Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 10 Venerdì calendario

Le valigie che giacciono nei magazzini dell’aeroporto di Fiumicino – mai reclamate, cioè smarrite per sempre – sono 800 e verranno messe all’asta in autunno

Le valigie che giacciono nei magazzini dell’aeroporto di Fiumicino – mai reclamate, cioè smarrite per sempre – sono 800 e verranno messe all’asta in autunno. Le compagnie aeree si apprestano a chiedere un forte indennizzo agli Aeroporti di Roma (Adr) per i disguidi dei giorni scorsi. Si parla di una cifra che potrebbe aggirarsi sui sei miliardi di euro.

• Servirà a qualcosa?
Non direi, se non cambiano le teste di quelli che devono organizzare il servizio. E se non si investono soldi. Parecchi soldi.

• Ma perché è successa tutta quest’iradiddio?
Prima di tutto perché l’organizzazione esistente è forse in grado di fare più o meno bene il suo lavoro durante i periodi normali, ma, se non viene potenziata, non può in alcun modo affrontare l’emergenza delle vacanze. Sto proprio parlando dei nastri, quelli che portano i bagagli dal check in alle baie di raccolta e poi all’arrivo lo riportano indietro fino ai caroselli, davanti ai quali aspettiamo la nostra valigia. Ebbene a Fiumicino questo sistema e il personale relativo è in grado di gestire dodicimila valigie l’ora. E più o meno, durante il resto dell’anno quando oltre tutto c’è un buon numero di passeggeri che viaggiano per lavoro e si portano dietro solo la ventiquattrore, il numero di valigie da trattare è quello. Ma d’estate arrivano i turisti, che sono pieni di valigioni e sporte di ogni dimensione, e ne arrivano in quantità smisurata. Fiumicino è passata dai 12 mila bagagli l’ora ai 110 mila, un numero pressoché decuplicato rispetto alla norma. In termini di passeggeri: da 70.000 al giorno a 300.000. E i nastri erano sempre quelli e, soprattutto, era sempre quello il personale. Ci metta pure le norme di sicurezza previste dopo gli attentati di Heathrow. Come vuole che, tra arrivi e partenze, non ci fosse il caos?

• Perciò non c’è stato boicottaggio?
No, non c’è stato nessun boicottaggio.

• L’emergenza era prevedibile?
Certo. Solo che la situazione in aereoporto è quella che ha descritto molto bene Roberto Giovannini sulla Stampa: « come se un romanzo venisse scritto da quattro autori: uno fa solo le scene d’amore, l’altro quelle dove c’è violenza, il terzo si occupa soltando dei flashback, il quarto di quello che resta e come viene viene. E tra l’altro i quattro si sopportano a malapena. Un grande aeroporto italiano funziona esattamente così: chi vuole prendere un aereo a Roma Fiumicino finisce dentro un gigantesco frullatore. Sale su una scala mobile della società Aeroporti di Roma (Adr), il suo bagaglio è preso in consegna da una società di handling, il suo aereo è rifornito di carburante, panini e tè freddo da aziende di catering, il jet è di una compagnia aerea (che magari lo ha preso in affitto), e il via libera al decollo giunge da un controllore di volo dipendente dell’Enav». Capito il problema? Per far girare il meccanismo ci vorrebbe un regista dotato di pugno di ferro. Che dovrebbe essere teoricamente l’Enac, l’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile. Invece... Invece ognuna delle società a cui è stato assegnato uno dei servizi cerca di sfruttare la massimo la situazione, cioè di incassare più che può risparmiando, specialmente sul personale. Il personale rappresenta il 60 per cento di tutti i costi...

• Ma ci sarà qualche responsabile con nome e cognome, no?
Prendiamo questo servizio di «handling», vale a dire che si occupa dei bagagli. Sta in mano a quattro sociertà diverse: la spagnola Flightcare, la belga Aviapartner e le italiane Alitalia Airport (del gruppo Alitalia) ed Eas, del gruppo Toto (quello di Air One). La più importante di queste quattro è Flightcare, della nobildonna Esther Koplowitz, sorella maggiore di Alicia Koplowitz, due che sembrano delle modelle e che invece fanno le imprenditrici. Esther ha comprato la società dagli Aeroporti di Roma lo scorso novembre. Chi erano i proprietari degli Aeroporti di Roma? Erano i Sensi (quelli della Roma), i Falck (acciaio) e i Romiti. Come avevano fatto questi tre a comprarsi gli Aeroporti di Roma? Promettendo di investire cento milioni l’anno e sborsando due miliardi e trecento milioni di euro per l’acquisto. Era il 2000, a vendere era l’Iri, cioè lo Stato. Sensi-Romiti-Falck però non tirarono fuori i due miliardi e trecento milioni: se li fecero prestare dalle banche, soffocando la Adr nei debiti. Gli investimenti annui? Non cento milioni, ma 56, un quarto di quello che servivano e che spendono le altre strutture all’estero. E per forza, bisognava pagare gli interessi alle banche e i dividendi agli azionisti: 95 milioni per Falck, 29 per i Sensi, 700 per Macquarie (entrata nel 2003) e non si sa ancora quanto per i Romiti. Capito? E cosa vuole che sia, di fronte a questi capolavori, la sofferenza per qualche valigia persa? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/8/2007]