La Gazzetta dello Sport, 31 maggio 2007
Un’indagine condotta dalla Asl di Milano tra 700 giovani fra i 19 e i 24 anni che frequentano le università Bicocca, Bocconi, Cattolica, Politecnico e Statale mostra che uno studente su due ha usato almeno una volta nella vita una sostanza stupefacente
Un’indagine condotta dalla Asl di Milano tra 700 giovani fra i 19 e i 24 anni che frequentano le università Bicocca, Bocconi, Cattolica, Politecnico e Statale mostra che uno studente su due ha usato almeno una volta nella vita una sostanza stupefacente. In particolare: il 54,7 per cento un cannabinoide di qualunque tipo, il 14% il popper (un vasodilatatore che ha un effetto molto breve e intenso), l’11% la cocaina, il 5,5% i funghi, il 4,6% l’ecstasy.
• A proposito, che fine ha fatto la proposta del ministro Turco di mandare i Nas a scuola a controllare chi si droga?
Le elezioni hanno fatto dimenticare il problema, che è scomparso dalle pagine dei giornali e dall’agenda dei politici. Bisognerebbe non dimenticarsene, invece. Una ricerca di poco più vecchia di quella citata all’inizio fa vedere che nella fascia d’età 15-24 anni almeno un giovane su cinque ha fumato spinelli negli ultimi dodici mesi. Tra le ragazze è il 16 per cento. Rispetto al 2001 il consumo appare raddoppiato. Sono dati comunicati lo scorso luglio dal ministro Ferrerro nella sua relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze.
• La Turco cosa voleva fare?
Inviare i Nas nei licei. I Nas sono carabinieri, la sigla significa Nuclei Antisofisticazioni e Sanità. Generalmente il progetto del ministro è stato criticato dagli altri membri del governo e non è piaciuto troppo a insegnanti, genitori e studenti. L’idea deve esserle venuta per via della Moratti e del liceo Copernico di Torino. Al liceo Copernico di Torino – 1400 studenti, 59 aule – il preside Stefano Grosso ha saputo di malori che si erano verificati in classe e di ragazzi che spinellavano. Ha chiamato i carabinieri, questi sono venuti, hanno perquisito la scuola e trovato un piccolo deposito di hascisc. I genitori hanno approvato la chiamata dei carabinieri, gli studenti per ora stanno zitti. Il sindaco di Milano Letizia Moratti, invece, ha offerto un kit anti-droga a quattromila famiglie dei quartieri Lorenteggio e Barona. I padri e le madri, con questo kit, possono sapere se il figlio fuma o sniffa. Fino ad ora si sono presentati una cinquantina di genitori.
• E su quel ragazzo che è morto in aula dopo aver fumato uno spinello?
Non era uno spinello, ma un sigarino di cocaina crackata, cristallini da fumare ottenuti miscelando polvere bianca con bicarbonato o ammoniaca. Il sigarino l’ha fatto secco all’istante, probabilmente non sapeva quello che si stava buttando in corpo. Lì, nell’istituto tecnico Gadda, è partita naturalmente non una perquisizione, ma una vera e propria inchiesta di polizia. E s’è scoperto che la scuola è un grande mercato, la droga gira a fiumi, al secondo piano c’è un corridoio detto “Corridoio della canne”, al terzo un’aula-fumeria detta “Purgatorio” dove possono entrare solo i “clienti abituali”. Gli studenti avrebbero piazzato davanti alla porta delle sentinelle... Così hanno scritto i giornali e mi piacerebbe essere smentito. Però, da altri articoli, si capisce che la droga a scuola gira facile, i ragazzi ci dànno dentro e l’improvviso risveglio dei genitori che si preoccupano è vissuto come una scocciatura.
• Quindi forse la Turco non ha tutti i torti?
Non le so rispondere. Onestamente non lo so. Abbiamo visto su Internet il video del professore che insegna ad arrotolare correttamente una canna. E anche il povero ragazzo del Gadda in ogni caso considerava pacifico farsi una fumata a scuola. E questo non va bene: a scuola si va per lavorare, cioè per studiare, imparare, crescere, prepararsi a vivere. Le canne, i telefonini, il sesso, il casino non c’entrano niente. Tutto quello che impedisce agli studenti e ai professori di lavorare è un tradimento. Se per permettere agli studenti e ai professori di lavorare ci vogliono i cani o i carabinieri, ben vengano i cani o i carabinieri. Questa sarebbe la linea dura e mi pare impossibile sostenere che è sbagliata.
• E la linea morbida quale sarebbe?
La linea morbida è il preside del liceo Berchet di Milano, Innocente Pessina, a cui hanno raccontato la storia dei Nas e della Turco e che ha commentato così: «I Nas sarebbero il definitivo fallimento della funzione educativa della scuola. La domanda vera che ci dobbiamo fare è perché tanti giovani sentano il bisogno di assumere queste sostanze. Io penso che dipenda dal modello sociale di successo che imperversa adess pallonari e veline palestrati e sempre in forma. Un modello che la scuola deve combattere. A Milano l’emergenza vera non sono gli spinelli, ma la cocaina e tutte quelle porcherie che si trovano nelle discoteche. I cani che annusano gli studenti... magari i ragazzi a scuola arrivano puliti, ma si sono sballati la sera prima...». Non so dare torto nemmeno al preside Pessina. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 30/5/2007]