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 2007  giugno 03 Domenica calendario

Ieri, 2 giugno, 61 anni dalla fondazione della Repubblica e sfilata come sempre a Roma, con meno uomini e mezzi rispetto al passato, ma sempre con le frecce tricolori e la cavalleria a chiudere

Ieri, 2 giugno, 61 anni dalla fondazione della Repubblica e sfilata come sempre a Roma, con meno uomini e mezzi rispetto al passato, ma sempre con le frecce tricolori e la cavalleria a chiudere. Bertinotti s’è presentato col distintivo pacifista, Berlusconi è passato tra due ali di folla e ha preso molti più applausi di Prodi, tutti erano vestiti con grisaglie grigie e cravatte scoloranti dal grigio al blu. S’è presentato in tribuna d’onore anche il generale Roberto Speciale, appena rimosso da capo della Guardia di Finanza, che ha mandato, alla siciliana (è di Petraperzia in provincia di Enna), un abbraccio e un bacio sulle guance al suo successore Cosimo D’Arrigo, siciliano pure lui (catanese). Casini, arrivato poco dopo, ha subito chiesto: «Ma D’Arrigo c’è o no?» e una voce, due file sopra la sua, ha risposto: «Sono io».

• Questa faccenda del capo della guardia di finanza... Come stanno le cose?
Bisogna risalire al 2005, epoca dei furbetti. Si ricorda? Una cordata guidata dal banchiere Fiorani (cattolico) tenta di scalare la banca Antonveneta. E un’altra cordata, guidata dal capo dell’Unipol Consorte (diessino), prova a prendersi la Banca Nazionale del Lavoro. Si scopre che tra le due cordate c’è un’alleanza segreta, un patto spartitorio, politicamente equilibrato. La magistratura interviene, vengono fuori movimenti finanziari impropri, Fiorani finisce in galera, Consorte è pluri-indagato dai giudici e deve dimettersi dall’Unipol. La Procura che indaga su Consorte è quella di Milano. A fare le indagini materialmente (esaminando cioè le carte e fornendo la necessaria competenza tecnica) sono quelli della Guardia di Finanza (GdF). Intanto l’anno scorso ci sono le elezioni politiche e vince il centro-sinistra. Arriva il vice-ministro Vincenzo Visco, che ha la delega per la GdF. Visco a luglio chiede, nel quadro di una serie di altri avvicendamenti, che siano spostati i quattro ufficiali che stanno al vertice della GdF lombarda. A chi lo chiede? Al generale che comanda la GdF e si chiama Roberto Speciale. C’è un tira e molla, con interrogazioni parlamentari, e alla fine i quattro non vengono spostati. Fine del primo tempo.

• E poi?
Lo scorso 22 maggio, cioè dieci mesi dopo i fatti, il Giornale pubblica un verbale. Vi si legge una deposizione resa dal comandante generale della GdF, Roberto Speciale, all’avvocato dello Stato, dottoressa Manuela Romei Pasetti. In questo verbale i fatti di luglio sono rappresentati in questo mod il vice-ministro Visco non ha semplicemente chiesto o proposto l’allontanamento dei quattro ufficiali. Ne ha preteso con prepotenza il trasferimento immediato e ha tentato di forzare Speciale a calpestare le procedure. Ha agitato foglietti con su scritti nomi e cognomi, fatto telefonate furibonde, minacciato rovina di carriere. Speciale ha fatto in modo che le telefonate chiave si svolgessero alla presenza di due testimoni. Dopo lo scoop del Giornale è scoppiata la fine del mondo, con accuse e controaccuse da un parte e dall’altra.

• Visco come si è difeso?
Dicendo che erano tutte menzogne, che s’era trattato di una normalissima discussione per una normalissima prassi di avvicendamento che riguardava una cinquantina di militari della GdF. Repubblica ha sostenuto che si tratta di una guerra tra bande di spie: Speciale sarebbe al servizio di Emilio Spaziante, vicedirettore del Cesis (Coordinamento dei servizi segreti), a sua volta uomo di fiducia dell’ex capo del Sismi Pollari. Tutti finanzieri. Pollari è stato rimosso lo scorso autunno. In questa chiave, il caso Unipol non c’entrerebbe niente e il repulisti tentato da Visco sarebbe solo un tentativo di risistemare la nostra struttura di spionaggio e di renderla più coerente col governo in carica.

• Se Speciale è stato rimosso, sarà perché aveva torto, no?
No, è stato rimosso perché la questione è finita in Senato e verrà discussa mercoledì prossimo. Di Pietro, che sta sempre dalla parte della Procura di Milano, aveva promesso una mozione contro Visco, per levargli la delega (la responsabilità) sulla Guardia di Finanza. Il governo sarebbe andato sotto, perché l’opposizione l’avrebbe certamente votata. Visco allora – molto controvoglia – è stato convinto a lasciare questa delega, che è passata a Padoa-Schioppa, e contemporaneamente il Consiglio dei Ministri ha tolto di mezzo Speciale, promuovendolo alla Corte dei Conti, dove potrà restare in servizio fino a 75 anni, invece che andare in pensione l’anno prossimo.

• Tutto finito?
Forse Speciale si rivolgerà agli avvocati. Forse il dibattito in Senato mercoledì prossimo non si svolgerà. Forse, se si svolgerà e ci sarà un voto, il governo andrà sotto lo stesso. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 2/6/2007]