La Gazzetta dello Sport, 12 luglio 2007
Da ieri, in settecento sale italiane, si proietta Harry Potter e l’Ordine della Fenice, quinto film della serie e probabile campione degli incassi estivi e dell’anno
Da ieri, in settecento sale italiane, si proietta Harry Potter e l’Ordine della Fenice, quinto film della serie e probabile campione degli incassi estivi e dell’anno. Intanto, sabato della prossima settimana (21 luglio), a mezzanotte e un minuto, comincerà, a Londra e negli Stati Uniti, la distribuzione del settimo volume della serie, Harry Potter and the Deathly Hallows...
• Titolo che significa...?
Non semplice da tradurre, a dire il vero. Deathly vuol dire mortale. Hallows potrebbe significare santo, persona santa, reliquia santa o semplicemente reliquia. Perciò, qualcosa come Harry Potter e la reliquia mortale. Per saperlo si potrebbe telefonare alla Salani, l’editore italiano. Ma sarebbe inutile. Riceveranno anche loro una copia del romanzo solo il 21 luglio. Su questo settimo volume grava infatti un’attesa spasmodica, per il fatto che Harry – stando a quello che ha fatto dire in giro l’autrice – potrebbe morire.
• E lei ci crede? Che Harry Potter possa morire?
La Rowling è un po’ maniaca del numero sette. Dice di aver terminato il primo romanzo della serie (Harry e la pietra filosofale) in sette settimane. Dice di aver capito subito, quando ebbe la prima idea del maghetto sul treno che da Manchester la riportava a Londra (una quindicina d’anni fa), che i temi della saga sarebbero stati sette. E ha spiegato molti anni fa, a Lindsey Fraser (un’altra autrice per l’infanzia), di aver saputo fin dall’inizio che la storia si sarebbe articolata in sette parti. Ora, a parte tutti questo, lei capisce bene che annunciare in anticipo che il maghetto potrebbe morire oppure che potrebbe morire Voldemort, oppure che potrebbero morire tutti e due ammazzandosi l’un l’altro in uno scontro finale, ha un effetto enorme in termini di marketing. Non ho bisogno di ricordarle che la Rowling è un’altra maestra di marketing: sa creare l’attesa, sa fare in modo che ogni libro sia un evento...
• Già, ha guadagnato un sacco di soldi...
Le cifre di Harry Potter sono impressionanti. La Rowling, solo con i primi sei romanzi, ha guadagnato 800 milioni di euro. Ha superato le ricchezze della regina d’Inghilterra – che viene accreditata di un patrimonio di 400 milioni di sterline – proprio col quinto romano della serie, Harry Potter e l’ordine della Fenice, quello che adesso arriva nei cinema italiani.
• Nel film che c’è di speciale?
Il primo bacio del maghetto. Bacio sulla bocca, intendo dire. Alla compagna Cho Chang (interpretata da Katie Leung). La scena sarebbe stata girata 24 volte. La Aspesi ha commentato così: «Harry resta impassibile come se stesse leccando un francobollo». Esiste in effetti un problema cinematografico. Nei libri si può in teoria andare avanti quanto si vuole, perché sulla pagina il tempo può anche essere fermato. Ma al cinema? L’attore che fa Harry Potter, cioè Daniel Radcliffe, compirà 18 anni il prossimo 23 luglio. ormai un uomo, ha fatto l’Equus di Schaffer tutto nudo in teatro (gran successo), è stato scritturato per una serie tv dove farà il figlio di Kipling, eccetera. Potrebbe il maghetto seguirlo nella sua naturale maturazione? Ce lo vede lei Harry Potter che si sposa, fa figli, invecchia?
• No, ma anche le morte mi pare una soluzione strana. Soprattutto quella sua ultima ipotesi, del duello finale con Voldemort in cui ci lasciano le penne tutti e due. Se Harry Potter rappresenta il Bene e Voldemort il Male come fanno a morire tutti e due? Che razza di messaggio sarebbe, in un libro per ragazzi?
Lei sta toccando un punto molto delicato. Il primo volume della serie non aveva venduto che ventimila copie quando l’arcivescovo di Canterbury ne sconsigliò la lettura, sostenendo che era intriso di magia, e quindi irreligioso. Nel 2003, il cardinale Ratzinger – nella sua veste di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – scrisse che Harry Potter provoca «subdole seduzioni che agiscono inconsciamente, distorcendo profondamente la cristianità dell’anima prima che possa crescere propriamente». La Chiesa cattolica e quella anglicana sono insomma profondamente critiche, anche se l’arcivescovo di York ha assunto qualche anno fa posizioni più morbide. Quanto al problema della morte, qui siamo in una saga e far morire il protagonista di una saga è effettivamente un guai i bambini prima di andare a dormire vogliono la loro storia e i siti internet sono pieni di grida di dolore, lettori che vogliono un Harry Potter eterno. Conan Doyle fece morire Sherlock Holmes e poi fu costretto dai lettori a resuscitarlo. A Beautiful i personaggi muoiono e rinascono che è un piacere. E quel gran genio di Walt Disney – a parte il caso unico della mamma di Bambi – non si sarebbe mai sognato di far entrare la morte in una storia di Topolino o Paperino. Lei ce la vede nonna Papera in una bara? Io no. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/7/2007]