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 2007  giugno 17 Domenica calendario

Ieri a Roma s’è svolto il Gay Pride, cioè la manifestazione dell’Orgoglio Omosessuale, una quarantina di carri allegorici alla brasiliana in marcia da piazzale Ostienze a piazza San Giovanni e intorno molte decine di migliaia di persone in marcia

Ieri a Roma s’è svolto il Gay Pride, cioè la manifestazione dell’Orgoglio Omosessuale, una quarantina di carri allegorici alla brasiliana in marcia da piazzale Ostienze a piazza San Giovanni e intorno molte decine di migliaia di persone in marcia. Musica sparata a tutto volume, corpi seminudi, chiome colorate, tacchi a spillo, piume, labbroni, fard e rossetti, pose da vamp e parecchi cartelli contro il Vaticano. Più di un manifestante s’era calcato in testa, per irrisione, il cappello da vescovo. L’attrice Monica Guerritore – notoriamente eterosessuale – ha fatto da madrina alla manifestazione. Come inno della giornata è stato scelto Gino e l’Alfetta di Daniele Silvestri, che era presente: «...lo sai quanti geni ed eroi sono gay, non lo sai...»

• Quanti?
Uh, tantissimi. Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Ciaikovskij, Greta Garbo, il grande economista Maynard Keynes (quello che fece uscire l’America dalla crisi del ’29), Alan Turing, pioniere dell’informatica e maestro dei codici segreti in uso durante la Seconda Guerra Mondiale, l’attore Rock Hudson, Franco Zeffirelli, che però col Gay Pride non vuole averci niente a che fare.

• Perché c’è questa manifestazione del Gay Pride tutti gli anni e sempre verso giugno?
Il 28 giugno del 1969 la polizia andò a picchiare gli omosessuali che si incontravano nel bar Stonewall di New York. Gli omosessuali, per la prima volta, reagirono. Fondarono il Gay Liberation Front (subito presente, oltre che negli Usa, in Canada, Australia e Inghilterra) e l’anno dopo marciarono a New York e in altre quattro città americane per ricordare il pestaggio dello Stonewall. Si chiamò subito Gay Pride, perché i manifestanti andarono per strada a viso scoperto senza paura di farsi fotografare. Per capire l’importanza di quel gesto, bisogna ricordare quanto fosse vergognosa, per il modo di pensare di quel tempo, la condizione di omosessuale. In Italia, il movimento omosessuale ha avuto il suo protagonista in Angelo Pezzana, libraio torinese di gran cultura e coraggio. stato tra i fondatori del Fuori, Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari.

• E come mai si adopera questa parola – gay –, che in inglese significherebbe allegro, per indicare persone attratte dallo stesso sesso?
Gay è in realtà una sigla: “Good As You”, “Buono quanto te”, “buono” nel senso di “valido, giusto, corretto, fatto bene” eccetera. Era la scritta che compariva sulle magliette dei gay alla fine degli anni Sessanta. Saprà che la parola “lesbica” viene invece dall’isola di Lesbo, patria della poetessa greca Saffo, sublime amante delle donne. Avrà pur sentito parlare, qualche volta, degli “amori saffici”.

• Non è esagerata tutta questa attenzione per il Gay Pride?
Beh, quest’anno la manifestazione aveva un significato speciale: il governo ha tentato, appena pochi mesi fa, di varare una legge per regolare le convivenze civili e questa legge ammetteva tra le convivenze ammissibili anche quelle tra persone dello stesso sesso. La legge era fatta male, ma il principio che due persone dello stesso sesso possono dar luogo a qualcosa di civilmente significativo è stato messo sul tavolo. Come lei sa il Vaticano e la parte della maggioranza più sensibile al punto di vista della Chiesa ha fatto un autentico quarantotto per evitare che la legge cominciasse persino il suo iter. Infatti, è stata piombata in commissione e si dice addirittura che al governo Prodi, formalmente caduto sulla politica estera, sia stata fatta pagare in realtà questa inattesa disponibilità al pensiero laicista. Prodi oltre tutto è un cattolico, vecchio democristiano di sinistra.

• Questo ha reso il Gay Pride di ieri particolarmente imbarazzante per il governo?
Il governo dovrebbe tirarsene fuori facilmente, ma certo ieri c’erano un’altra volta tre ministri (Pollastrini, Ferrero e Pecoraro Scanio) e una quantità di esponenti della maggioranza, tipo Boselli o Manconi o Russo Spena. E la manifestazione non era certo amica del governo, anzi: piazza San Giovanni è stata scelta in contrapposizione al Family Day, che s’è tenuto qui meno di un mese fa e a cui vennero altri due ministri, chiaramente avversari di questi di ieri. Gli slogan contro i Dico, giudicati dalla maggior parte dei manifestanti un brutto compromesso al ribasso, si sono sprecati. E gli attacchi alla Chiesa, espliciti, sono fatti apposta per creare tensioni con la parte del gabinetto Prodi che sta, senza discutere, con la Chiesa. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 16/6/2007]