La Gazzetta dello Sport, 15 luglio 2007
Il ministero della Pubblica Istruzione ha stanziato 30 milioni di euro per i corsi di recupero a scuola
Il ministero della Pubblica Istruzione ha stanziato 30 milioni di euro per i corsi di recupero a scuola.
• Che significa?
Gli istituti sono 13 mila, significa che ognuno di loro avrà a disposizione l’anno prossimo circa 2400 euro per organizzare i corsi di recupero. possibile che sia poco. Ma è comunque qualcosa. La storia dei corsi di recupero sta in questi termini: i ragazzi hanno lacune nella preparazione e queste lacune producono i cosiddetti debiti formativi. I debiti formativi sono una specie di macchia sulla carriera scolastica: segnalano a te che studi che ci sono parecchie conoscenze che ti mancano e alla scuola dove vai che deve darsi da fare per farti recuperare queste conoscenze. Ora, tu hai il dovere di darti da fare per recuperare, ma anche la scuola ha il dovere di impegnarsi a farti studiare, attraverso corsi di recupero. Negli anni passati però questi corsi di recupero molto spesso non sono stati fatti, per mancanza di soldi o per pigrizia. Senonché dall’anno scolastico 2008-2009 chi non avrà azzerato i suoi debiti non sarà ammesso agli esami di maturità. Lo stanziamento è coerente con questa decisione, presa pochi mesi fa dal ministro Fioroni.
• Mi pare una buona notizia. Significa che il ministero è impegnato a far studiare i ragazzi, no?
La notizia clamorosa è però quest’altra: il ministro starebbe pensando di reintrodurre gli esami di riparazione. L’ha scritto ieri il Corriere della Sera, non ci sono state né conferme ufficiali né smentite, ma un sindacalista, Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione dei dirigenti scolastici (Anp), ha detto che in un incontro di qualche settimana fa il ministro ha anticipato che gli esami a settembre, così come si facevano una volta, potrebbero essere reintrodotti.
• E non ci sarà la sollevazione di tutte le famiglie? Pensi un po’ a quante vacanze rovinate.
Ci sarà la sollevazione di sicuro. E bisognerà anche varare una leggina che renda inutili i ricorsi al Tar da parte delle famiglie, bisogna cioè sancire che il giudizio finale dei professori a scuola – promosso, bocciato, rimandato – non è modificabile da nessun tribunale. Ci saranno anche casi in cui la scuola ha torto. Ma pazienza. Conviene senz’altro fissare il principio che la scuola ha sempre ragione. Le famiglie hanno davvero preso troppo l’abitudine di credere che la promozione sia un diritto da conquistare ad ogni costo, magari in tribunale.
• Ho letto infatti qualcosa a proposito di valanghe di ricorsi provocati dai risultati della maturità. La scuola sta diventando più severa?
Sì, quest’anno all’esame di maturità ci sono stati un migliaio di bocciati in più rispetto all’anno scorso. In termini percentuali: nel 2006 i non maturi furono il 2,8 per cento, quest’anno si sarebbe superato il 4 per cento. Sono scese anche le valutazioni: la media generale è di 73 su 100, l’anno scorso era di 76. I 100, che erano stati l’8 per cento nel 2006, sono scesi al 4,1. In generale questo ministro sembra intenzionato a rendere la scuola più severa. Anche dal punto di vista disciplinare, Fioroni vuol cambiare lo Statuto delle studentesse e degli studenti – varato a suo tempo da Berlinguer – in modo da rendere le sanzioni più coerenti con la gravità degli episodi. A parte tutto quello che s’è visto su YouTube, ci sono stati studenti che per far festa hanno portato in classe il motorino...
• E lei è d’accordo sul ritorno alla severità?
Beh, prendiamo la questione dei debiti e dei crediti formativi. Furono introdotti nel 1995 dal ministro D’Onofrio (cattolico pure lui) e servirono ad abolire gli esami di riparazione a settembre. Dietro c’erano due idee: primo, le ripetizioni – cioè le lezioni date privatamente ai giovani in difficoltà e pagate dalle famiglie – erano un orrore, una speculazione finanziaria a cui bisognava mettere una fine; secondo, gli esseri umani sono buoni e quindi sia i professori che gli studenti, se sollecitati, si daranno da fare per colmare le lacune. I messaggio veri, arrivati nelle case, sono stati invece questi due: finalmente, hanno finito di rovinarci le vacanze; e, secondo, imparare o non imparare a scuola importa poco, perché tanto ti promuovono lo stesso. Il 4 per cento di bocciati alla maturatà di quest’anno significa il 96 per cento di promossi. 96 per cento! Sa quanti furono i promossi alla maturità del 1924? Uno su quattro, il 25 per cento. Non dico che si debba tornare a quei livelli di selezioni, ma insomma bisognerà anche alle domande fatte dalla scrittrice Paola Mastrocola, che fa anche l’insegnante: «Come mai – ha scritto – i ragazzi oggi arrivano al liceo, e poi all’università, infarcendo serenamente di orripilanti errori ortografici i loro scritti? Perché scrivono tacquino invece di taccuino, c’è né invece di ce n’è, scieliere e magnoglia?». Già, come mai? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 14/7/2007]