La Gazzetta dello Sport, 13 giugno 2007
L’ultima intemerata contro le intercettazioni è venuta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato: «Una follia tutta italiana»
L’ultima intemerata contro le intercettazioni è venuta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato: «Una follia tutta italiana». Poi ha aggiunto: «Qualunque cosa venga detta al telefono, se tocca incidentalmente un processo, esce. Quale che sia la sua rilevanza. chiaro che il sistema non funziona». Intanto gli avvocati potranno consultare le trascrizioni delle telefonate di Giovanni Consorte con D’Alema, Fassino, Latorre, Cicu, Comincioli e Grillo ancora oggi. E sempre senza fare fotocopie o fotografie, sempre prendendo solo appunti e lasciando sul posto ogni incartamento.
• Ma insomma le telefonate intercettate si possono pubblicare oppure no? Perché io non ho capito niente.
Allora, la cosa sta così. Nel 1989 venne fatta una legge che diceva quest se tu, pubblico ministero, stai indagando su qualcuno e, per indagare, ti fai autorizzare a intercettargli le telefonate, alla fine delle indagini devi mettere a disposizione della difesa le trascrizioni o i nastri di queste intercettazioni. Guardi la data di questa legge: 1989. I telefonini non c’erano, si intercettavano solo i fissi. Si telefonava anche molto meno. Pochi anni e cambia tutto. Nel 2003, viene varata una legge a integrazione, o correzione, di quella del 1989: se tu, pubblica accusa, stai intercettando il signor A e questo qui si trova al telefono con un parlamentare, prima di adoperare la telefonata per le tue accuse devi chiedere il permesso al Parlamento. C’è una logica di tutela del parlamentare che è comprensibile. Senonché le due leggi, messe insieme, presentano un momento di vuoto. Riassumiam l’accusa ha intercettato e trascritto le telefonate. Al telefono con l’indagato c’è un parlamentare. Non si sa ancora però se queste telefonate serviranno al processo. In ogni caso, per legge, le telefonate devono essere consegnate ai difensori. Se poi non serviranno né a me né alla difesa, nessun problema, verranno archiviate. Se una delle due parti le riterrà utili alla sua causa, allora provvederà a chiedere al Parlamento il permesso di utilizzarle.
• Cioè gli avvocati difensori, una volta entrati in possesso delle trascrizioni, possono girarle ai giornali. Le telefonate così diventano note anche se penalmente irrilevanti o anche se, poi, il Parlamento non permetterà di utilizzarle.
Proprio così. E le dirò di più: se pure le telefonate restassero segrete e arrivassero in Parlamento, sono certo che ci sarebbe sempre un deputato o un senatore, avversario dell’intercettato, che le passerebbe al Giornale o a Repubblica. Infatti, la Camera ha approvato una terza legge, abbastanza arzigogolata, fatta da Mastella e che taglia la testa al tor punisce i giornalisti che pubblicano! Manca il sì del Senato e credo che arriverà abbastanza presto. in realtà l’ennesimo provvedimento contro la libertà di stampa, che andrebbe combattuto in ogni modo se qualcuno avesse ancora a cuore la professione. Ma i tempi sono quelli che sono, e pazienza.
• Il giro di intercettazioni di cui si parla stavolta, che cosa mi rappresenta?
L’intercettato è Giovanni Consorte, l’uomo che nell’estate del 2005, essendo a capo della Unipol, tentò di scalare la Bnl e di battere gli spagnoli del Banco di Bilbao, anche loro intenzionati a comprare la banca italiana. I magistrati di Milano lo indagano da allora in un’inchiesta le cui imputazioni - me lo lasci dire - non sono chiare per niente. Comunque, per indagarlo misero il suo telefono sotto inchiesta. E lo sentirono parlare della scalata con Fassino, con D’Alema e col luogotenente di D’Alema, Nicola Latorre.
• Che cosa si dicevano?
I diessini stanno chiaramente dalla parte di Consorte. D’Alema dice frasi come: «E vai!» oppure «Facci sognare». Fassino fa la famosa domanda: «Abbiamo una banca?». Fassino impreca contro il Monte dei Paschi di Siena, finanza rossa come Unipol, perché non ha voluto essere della partita. chiaro che sia D’Alema che Fassino sperano che a Consorte l’operazione riesca. Cioè, fanno il tifo.
• E Consorte?
Spiega per filo e per segno l’operazione al segretario diessino e si capisce tutto benissimo. Fassino fa le stesse domande che avrei fatto io, le domande di uno che se ne intende poco. L’operazione, per come la spiega Consorte, era più che sensata. Consorte dice tra l’altro a un certo punto qualcosa come: «Guarda che se Bnl la prendono gli spagnoli, il cervello starà a Madrid e la banca si ridurrà a una semplice rete di sportelli». Che è esattamente quello che è accaduto alla fine, quando se la son presa i francesi: sportelli in Italia, decisioni a Parigi.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 12/6/2007]