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 2007  giugno 05 Martedì calendario

Gli americani dicono che Putin, se parla come ha parlato, non contribuisce alla pace del mondo, anzi

Gli americani dicono che Putin, se parla come ha parlato, non contribuisce alla pace del mondo, anzi. Stephen Hadley, consigliere per la sicurezza di Bush: «Vogliamo avere un dialogo costruttivo con la Russia, come in passato. Questa accentuazione polemica non è utile». Quelli della Nato, per bocca del suo portavoce James Appathrai: «Affermazioni sgradite. A quanto mi risulta l’unico paese che vuole puntare i missili sulle capitali europee è proprio la Russia».

• Che le succede oggi? Vuole fare il difficile? Chi sono questi tizi che parlano?
Lo sa che questa settimana in Germania c’è un vertice dei potenti della Terra? Lo sa che ci sono state manifestazioni e incidenti a Rostock (sempre in Gerrmania) già sabato – con mille feriti – e ancora ieri con diecimila persone in marcia e scontri tra 430 agenti e 520 dimostranti? Dicono che in questi scontri gli italiani abbiano avuto una parte importante. E sabato arriva Bush a Roma e sono previste due manifestazioni. Le pare roba da poco?

• Ho capito. Ma Putin che c’entra?
Putin è uno di quelli che tiene alta, anzi altissima la tensione al tavolo dei potenti. Sta litigando con tutti. Non solo con gli americani, ma anche con i tedeschi e anche con l’Unione europea.

• Perché sta litigando? Putin è il padrone della Russia, no?
In Russia, formalmente, c’è una democrazia. Hanno il parlamento (si chiama “duma”) e Putin, che è il presidente, è stato regolarmente eletto nel 2000 e poi di nuovo nel 2004. un uomo potentissimo, che ha avuto il coraggio di far fuori parecchi boiardi che si erano arricchiti col petrolio, col gas o con le reti televisive negli anni Novanta. L’altro giorno quest’uomo molto esperto, molto intelligente, però anche cinico e spietato (basterà dire che viene dal Kgb, cioè dai servizi segreti russi), ha detto che è pronto a puntare i missili russi contro le città europee.

• Perché?
Perché gli Stati Uniti si preparano a installare un radar nella Repubblica Ceca e dieci testate di intercettori in Polonia come componenti di uno scudo che si propone di tenere a bada gli iraniani. Mosca risponde che si tratta di una scusa perché non esistono missili iraniani con una gittata così potente e che il vero bersaglio dello scudo americano è la Russia. Putin aggiunge: «Non è mai accaduto, neanche ai tempi della guerra fredda e dell’Unione sovietica, che gli americani piazzassero in Europa armi che dovevano servire a difendere il loro territorio». Washington dice che la difesa serve contro i missili iraniani. vero che l’Iran non dispone ancora di missili con una gittata così ampia, ma è anche vero che se li sta costruendo e che questa costruzione è in una fase avanzata. A Putin non importa che le difese vengano alzate contro quello che potrebbe essere considerato un nemico comune: l’efficacia e la credibilità dell’arsenale russo ne risulterebbero pregiudicate, e tanto basta. Tenga conto che in patria Putin ha un seguito enorme.

• Scusi, mi sta dicendo che potrebbe scoppiare una guerra tra russi e americani?
No, non si arriverà a quel punto. La Russia non può permettersi neanche una riedizione della guerra fredda perché dipende troppo dai soldi che gli stranieri sono pronti a investire in Russia per ammodernarne soprattutto le infrastrutture energetiche (di recente anche l’Eni ha concluso con loro un ottimo affare). Però Putin non vuole che si modifichino gli equilibri a danno di Mosca. E soprattutto non sopporta i fatti compiuti. Bush s’è messo d’accordo con cechi e polacchi senza dir niente a nessuno, senza concordare nulla con nessuno. Neanche all’Unione europea sta bene un comportamento simile e perciò in questa discussione che comincia domani a Heiligendamm ne vedremo delle belle per strada, con i black bloc e gli altri manifestanti, e ne sentiremo delle belle pure da dentro la cittadella fortificata in cui si svolge la discussione: gli europei si preparano a contestare gli americani per lo scudo spaziale costruito sulle loro teste. E avranno da dire anche con Putin che non compra più – per rappresaglia – la carne dei polacchi, chiude il rubinetto del petrolio alla Lituania, arresta gli omosessuali che manifestano, per non parlare della Cecenia e del pugno di ferro con le repubbliche ex sovietiche. Può darsi però che questo gridare abbia poi, per il presidente russo, uno scopo più terra terra: il secondo mandato presidenziale scade l’anno prossimo e a termini di legge Putin non potrebbe essere rieletto. Una situazione internazionale molto tesa, un isolamento della Russia, astutamente perseguito, potrebbe rendere più semplice una modifica della Costituzione che gli consentisse un terzo mandato magari più lungo di quattro anni. Tante volte, per capire la politica estera, bisogna guardare la politica interna... [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 4/6/2007]