Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 17 Martedì calendario

Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte al mondo: un milione e trecentomila persone l’anno, una città come Milano spazzata via

Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte al mondo: un milione e trecentomila persone l’anno, una città come Milano spazzata via. Il posto peggiore è probabilmente la Cina: centomila morti con appena 40 milioni di automobilisti.

• Da che dipende questa situazione cinese?
Bastano 58 ore di lezione per prendere la patente. Non fanno neanche l’esame: finito il corso, che abbiano capito o no di che si tratta, si mettono al volante. Dopo di che passano col rosso, non guardano agli incroci, viaggiano contro mano. L’Iran, con altri centomila morti, è più o meno nella stessa situazione. Ci metta naturalmente anche la condizione delle strade e quella delle macchine, molto spesso di terza o quarta mano.

• E in Europa?
Europa e Stati Uniti hanno all’incirca lo stesso numero di morti all’anno, cioè 40-45 mila. Gli europei sono impegnati a dimezzare il numero delle vittime entro il 2010, e non è per tutti una scommessa semplice. Ci sono paesi molto indietro come la Grecia, la Repubblica Ceca o quella Slovacca che nella speciale classifica veicoli-chilometri hanno, rispettivamente, 26.7, 31.7 e 46.9 morti a miliardo. La classifica veicoli-chilometri si fa così: si moltiplicano i chilometri della rete stradale per il numero di veicoli circolanti e poi si calcola quanti morti ci sono per ogni miliardo. In questa graduatoria noi siamo proprio in mezzo, con un indice di 10,9. I migliori sono i finlandesi e gli inglesi (7,6) seguiti dall’Olanda (8,0), dalla Norvegia (8,3) e dalla Svezia (8,8). In genere i paesi nordici sono ritenuti esemplari.

• Su che si basa questa fama?
Intanto sul numero di controlli. Beppe Severgnini ha raccontato ieri di aver vissuto a Londra per cinque anni e di essere stato fermato due volte dalla stradale che lo ha sottoposto poi al test dell’alcol. In 25 anni d’Italia, invece, non è stato controllato mai. Notiamo che i controlli sono in effetti tutt nel Regno Unito si ammette un tasso alcolico più alto che in Italia (0,8 milligrammi per millilitro di sangue, da noi 0,5), ma i morti ogni anno sono 3.500, meno della metà dei nostri. Hanno anche un limite di velocità più basso in autostrada: 110 chilometri orari. Però il limite in autostrada potrebbe non essere il punto, perché il 60 per cento delle vittime perde la vita in città e non in autostrada. Tenga conto di quest tutta la rete stradale di Milano (della sola Milano) assomma a 1.500 chilometri, 120 dei quali senza marciapiedi. Su questi 1.500 chilometri si svolge un traffico intensissimo, pieno di mezzi a due ruote (molto pericolosi: determinano un terzo di tutti gli incidenti) e con una quantità impressionante di pedoni-bersaglio. La prima iniziativa da prendere sarebbe dunque quella di diminuire il limite di velocità nelle aree urbane. L’Università di Lund – in Svezia – ha studiato il comportamento degli automobilisti in prossimità delle strisce e il risultato è stato quest l’11 per cento rallenta, il 16 frena con decisione, il 57 continua come prima, un altro 16 accelera. Un impatto auto-pedone a 55 all’ora è mortale sempre. A trenta all’ora si esce vivi nove volte su dieci. Quindi diminuire la velocità in città serve di sicuro.

• E in autostrada?
Non è detto. Certi studi sostengono che l’eccesso di velocità è responsabile di un cinque per cento scarso di incidenti. Ci sono i dati dell’epoca Ferri, il ministro che nel ’90 impose i 110 all’ora: nel 1989 (prima di Ferri) i morti per incidenti stradali furono pari a 12 ogni centomila abitanti, nel 1990 - a limite di velocità in vigore - salirono a 12,4, nel 1991 a 14, nel 1992 a 14,1. Dunque la velocità non sarebbe un fattore decisivo. Ma secondo altri, che portano altri dati, sì.

• E l’alcol?
Certo, guidare bene, stare attenti e quindi essere sobri è decisivo. Pecoraro Scanio ha citato l’altro giorno un dato in base al quale su 8000 morti stradali 2.500 sono provocati dallo stato d’ebbrezza del guidatore. In Norvegia, uno dei paesi migliori dal punto di vista della sicurezza stradale, il tasso alcolico è stato portato all’1 per mille, con un limite di velocità di 90 all’ora in autostrada e di 80 sulle altre strade non urbane. Teniamo anche conto del fatto che Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e le altre nazioni virtuose sono ormai al limite della sicurezza. Nel senso che più di questo non potranno ottenere. La formula di Smeed – uno studioso che ha descritto il problema con un’equazione – mostra che, dato un certo numero di veicoli e un certo numero di abitanti, un certo numero di morti per incidente non è evitabile. Questo ci obbligherà a discutere, prima o poi, della civiltà dell’automobile in sé. Ma non siamo ancora a questo punto. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 16/7/2007]