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 2007  giugno 01 Venerdì calendario

Ogni anno, l’ultimo giorno di maggio, il governatore della Banca d’Italia pronuncia un discorso davanti ai potenti del Paese, detto “Considerazioni finali”

Ogni anno, l’ultimo giorno di maggio, il governatore della Banca d’Italia pronuncia un discorso davanti ai potenti del Paese, detto “Considerazioni finali”. in genere un discorso strettamente economico: produciamo bene o produciamo male, più o meno dell’anno scorso, il debito si sta riducendo oppure no, spendiamo troppi soldi o troppo pochi o magari li spendiamo male, eccetera. Ci scappa qualche volta l’elogio o la critica al governo. E qualche altra capita che il governatore dica la sua anche su questioni apparentemente non economiche. In ogni caso, le parole del governatore – che dal gennaio 2006 è Mario Draghi – hanno un’eco profonda. Per esempio, l’anno scorso il governatore disse: se una banca vuol comprare un’altra banca, faccia pure, anche se chi vuole comprare è uno straniero. Io non lo ostacolerò. Che era una novità assoluta per l’Italia. E disse pure: sarebbe bene che le banche italiane si fondessero tra di loro, in modo da diventare abbastanza grandi per non essere mangiate dalle banche straniere. E, in questi dodici mesi, effettivamente le banche si sono fuse tra di loro (fino a creare due colossi, Banca Intesa e Gruppo Unicredit). Il governatore ha poi mantenuto la promessa: non ha mai pronunciato una parola sulle operazioni di mercato, lasciando che si svolgessero liberamente.

• Che cosa ha detto quest’anno?
Non so che titoli faranno i giornali stamattina, ma ieri i siti internet dei quattro quotidiani principali (Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore e Stampa) puntavano sui passaggi relativi a tasse, pensioni e spesa pubblica. Draghi ha detto che bisogna tagliare le tasse, innalzare l’eta pensionabile e tenere conto dell’allungamento della vita, tagliare la spesa pubblica. L’aveva detto anche l’anno scorso. Quest’anno ha aggiunto che tra gli statali ci vorrebbero stipendi differenziati, in modo da premiare i più bravi. A questi concetti importanti aggiungerei l’ammonimento alle banche di far pagare meno i conti correnti ai clienti e la raccomandazione a disincagliarsi dagli infiniti conflitti d’interesse in cui sono avvolte, specie dopo le fusioni. Draghi ha usato due belle espressioni letterarie e la prima di queste espressioni riguarda l’Italia, da lui chiamata “terra degli intrecci azionari”.

• E la seconda espressione?
La seconda espressione è questa: «La povertà di conoscenze è l’anticamera della povertà economica». Stava parlando della scuola e, le sembrerà strano, secondo me questo è stato il punto più importante – e più alto – delle Considerazioni.

• Che cosa ha detto?
Ha detto: «L’istruzione si conferma al primo posto fra i campi dove un cambiamento forte è necessario». Poi ha aggiunto che nelle graduatorie internazionali la scuola italiana occupa una posizione bassa. Quindi ha mostrato che, pur in questa collocazione bassa, c’è una differenza tra Nord e Sud, differenza a favore del Nord riscontrabile già nella scuola primaria. Al Sud – ha detto – si studia meno e si sa meno, e questo saper meno, rispetto al Nord, cresce nei gradi scolastici successivi alla scuola elementare, al punto che «un quindicenne su cinque nel Mezzogiorno versa in una condizione di povertà di conoscenze, anticamera della povertà economica», la frase che le ho detto prima.

• Draghi suggerisce qualche rimedio?
Non bisogna dare più soldi alla scuola dato che le risorse per studente destinate all’istruzione scolastica «sono più elevate in Italia che nella media dei paesi europei». Non è così urgente, secondo Draghi, neanche cambiare le regole (cioè questo susseguirsi continuo di riforme). Il problema, secondo lui, è di applicare diversamente le regole che ci sono. Il governatore focalizza la questione dei docenti: «il reclutamento dei docenti, la loro distribuzione geografica e fra le diverse scuole, i percorsi di carriera sono governati da meccanismi che mescolano, a stadi diversi, precarietà e inamovibilità». Draghi accusa il sistema italiano per cui gli insegnanti cambiano continuamente sede e non per esigenze educative, ma solo perché tutti vogliono avvicinarsi alla «posizione desiderata». Si tratta di 150 mila professori su 800 mila, in movimento tutti gli anni, un guaio al quale siamo così abituati che non ci facciamo più caso. Poi - dice - ci vorrebbe un sistema di «valutazione delle scuole», come c’è all’estero, che consentisse – immaginiamo noi, perché questo Draghi non lo ha detto – un sistema di premi e di incentivi. Invece ha detto: «Per cambiare la scuola italiana si deve muovere dalla constatazione dei circoli viziosi che la penalizzano, disincentivano gli insegnanti, tradiscono le responsabilità della scuola pubblica».

• Ma il governatore, che ha così a cuore la scuola, ha figli?
Sì, ma hanno lasciato da un pezzo il liceo. Federica ha 31 anni ed è biologa. Giacomo ne ha 28 e fa l’economista in Morgan Stanley. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 31/5/2007]