarebbe saltato addosso, l’avrebbe presa per il collo, avrebbe stretto. A un certo punto, lei è morta d’infarto. Era incinta, faceva un caldo infernale, era sfinita. Ricordiamo che questa è solo una ricostruzione basata su quello che fanno trapelare gli accusatori. Come sempre: sentiamo quello che dice il pubblico ministero, valutiamo se quello che dice sta in piedi o no, ascoltiamo con grande attenzione gli argomenti della difesa, dubitiamo sempre. Le grida della folla al momento dell’arresto, quei “bastardo”, quei “pena di morte”, non mi sono piaciuti. L’arresto davanti a tutti, con le telecamere, nemmeno. Il delitto è orrendo. Però l’antipatia per questo Roberto Spaccino che menava la moglie e i figli deve indurre, se possibile, a una prudenza ancora maggiore. L’istinto ci porta a esser colpevolisti.
• Quello che dice l’accusa sta in piedi o no?
Sulla base di quello che abbiamo saputo finora, sembra molto più fragile il racconto dell’accusato che la ricostruzione del sostituto procuratore. Voglio dire che questo sostituto procuratore, dottoressa Antonella Duchini, m’è piaciut s’è piazzata in una casetta di fronte a quella della vittima, ha interrogato tutti senza sosta, ha sentito il marito quattro volte, arrivava la mattina alle dieci e se ne andava alle due di notte, durante i rilievi e i sopralluoghi stava lì a osservare, far domande e prendere appunti. Ho l’impressione che qualche bastone tra le ruote se lo sia anche trovato.
• Cioè?
Barbara e Roberto abitavano in questa villetta sulla strada di Vocabolo Montestradello di Compignano, venti chilometri da Perugia. Un posto magnifico, i prati, i casolari che piacciono alla gente di città, che infatti vengono qui volentieri a comprarseli e riadattarlii. Intorno alla villetta del delitto, per un centinaio di ettari tutti intorno, abitano però quasi solo i parenti degli Spaccino, che nel corso di tre o quattro generazioni hanno comprato i terreni tutt’intorno e lavorato per tenere unite le famiglie. La Duchini è andata a ficcare il naso in mezzo a un clan famigliare molto forte. Infatti, quando s’è cominciato a capire che non si trattava di albanesi rapinatori ma più probabilmente del marito, le reazioni, soprattutto contro i giornalisti, di questi parenti sono state piuttosto violente. Poi c’è stato pure l’arrivo degli Sco da Roma, quelli che fanno le indagini con le tecnologie, mandati da Amato. Cioè, poliziotti. Solo che sul posto c’erano già i carabinieri e i Ris, i reparti scientifici dell’Arma. La polizia, con tutte le televisioni sul posto, non poteva lasciare il campo completamente ai carabinieri. C’è stata, insomma, un po’ di gara tra i due corpi, come sempre.
• Alla fine, come fanno a dire che è stato il marito?
Il marito ha detto di essere andato a cambiare i filtri nella sua lavanderia di Marsciano, più o meno intorno alle 23 di giovedì notte. Sarebbe tornato all’una e avrebbe trovato la moglie morta, riversa tra l’armadio e il letto. I due figli addormentati. Dalla cassaforte, nascosta dietro un quadro, mancavano 1.500 euro. Ora, i banditi sarebbero stati un po’ troppo abili: aspettare l’uscita dell’uomo, entrare, ammazzare senza emettere un rumore la donna che li sorprende , trovare la cassaforte e i millecinquecento euro al buio, partire e dar finalmente conto di sé col solo rumore di una sgommata di macchina. Si deve immaginare la campagna umbra, il silenzio perfetto. Il cane non abbaia, nessuno sente niente. Un po’ troppo ben fatto, no?
• Sono solo ragionamenti, potrebbe anche essere andata così.
vero. Ci sono però le macchie di sangue e del materiale organico sotto le unghie di Barbara che accuserebbero il marito. Inoltre l’autopsia dà conto dei tempi della digestione e da questi si risale, per il decesso, al massimo alle 22. Nelle lavatrici del negozio è stata trovata trielina, lo smacchiatore giusto per il sangue. La trielina in quelle macchine è almeno strana. Ed è anche vero che Roberto picchiava la moglie. Non è una prova ma – per dir così – “fa quadro”. Lo so che sembra assurdo, ma ricordiamoci che la famiglia ammazza più della mafia: 29,9 per cento contro il 24,4 dei delitti. Un morto ogni due giorni. Soprattutto di lunedì, soprattutto in Lombardia. Sette volte su dieci la vittima è una donna. Il 40 per cento delle volte questa donna è la moglie o la compagna. Otto volte su dieci l’assassino è un uomo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 29/5/2007]