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 2007  agosto 26 Domenica calendario

Gli incendi in Grecia hanno provocato almeno cinquanta morti. • Ma com’è possibile?Per via del vento che ha cambiato direzione troppo spesso

Gli incendi in Grecia hanno provocato almeno cinquanta morti.

• Ma com’è possibile?
Per via del vento che ha cambiato direzione troppo spesso. Anche i soccorritori sono stati presi all’improvviso. A Machista, tra i cadaveri carbonizzati sono stati trovati quelli di due vigili del fuoco, e quelli di una madre con i suoi quattro figli, tra i 5 e i 15 anni, che non hanno fatto in tempo a scappare. Altri bambini bruciati a Zacharo.

• In che punto della Grecia?
Intorno ad Atene, intorno a Sparta (le fiamme sono a un passo dal palazzo di Paleologo), intorno ad Aeropolis. Sulla capitale è piovuta per tutto il giorno la cenere portata dal vento che soffia dalla periferia nord-orientale in preda al fuoco. Gli abitanti della città sono scappati. stata proclamata l’emergenza nazionale. Il primo ministro Costas Karamanlis ha detto che si tratta di «una tragedia senza precedenti». Il ministro dell’Interno, Spyros Flogaitis, ha chiesto all’Unione europea «ogni aiuto possibile». Esiste un accordo che lega trenta paesi, anche non facenti parte della Ue, per emergenze di questo tipo. La Grecia è piuttosto sprovvista dei mezzi di cui è dotata, per esempio, la nostra Protezione civile. La Francia ha inviato due Canadair, noi e la Norvegia uno, la Germania tre elicotteri. I canadair al lavoro sono nel complesso 14, gli elicotteri sei. Nelle tre zone più colpite – Laconia, Mesinia e Ilias – è stato mandato anche l’esercito, 700 soldati in tutto. A Laconia e Mesinia è stato proclamato lo stato d’emergenza. Non sembrano ancora, tuttavia, misure sufficienti. Gli incendi in corso sarebbero 170. impressionante anche l’escalation. Venerdì sera i morti erano una decina, ieri mattina già più di quaranta. Tra le vittime ci sono due turisti francesi. Sul promontorio di Mani, dove hanno perso la vita altri quattro turisti, un vigile del fuoco è morto d’infarto mentre era al lavoro.

• E gli italiani?
Non ci sono notizie di italiani morti o feriti. Ce ne sono trentamila, sparsi tra le isole e le due città più famose, Atene e Sparta. Ha fatto la sua parte anche il film 300 e la Laconia è piena zeppa di turisti americani. Il nostro consolato laggiù sta organizzando i rientri, che disgraziatamente devono però passare tutti per Atene. Gli italiani in partenza in questi giorni erano diecimila. Dico “erano” perché le disdette stanno naturalmente fioccando.

• Incendi dolosi o dovuti al vento caldo?
Tutta roba dolosa. Karamanlis ha detto alla tv: «Così tanti focolai d’incendio in così tante località non possono essere una coincidenza». Il 16 settembre ci sono le elezioni politiche anticipate e qualcuno ha messo in relazione i due fatti. Io non riesco a vedere in che modo una tragedia come questa potrebbe spostare i voti da una parte o dall’altra, a meno che, naturalmente, non emerga una responsabilità del governo. Ma sul fatto che gli incendi siano provocati dai soliti pastori che vogliono guadagnare terreno per il pascolo oppure da quelli che sperano di costruire alberghi nelle zone liberate dal bosco c’è un consenso generalizzato. Sembrano particolarmente sospetti gli industriali dell’edilizia, dato che le fiamme stanno devastando alcune delle zone più belle.

• E da noi ieri come è andata?
Male come al solito, anche se non così tragicamente (e tuttavia i morti da fuoco in Italia sono stati quest’estate 14). Sono bruciate l’area di Giovi, alla periferia di Salerno, quella di Casaboli, a San Martino delle Scale, nel comune di Monreale, Scillato, Sinagra e Sant’Angelo in Brolo (tutti centri del Palermitano), Patti, Monte Ciccia e Librizzi nel Messinese, Albri e altre località della Sila. Fiamme anche a Castelvittorio, in Liguria. Ma il fuoco è all’opera soprattutto al Sud, dove i comuni non hanno censito «con apposito catasto annualmente aggiornato, i soprassuoli già percorsi dal fuoco nell’ultimo quinquennio» come dice la nostra ottima legge del 2000. Quella legge prevede che nelle zone incendiate non si possa per almeno 15 anni stabilire una destinazione diversa da quella precedente l’incendio. Dopo la distruzione, niente pascoli, niente edifici. Ma bisogna aver accatastato ogni anno, e regolarmente, e al Sud in troppe zone non s’è fatto mai. Pensi che complessivamente in Italia, grazie a quella legge e ai comuni che l’hanno rispettata, gli incendi sono diminuiti: dal 2003 al 2006 sono passati da 9000 a 5643, mentre la superficie interessata è scesa da 91 mila ettari a 40 mila. Una volta tanto la politica uno strumento se l’era dato. Come accade troppo spesso, però, ha anche fatto troppo spesso finta di non accorgersi che troppi non la applicavano.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 25/8/2007]