La Gazzetta dello Sport, 7 giugno 2007
Ieri il governo ha chiesto al Senato un’approvazione del suo comportamento sul caso Visco. L’ha ottenuta, con 160 sì e 155 no, dopo una seduta fiume cominciata alle nove del mattino e finita poco prima di mezzanotte
Ieri il governo ha chiesto al Senato un’approvazione del suo comportamento sul caso Visco. L’ha ottenuta, con 160 sì e 155 no, dopo una seduta fiume cominciata alle nove del mattino e finita poco prima di mezzanotte. Si chiama ormai per convenzione Caso Visco il contrasto tra il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, diessino, e il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale. L’estate scorsa Visco tentò di decapitare i vertici della Guardia di Finanza in Lombardia. Il generale Speciale si oppose. Pochi giorni fa il Giornale, quotidiano del fratello di Berlusconi, pubblicò un verbale in cui Speciale riferisce all’Avvocato dello Stato che Visco esercitò nei suoi confronti una pressione indebita, arrivando a minacciare gravi conseguenze sulla sua carriera se non si fosse adattato a eseguire i suoi ordini. La storia, arricchita da particolari assai inquientanti anche da altri giornali, indusse l’Italia dei Valori – cioè la formazione di Antonio Di Pietro – a preparare una mozione da discutere in Senato in cui si chiedeva al governo di togliere a Visco la delega sulla Guardia di Finanza. Se discussa in Senato, questa mozione avrebbe sicuramente mandato in minoranza il governo. Per evitare lo smacco, Prodi e Padoa-Schioppa convocarono un consiglio dei ministri straordinatio e indussero Visco a rinunciare spontaneamente alla delega. Rimossero nello stesso tempo Speciale dal comando generale della GdF e lo promossero alla Corte dei Conti, dove, invece di andare in pensione l’anno prossimo, sarebbe rimasto in servizio fino a 75 anni. Speciale, dicendo «Sono un soldato e obbedisco alla rimozione da comandante della GdF», ha rifiutato il contentino e si è ritirato a vita privata.
• Come mai un giorno intero per decidere su una questione, secondo me, non così trascendentale?
Il giorno intero se n’è andato intanto perché in mattinata la Casa delle Libertà ha chiesto un rinvio e la conferenza dei capigruppo s’è dovuta pronunciare. Se n’è andata in questo modo più di un’ora. Quando è cominciato il dibattito si sono iscritti a parlare un po’ tutti: la discussione era trasmessa anche dalla Rai e tutti ci tenevano a farsi sentire dagli elettori. In ogni caso, la suspense era determinata soprattutto da tre senatori della Südtiroler Volkspartei che alla vigilia avevano minacciato voto contrario se il governo non avesse garantito di alleggerire la pressione fiscale sulle piccole imprese. Alle sette e mezza di sera è arrivato Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell’Economia, per rispondere a tutti i senatori che avevano parlato.
• Ha dato assicurazione sulle tasse?
Una frase veloce e generica, all’inizio («siamo disposti ad approfondire...»ı, eccetera). Dopo la quale è cominciato (interrotto da troppi tumulti in aula) un attacco davvero inusuale al generale Speciale: secondo Padoa-Schioppa, Speciale avrebbe disobbedito agli ordini e avrebbe mestato nel torbido «connettendosi con magistrati e giornalisti» per gettare discredito sul suo governo e sul suo viceministro. In particolare Speciale avrebbe lavorato per creare una struttura separata all’interno della GdF e avrebbe adoperato, a questo fine, il metodo dei premi e degli encomi solenni distribuiti a grandi mani e privi di giustificazioni: molti encomi sono andati a un suo aiutante di campo, che, ha detto Padoa-Schioppa, era stato rinviato a giudizio per peculato. Il governo ha persino fatto sapare che Speciale compare nelle intercettazioni di Moggi!
• Ma se Speciale ha fatto così male il suo mestiere, come mai non lo hanno sostituito subito?
E’ l’obiezione che hanno fatto tutti gli oratori di centro-destra. I quali hanno aggiunto quest’altra osservazione, difficile da contestare: se Speciale è un così cattivo soggetto, come mai volevate promuoverlo alla Corte dei Conti, l’organismo che ha la grande responsabilità di controllare i conti dello Stato?
• E il governo che cosa ha risposto?
Non ha risposto, perché a Padoa-Schioppa non è stata concessa la replica. Ma ci sono stati altri interventi importanti.
• Per esempio?
Peterlini, delle Autonomie locali, ha detto che il governo deve abbassare le tasse sulle piccole imprese. Salvi, della Sinistra, ha detto che si devono assolutamente tagliare i costi della politica. La Finocchiaro ha fatto capire che la democrazia è in pericolo. Parole che si riferiscono non solo al clima generale, ma anche alle rivelazioni del quotidiano La Stampa che ha fatto pesanti insinuazioni su un presunto conto estero di D’Alema (è stata querelata). Sta per arrivare, pare, un’altra ondata di intercettazioni telefoniche che riguardano i ds. Potrebbero essere molto scottanti.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 6/6/2007]