La Gazzetta dello Sport, 18 agosto 2007
La settimana in Borsa s’è chiusa con il crollo dell’Asia, un buon recupero europeo, una tenuta di Wall Street e, soprattutto, con la decisione della Fed, la Banca Centrale americana, di tagliare il tasso di sconto di mezzo punto, da 6,25 a 5,75
La settimana in Borsa s’è chiusa con il crollo dell’Asia, un buon recupero europeo, una tenuta di Wall Street e, soprattutto, con la decisione della Fed, la Banca Centrale americana, di tagliare il tasso di sconto di mezzo punto, da 6,25 a 5,75.
• Vediamo se ho capit significa che gli americani potranno prendere i soldi in prestito a un costo più basso?
Sì, esattamente. una decisione che contraddice quello che sembrava sicuro fino a pochi giorni fa. E cioè che gli americani non avrebbero toccato il tasso di sconto o, casomai, lo avrebbero aumentato un po’. In Europa la Bce, la nostra Banca centrale, quella che sta a Francoforte, insiste nel sostenere che a settembre aumenterà il costo del denaro. Ma ci credono, ormai, in pochi: ieri il capo economista della Deutsche Bank ha detto che, se la discesa delle Borse non si fermerà, Francoforte dovrà come minimo sospendere il rialzo. Detto da un tedesco, è significativ ci sono accuse a Trichet, il presidente francese della Banca centrale, di essersi mosso in questi giorni, con quelle enormi immissioni di liquidità nel sistema, badando soprattutto agli interessi delle grandi banche francesi e tedesche. Non è un’accusa del tutto campata per aria. Guarda caso, gli istituti europei che hanno più difficoltà con i mutui subprime sono proprio quelli francesi e tedeschi.
• Già, che cosa significa questa frase che lei ha appena detto: «immissioni di liquidità nel sistema»? La sento dire continuamente e non l’ho mica capita.
Ah, è molto semplice. A metà luglio Warren J. Spector, numero uno della banca d’affari Bear Stearns – specialista in cdo, mutui subprime, swaps e altre diavolerie finanziarie (non mi chieda adesso di che si tratta, si tenga questi nomi misteriosi per quello che son misteri) – stava giocando a bridge a Nashville quando ricevette una telefonata. Lo avvertivano che a un tratto i creditori della banca volevano rientrare di 3,2 miliardi di dollari. Cioè, quelli a cui Spector-il-mago-della-finanza aveva rifilato quote di fondi-spazzatura, volevano restituire le quote e riavere i soldi. Là per là, Spector questi soldi non li aveva. Nessuno ha soldi pronta cassa di questa entità. Bisogna che qualcuno glieli presti, magari per poche ore. E infatti: Spector è saltato, ma la Bear ha superato il momento «facendosi dare liquidità dal sistema». Cioè, la Federal reserve negli Stati Uniti e la Bce in Europa prestano denaro alle banche perché le banche possano far fronte ai clienti inferociti. Sono grandi clienti e quindi non se ne ha, come dire?, la visione plastica, cioè non ci sono le file agli sportelli. Ma la ferocia, quella è garantita. Quindi, le banche centrali «immettono liquidità nel sistema», modo elegante per dire che prestano soldi al 4 e passa per cento, soldi che devono essere restituiti in dodici ore. Il tasso di interesse si chiama infatti «tasso overnight», «tasso per una notte».
• E come fa uno in una notte a trovare tre miliardi di dollari?
Vendendo quello che ha, soprattutto vendendo quello su cui ha margine, cioè i titoli buoni. Perché certo nessuno gli comprerebbe la spazzatura. Perciò in questo momento i cosiddetti grandi finanzieri stanno vendendo a tutto spiano quello che vale qualcosa e si stanno tenendo quello che non vale niente. Le banche centrali, quale più quale meno, li sostengono.
• Non sarebbe meglio mandarli al massacro? Un bel botto una volta sola e via, si ricomincia in salute.
Il fatto è che la spazzatura finanziaria – chiamiamo così tutti i derivati, cioè tutti i titoli che fanno riferimento ad altri titoli, carta su carta su carta – ammonta a una cifra che sta fra 385 mila e 400 mila miliardi di dollari. Questo a fine 2006. Significa che adesso dovrebbe stare intorno ai 450 mila miliardi di dollari. Sono numeri talmente grandi che sembrano privi di significato. Ma le darò un termine di paragone: il prodotto interno lordo di tutto il pianeta – cioè i beni che tutto il pianeta produce, beni materiali, concreti, che si toccano con mano – assomma a 38 mila miliardi di dollari. I derivati in circolazione sono cioè più di dieci volte il prodotto di tutto il pianeta.
• Perciò, anche se l’Europa e Wall Street ieri hanno recuperato, la crisi non può considerarsi finita?
Purtroppo, no. Anche se avessimo qualche giorno o qualche settimana di bel tempo, la crisi non può considerarsi finita. Gli allarmi lanciati ieri da Sarkozy e dalla Merkel devono essere presi molto sul serio. Ancora una volta: i francesi, i tedeschi sono quelli che in questo momento devono sapere molto di più di quello che sappiamo noi. Sarkozy e la Merkel gridano da sei mesi al pericolo e la Merkel volle che la questione fosse messa all’ordine del giorno anche nell’ultimo G8. Fatto a cui i giornali, tutti presi dai black bloc, non fecero neanche caso. No, caro amic da quello che capisco siamo appena all’inizio. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/8/2007]