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 2007  luglio 18 Mercoledì calendario

Il terremoto dell’altro giorno in Giappone ha rimesso in discussione l’opportunità di far ricorso all’energia nucleare

Il terremoto dell’altro giorno in Giappone ha rimesso in discussione l’opportunità di far ricorso all’energia nucleare. La scossa – 6,8 della scala Richter, cioè piuttosto forte – s’è verificata a nove chilometri dalla centrale di Kashiwakazi-Kariwa, qui s’è sviluppato un incendio durato due ore e alla fine, con molta riluttanza, il responsabile della società che possiede l’impianto (la Tepco, Tokyo Electric Power) ha dovuto ammettere che un litro e mezzo d’acqua radioattiva era sfuggito da una vasca di decontaminazione del reattore numero 6 e s’era disperso in mare.

• C’è un pericolo serio oppure no?
Sembrerebbe di no. In queste vasche di decontaminazione vengono in genere posti a decadere elementi a bassa radioattività, cioè derivati secondari dell’attività del reattore, che non sono pericolosi. Un litro e mezzo, o anche due litri, dispersi in mare non sono niente. La centrale, che è la più grande del mondo, si è comportata come previst al momento della scossa i reattori si sono spenti. Del resto il Giappone è un paese altamente sismico, che alle scosse è abituato.

• Non è strano che un paese simile non abbia esitato a dotarsi di centrali nucleari? Mi pare che abbiano raddoppiato i pericoli.
Non volevano dipendere dal petrolio arabo e non hanno nessuna altra possibilità di produrre energia da soli. Hanno fatto questa scelta addirittura negli anni Cinquanta, quando era ancora ben viva la memoria di Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia, non hanno esitato e hanno oggi 55 centrali che coprono il 35 per cento del fabbisogno nazionale. Del resto quello di domenica non è il primo incidente: nella centrale di Mihama una volta sono scoppiati i tubi di raffreddamento e si sono riversate in mare 20 tonnellate d’acqua radioattiva. Tre anni fa, sempre a Mihama, c’è stata una fuga di vapore ad altissima temperatura.

• Quindi lei mi conferma che il nucleare non è sicuro?
Il nucleare non è sicuro, no, nel senso che la sicurezza assoluta non esiste da nessuna parte. La cosa però può anche essere vista in quest’altro mod in Francia ci sono 59 centrali nucleari che forniscono a quel paese il 78% dell’energia di cui ha bisogno, fanno risparmiare 10 miliardi di euro all’anno di bolletta energetica e soprattutto evitano che siano rilasciate nell’atmosfera 31 tonnellate di anidride carbonica, che sono il portato naturale della combustione fossile. Esiste una corrente di pensiero che sostiene la possibilità del carbone pulito, ma francamente il tasso di inquinamento cinese – dove adoperano il carbone a tutto spiano – mi pare da questo punto di vista molto scoraggiante. Oltre tutto nelle miniere di carbone cinesi muoiono seimila persone l’anno. E perciò: conviene lavorare sul carbone pulito – che non esiste – o su centrali nucleari possibilmente sempre più sicure? Sono risposte che alla fine deve dare la politica.

• E le energie alternative? Non so, le bioenergie oppure il solare, il vento?
I biocarburanti hanno parecchi effetti perversi, il principale dei quali è che, sottraendo terreno all’agricoltura tradizionale, spinge in alto i prezzi del cibo e rende ancora più precaria la vita nei paesi del Terzo mondo. Eolico e solare, anche nelle proiezioni più ottimistiche, sono in grado di soddisfare una percentuale modesta dell’umanità. Non ci dimentichiamo poi che il petrolio è destinato a finire e che perciò a un certo punto bisognerà smetterla di discutere e prendere qualche decisione. L’ultimo allarme, di pochi giorni fa, è dell’Agenzia internazionale per l’Energia: studiando i ritmi di crescita di cinesi e indiani, ha collocato l’inizio della crisi vera tra il 2010 e il 2012. Del resto, il petrolio a 77 dollari è già adesso un problema serio.

• Insomma, secondo lei l’unica soluzione è il nucleare?
Cònstato che, dopo la paralisi seguita ai disastri di Chernobyl e di Three Mile Island, si è ricominciato a investire sul nucleare. In questo momento nel mondo sono in costruzione 28 reattori, 64 sono approvati o in corso di progettazione, 158 sono allo studio. Le centrali nucleari del pianeta sono 435 e potrebbero in pochi anni essere 650 (+57%). Venti dovrebbero essere costruite negli Stati Uniti (dove le centrali sono 104), una cinquantina in India e Cina. Dell’Italia è inutile parlare, dato che ha perso ogni capacità di decisione politica. Da noi la costruzione delle centrali venne bloccata dal referendum dell’8-9 novembre 1987. Vennero chiusi allora gli impianti di Trino, Garigliano e Latina, quello di Caorso non entrò mai in funzione, quello di Montalto di Castro fu riconvertito a gas. In Italia, oltre tutto, le popolazioni si oppongono anche alla costruzione di centrali elettriche già deliberate dal ministero e che risultano irrealizzabili proprio per via dei vari comitati locali. Se l’immagina quello che succederebbe se in un punto qualunque del paese si progettasse di impiantare il nucleare? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/7/2007]