La Gazzetta dello Sport, 27 luglio 2007
Le ordinanze del gip milanese Forleo sono giunte al Parlamento... • Di che stiamo parlando?Le spiego parola per parola: “ordinanze”, cioè una specie di “ordini”
Le ordinanze del gip milanese Forleo sono giunte al Parlamento...
• Di che stiamo parlando?
Le spiego parola per parola: “ordinanze”, cioè una specie di “ordini”. Nel nostro caso sono delle richieste, richieste di un gip. Che cos’è un gip? Gip è un sigla per “giudice delle indagini preliminari”. Stia attento alle parole: prima del processo, ci devono essere delle indagini, che sono evidentemente preliminari. Queste indagini ipotizzano un reato e servono per raccogliere prove. Chi fa queste indagini? Il pubblico ministero, in sigla “pm”. Il pm non si muove liberamente: riferisce e si appoggia a un giudice neutrale, che ha anche il compito di orientarl il gip. Il giudice che indaga, o pm, cerca soprattutto (ma non solo) le prove per l’accusa. L’altro giudice, che lo osserva e lo ascolta, è quasi neutrale. Lo aiuta, ma sta attento al rispetto di tutte le procedure di garanzia. Quindi un gip, che si chiama Forleo, ha mandato queste ordinanze al Parlamento...
• E che dicono ’ste ordinanze?
Queste ordinanze chiedono possiamo o non possiamo adoperare certe carte che abbiamo in mano per l’inchiesta che stiamo facendo? Le carte sono le trascrizioni di certe conversazioni telefoniche. Nell’estate del 2005 il presidente della Unipol, Giovanni Consorte, cercava di pigliarsi la Banca Nazionale del Lavoro. I pubblici ministeri di Milano pensavano che questo tentato acquisto (detto anche scalata) non avvenisse in modo corretto. Gli misero il telefono sotto controllo. A un certo punto Consorte parlava con uomini politici. Ora, il magistrato non può intercettare senza autorizzazione un uomo politico. Ma se un uomo politico casca nell’intercettazione di qualcun altro, il magistrato non può farci niente. Ascolta e registra anche il politico. Arriva però il momento in cui deve decidere se adoperare o no queste intercettazioni nelle indagini. Perché, lei lo capisce, se si ascolta qualcuno di nascosto può anche capitare di sentirlo dire alla moglie di buttare giù la pasta. E questa telefonata è irrilevante ai fini dell’indagine e sarà distrutta. Ma può anche sentirlo dire qualcosa al telefono di penalmente rilevante e può anche sentir dire qualcosa di penalmente rilevante alla persona che non si voleva intercettare e che è cascata nell’intercettazione per caso. Ora di queste telefonate tra Consorte e i politici, 68 sono state giudicate penalmente interessanti e dunque degne di essere approfondite con delle indagini. Senonché, siccome ci sono dei politici di mezzo, queste indagini devono essere autorizzate dal Parlamento.
• Dov’è il problema? Se bisogna indagare su Consorte, il Parlamento autorizzerà senz’altro.
questo il punto. Il gip Forleo ha fatto sapere ai parlamentari che non intende adoperare quelle telefonate solo per permettere al pm di indagare contro Consorte. Ha detto – sorprendendo tutti – che vuole consentire al pm di indagare anche contro i politici che parlavano con Consorte. Secondo il gip Forleo i politici sono evidentemente «non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti, né personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata» in «una logica manipolazione e lottizzazione del sistema bancario e finanziario nazionale». Ha chiesto cioè al Parlamento che il Parlamento autorizzi a perseguire penalmente membri dello stesso Parlamento. Si tratta di due pezzi da Novanta – Fassino e D’Alema – di un altro diessino di notevole calibro – Nicola Latorre – e di tre forzisti minori, Grillo, Comincioli e Cicu. L’indignazione di D’Alema e soprattutto di Fassino – che continua a gridare: «Io sono trasparente, non mi si può imputare nulla» – è impossibile da raccontare.
• Questo gip Forleo è una donna, no?
Già. Una donna che si caccia sempre nei guai. Mandò assolti tre islamici accusati di terrorismo internazionale sostenendo che quella irachena era guerriglia e non poteva essere punita. La destra si arrabbiò tantissimo, il ministro Castelli (leghista) le mandò gli ispettori. Però poi Forleo non scioperò quasi mai (una sola volta) contro il ministro Castelli come facevano, a ripetizione, i suoi colleghi. E i suoi colleghi si arrabbiarono. Poi difese un extracomunitario malmenato dalla polizia: elogi da sinistra, nuovi morsi da destra. Poi fece arrestare Fiorani e interdire Ricucci entusiasmando una parte dell’establishment e indispettendo l’altra. Quindi – adesso – manifestò l’intenzione di far passare un guaio a D’Alema e Fassino. E Mastella vuol mandare un’altra volta gli ispettori, gli editorialisti dei giornali le dànno addosso, fior di giuristi sostengono che s’è presa un potere che non ha.
• E lei come risponde?
«Io sono sottoposta soltanto alla legge». Vedrà che il Parlamento dovrà concederle di andare avanti. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 26/7/2007]