La Gazzetta dello Sport, 5 luglio 2007
L’altro giorno il nuovo capo della polizia, Antonio Manganelli, è andato a parlare con i senatori della Commissione Affari Costituzionali e ha messo in guardia tutti quanti sulla situazione dell’ordine pubblico al Nord
L’altro giorno il nuovo capo della polizia, Antonio Manganelli, è andato a parlare con i senatori della Commissione Affari Costituzionali e ha messo in guardia tutti quanti sulla situazione dell’ordine pubblico al Nord. Alcuni giornali si sono spinti a fare il titolo, eccessivo, «Criminalità, al Nord la situazione è fuori controllo».
• Non sarà fuori controllo, ma è grave.
Sì, e la ragione di questa gravità è presto detta. Tutta l’immigrazione clandestina sta a Nord. Siccome il 35 per cento di tutti i reati in Italia sono commessi da clandestini, se ne deduce che almeno il 60 per cento dei reati commessi al Nord è opera di clandestini.
• E’ un dato pazzesco. Avrei detto che con mafia, camorra e ’ndrangheta che imperversano al Sud la situazione fosse opposta.
Il bello è che i dati contenuti nel Rapporto sulla sicurezza del Ministero dell’Interno dicono che i reati in Italia sono in diminuizione. Per restare al Nord, e in particolare a Milan nel biennio 2004-2005 furti, scippi, borseggi e rapine sono calati del 10,3% e in certi altri posti, come per esempio a Rimini, addirittura del 40%!
• E allora da dove nasce il problema?
Nasce dal fatto che nella grandissima maggioranza dei casi gli autori di questi reati non vengono presi. Per esempio, per i furti: i ladri scoperti e arrestati sono meno dei 5%. Su 100 scippi, 95 restano impuniti. Su 100 rapinatori che entrano in casa, il 60 per cento la fa franca. E così via. Ora proprio questi reati sono all’origine dell’insicurezza che si respira tra la popolazione. Perché per una pensionata scippata o rapinata il piccolo reato che la riguarda non è affatto piccolo, chi è rimasto vittima di una disavventura di quel tipo la vive come un incubo, continua ad avere paura e diffonde paura anche tra i vicini che non sono stati colpiti. Siccome sei volte su dieci il malfattore viene dall’estero e la vittima se ne accorge, il terrore della criminalità ha poi un risvolto sociale pesante e incoraggia l’equazione straniero = bandito. Dopo aver sentito Manganelli in Senato quelli della Lega erano molto soddisfatti.
• Manganelli non ha detto niente sulla criminalità organizzata?
Qui ha parlato soprattutto della malavita meridionale, notando che il calo degli omicidi potrebbe per assurdo essere un fattore preoccupante: i boss della malavita in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia tengono il territorio sotto controllo al punto tale che non hanno più bisogno di ammazzare. Qualche giorno fa gli inquirenti hanno intercettato una telefonata tra Giuseppe Libreri e Giuseppe Bisesi, due boss di Termini Imerese, che si lamentavano perché l’indulto aveva messo in libertà troppi ladri e questi ladri, andando a rubare in negozi che pagavano il pizzo, stavano rovinando la piazza e «bisognava sterminarli». Saviano racconta un episodio simile in Gomorra, di due teppistelli che, benché avvertiti dai boss, continuavano a far casino e a un certo punto i capi decidono di eliminarli per ristabilire l’ordine. I capi della malavita sono poliziotti del territorio che controllano e questo ci porta a un punto capitale della questione settentrionale.
• Dove la malavita organizzata è soprattutto straniera?
Esattamente. E, come la malavita organizzata italiana del Sud, quella straniera del Nord vuole controllare il territorio e più lo controlla più è invincibile. Qui le comunità sotto accusa sono tre: cinesi, albanesi, nigeriani. L’esempio classico è quello cinese: si chiamano tutti Wu Min, i documenti dei morti vengono riciclati ai vivi, intercettarli è impossibile perché non ci sono interpreti disposti a correre il rischio di aiutare la polizia, la cupola tiene tutti in una morsa invisibile e implacabile. Adesso siamo arrivati alla terza generazione, che parla italiano, non intende sacrificarsi come i padri e i nonni ed è pronta ad ogni tipo di scorreria. I cinesi onesti, se rapinati o derubati, si guardano bene dallo sporgere denuncia. Stesse problematiche con gli albanesi (i più violenti) e con i nigeriani, che controllano le loro prostitute. Paradossalmente, i nemici più pericolosi per queste comunità sono i vigili urbani, dato che proprio i vigili vanno a contendergli il territorio metro a metro. Domenica scorsa, al parco Cassinis di Milano, sessanta peruviani sono saltati addosso a dieci ghisa che volevano controllare un venditore di Nike false. il quarto caso dall’inizio dell’ann a gennaio i vigili hanno subito un attacco di ambulanti senegalesi, ad aprile c’è stato il famoso incidente a Chinatown, due settimane fa un centinaio di nomadi rumeni voleva ad ogni costo delle roulotte in regalo e ha picchiato, domenica, quest’altra storia. Manganelli ha detto che rinforzerà i poliziotti di quartiere e s’è raccomandato di far leggi che mandino un minimo in carcere i responsabili. Pene magari miti – ha detto – ma certe. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 4/7/2007]