La Gazzetta dello Sport, 6 agosto 2007
Bersani è arrabbiatissimo con i petrolieri perché fanno pagare troppo la benzina agli italiani. Perciò li ha convocati al ministero per venerdì prossimo
Bersani è arrabbiatissimo con i petrolieri perché fanno pagare troppo la benzina agli italiani. Perciò li ha convocati al ministero per venerdì prossimo.
• Buffonata o no?
Ieri sera l’Agip ha annunciato un ribasso di due centesimi. Col che si vorrebbe dimostrare che almeno la compagnia pubblica è sensibile alle preoccupazioni del ministro. Senonché l’Agip aveva aumentato il prezzo della benzina lo scorso febbraio. E di due centesimi a mezzo. A rigore, siamo fuori ancora di mezzo centesimo.
• Ma è vero o no che la nostra benzina è la più cara d’Europa?
Per la benzina verde siamo terzi. Prima l’Olanda che vende a 1,374 il litro. Secondo il Portogall 1,363. Terza l’Italia: 1,349. Il prezzo più basso lo fa il Lussemburg 1,134. In Francia costa 1,288. Siamo i più cari invece per il gasoli 1,173. Al secondo posto – e molto distante – viene la Germania: 1,139. La più economica è la Grecia. Meno di un eur 0,989. Tornando alla benzina, prima di continuare la discussione sarà bene andare a vedere come è fatto questo prezzo. Il nostro euro e 349 al litro è costituito per il 62,5% dalle imposte, per il 26,5% dal costo della materia prima, per l’1% dalle spese di trasporto, per il 4% dai margini dei gestori e per il 6% dai margini della compagnia. Vediamo adesso come è fatto questo 62,5% di imposte. Il 45,8% del prezzo è costituito dalle cosiddette accise, cioè dalle imposte sulla produzione messe dallo Stato nel corso degli anni per far fronte a questa o a quella emergenza. Anche se è già stato fatto altre volte, vorrei ancora una volta elencare le emergenze che hanno dato origine alle accise: la guerra d’Abissinia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il disastro del Vajont del 1966, l’alluvione di Firenze del 1966, il terremoto del Belice del 1968, il terremoto del Friuli del 1976, il terremoto dell’Irpinia del 1980, la missione in Libano del 1983 (non quella di adesso, cioè), la missione in Bosnia del 1996. Tutte queste emergenze sono state accorpate in un decreto legislativo del 1995 che ha reso le varie imposte definitive, scorporandole dall’evento che le aveva originate. Dopo quella data, però, è stata messa un’altra accisa per finanziare il contratto degli autoferrotranvieri (2004). Come ho detto, tutto questo rappresenta il 45,8% del prezzo. Su questo 45,8 si applica però anche l’Iva, secondo un assurdo che abbiamo già visto in funzione sulla bolletta della luce e che anche l’Autorità per l’Energia ha stigmatizzato. Questa Iva sulle imposte – o tassa sulla tassa – vale ancora un 16,7% cento del prezzo finale. Sono tutti oneri in percentuale, quindi quando aumenta il costo della materia aumenta tutto e ci guadagnano tutti. Tranne i gestori che incassano un tanto al litro, cioè 4,5 centesimi qualunque sia il prezzo finale del carburante.
• Ma allora venerdì che cosa potranno mai dirsi?
Ma niente. Pasquale De Vita, il capo dei petrolieri, al termine dell’incontro emetterà un comunicato più o meno di questo tenore: «Le polemiche sui prezzi dei carburanti appaiono pretestuose. Il mercato italiano presenta un grado di concorrenza non dissimile da quello di altri paesi europei, pur scontando rigidità strutturali ben maggiori». Con «rigidità strutturali ben maggiori» De Vita vorrà dire che in Italia ci sono troppi distributori e che, generalmente parlando, il sistema commerciale è organizzato male. Ha in effetti ragione. Solo che il costo dell’inefficienza vale 3,8 centesimi, secondo calcoli fatti da Nomisma Energia e resi noti la settimana scorsa. Non è poco, ma rispetto a quanto paghiamo di tasse è niente.
• E allora che cosa si dovrebbe fare?
Il petrolio ha toccato 79 dollari pochi giorni fa, massimo storico. E questo sarebbe un buon argomento per i petrolieri. Senonché quest’anno l’Italia pagherà una fattura petrolifera sensibilmente più bassa dell’anno scorso e questo potrebbe anche rendere possibile una riduzione del prezzo.
• Se il prezzo del petrolio aumenta, com’è possibile che lo Stato italiano paghi quest’anno una bolletta più bassa dell’anno scorso?
Perché il mercato è in dollari e il dollaro si è indebolito. Cioè ho bisogno di meno euro per comprare la stessa quantità di dollari, cioè la stessa quantità di petrolio. Questo ha riequilibrato – finora – lo svantaggio dell’aumento del prezzo. I risparmi dovrebbero essere dell’ordine di tre miliardi di euro, ma potrebbero addirittura essere di sei. Anche questi numeri saranno sul tavolo dell’incontro di venerdì prossimo. Ah, a proposito, guardi che l’incontro non è per niente improvvis che una trattativa tra governo e petrolieri dovesse cominciare in questo periodo Bersani lo aveva detto, molto pacatamente, lo scorso 12 giugno (vedi Sole 24 Ore del 13/6). Solo che, annunciandola in questo modo, ha guadagnato con un appuntamento di routine la prima pagina di tutti i quotidiani. Vuol mettere? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 5/8/2007]