La Gazzetta dello Sport, 23 luglio 2007
Rutelli ha preparato una legge che riforma profondamente il sistema della censura e Prodi sta approntando un codice per i media che dovrebbe servir da regola a tutti quanti, televisione, cinema, internet, cellulari, videogiochi, eccetera
Rutelli ha preparato una legge che riforma profondamente il sistema della censura e Prodi sta approntando un codice per i media che dovrebbe servir da regola a tutti quanti, televisione, cinema, internet, cellulari, videogiochi, eccetera.
• Di che si tratta?
La preoccupazione generale riguarda la violenza, banalizzata ormai da tutti i mezzi di comunicazione a partire dalla televisione. In una normale giornata di programmazione televisiva la fiction in onda ci propala un centinaio di delitti. Come se niente fosse. Per non parlare degli omicidi e delle violenze raccontate dal telegiornale, qualche volta con tanto di immagini. Anche qui con l’aria di dire: sono cose che capitano. Queste sono soprattutto le preoccupazioni del codice di Prodi, se non ho capito male (il documento è ancora segreto, verrà ufficializzato in settembre, stiamo ragionando intorno a indiscrezioni). Poi c’è il disegno di legge Rutelli.
• Quello che riguarda la censura?
Sì, specialmente nel cinema. La legge prevede che non sia più una commissione di esperti a stabilire se un film deve essere vietato ai 14 o ai 18 anni. Sarà lo stesso produttore a fissare i limiti: 10, 14 o 18 anni oppure per tutti. lo stesso sistema che adopera l’americana Mpaa e si chiama autocertificazione. Se poi il produttore sarà incerto, dovrà rivolgersi a degli esperti che gli classifichino il film. Esperti, sia chiaro, che si pagherà di tasca sua. In America per queste commissioni l’Mpaa spende 200-250 mila dollari l’anno. Da noi, i commissari del ministero prendono 12 euro a seduta. In ogni caso la legge deve ancora essere discussa dalle Camere – dove approderà in autunno – ma se fosse approvata rivoluzionerebbe un sistema che va avanti dal 1960, anno in cui fu varata la famosa legge Corona sul cinema. Il film vietato ai minori di 10 anni sarebbe una novità mondiale. Finora il limite più basso era quello inglese, 12 anni.
• Come gli è venuto in mente di pensare a pellicole vietate ai minori di 10 anni?
Da ultimo per via di Apocalypto, il film di Mel Gibson uscito a gennaio. Nonostante contenesse scene di violenza assoluta e persino la sequenza di un sacrificio umano visto dalla parte della vittima (con il sacerdote che abbassa il coltello direttamente sulle facce degli spettatori, e le platee erano piene di ragazzini), non venne vietato a nessuno e solo dopo lo si limitò ai maggiori di 14 anni. La legge Rutelli prevede che se un genitore troppo moderno vorrà portare i figli a vedere un film vietato, l’esercente lo blocchi all’ingress altrimenti ci andrà di mezzo lui. Idem per eventuali dvd proibiti acquistati all’edicola da un bambin il multato sarà l’edicolante o il negozio, previa denuncia del genitore.
• E il codice Prodi?
Lo stanno pensando soprattutto per Internet, anche se riguarderà teoricamente un po’ tutto, la televisione, i videogiochi, i telefonini eccetera. Cristina Selloni, la persona del ministero incaricata del progetto, ha spiegato ieri a Repubblica che il governo vorrebbe «dare ai minori una tutela universale estesa a tutti i media». In televisione dovrebbe esserci un periodo tutelato per la pubblicità, tra le quattro del pomeriggio e le sette di sera. Nel senso che la pubblicità trasmessa in quelle tre ore «non dovrà essere lesiva in alcun modo dello sviluppo e della morale dei minori». I produttori di videogiochi saranno poi obbligati a marcare i loro prodotti con la classificazione Pegi, che dice se il gioco è adatto ai minori. Quanto a internet, I provider dovrebbero fornire alle famiglie certezza sui tempi di connessione, e cioè permettere a un padre e a una madre di impedire al figlio di stare otto ore on line e diventare scemo (questa limitazione ci vorrebbe pure per qualche adulto). Poi offire il cosiddetto parental control, espressione inglese che significa controllo dei genitori: io padre, oppure io madre, ricevo dal provider un software col quale posso sapere a quali siti ti sei connesso e posso impedirti di entrarci un’altra volta. Stessa cosa dovranno fare i provider dei telefonini. In questo modo il ministero conta anche di far meglio la lotta ai pedofili.
• Sento però un vago sapore di censura. No?
Qualche protesta è già arrivata. Andrea Monti dell’Alcei, un’associazione per in diritti dei cittadini nell’ambito dei nuovi media: «Si prepara un’imposizione del governo alle aziende». Giovanmbattista Frontera, vicepresidente dell’Assoprovider, lamenta che a questo modo i provider rischiano di diventare «i poliziotti della rete». Anch’io sono contrario ad ogni forma di censura, ma qui stiamo parlando di minori a cui si comunica di continuo il messaggio che maltrattare, stuprare, ammazzare è tutto sommato normale, quando non è figo. Un problema c’è. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 22/7/2007]