La Gazzetta dello Sport, 27 agosto 2007
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori. • Francesco Achille ha trovato “deliranti” i suoi ragionamenti sui bombardieri russi mandati da Putin a pattugliare i cieli come ai tempi della guerra fredda
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori.
• Francesco Achille ha trovato “deliranti” i suoi ragionamenti sui bombardieri russi mandati da Putin a pattugliare i cieli come ai tempi della guerra fredda. «Intendiamoci, tutto bello, tutto vero, solo che manca la vera ragione per cui Putin ha preso quella decisione e cioè la decisione a sua volta di Bush (Italia consenziente come d’uso) di impiantare uno scudo missilistico antiraniano ai confini dello Stato russo».
La “vera ragione” è che Putin ha da affrontare due elezioni e vuole mantenere il controllo del Paese, anche se formalmente non può essere rieletto. Il nemico alle porte gli serve, e se non ci fosse se lo sarebbe inventato. Poi c’è la questione dello scudo americano in Polonia e Repubblica Ceca: diciamo che Bush ha dato a Putin un’ottima ragione per fare il furibondo. Putin d’altra parte l’ha spiazzato proponendogli di venire a costruire lo scudo in Azerbaijan. Kissinger è del parere di andare a vedere il gioco del presidente russo, ma lo scudo mi pare molto aleatorio. La Germania è contraria, la situazione politica a Varsavia è parecchio in bilico. E poi lo scudo costa un sacco di soldi e l’America, dopo la crisi dei mutui, su questo fronte ha problemi.
• La lettrice Donatella Sinibaldi le chiede com’è possibile che un’illustre sconosciuta come Michela Brambilla possa correre per diventare capo del governo.
Ho molti dubbi sul fatto che il destino di MVB sia davvero quello.
• Il lettore Nicola Dall’Olio la accusa, sulla questione del clima, di aver fatto «deliberata disinformazione». Secondo lui, a livello di comunità scientifica «c’è unanime consenso» sul fatto che il riscaldamento terrestre sia causato dall’uomo. Inoltre: le correzioni della Nasa erano irrisorie e riguardavano solo le temperature americane, non quelle del mondo; i periodi più caldi restano comunque il 1998-2002 seguito dal 2002-2006. Fa fede su tutto l’Ipcc, dove sono riuniti i maggiori esperti al mondo.
La classifica degli anni più caldi, dopo le correzioni dei dati Nasa (che non venivano rivisti dal 2000), è la seguente: 1934, 1998, 1921, 2006, 1931, 1999, 1953, 1990, 1938, 1939. Sono dati che si riferiscono alle temperature americane, esattamente come i precedenti. Anzi la prima classifica e le teorie sulle prossime catastrofi si basavano sui dati di una sola stazione che stava in Colorado. L’Ipcc è un consesso di 2500 scienziati, messo in piedi dall’Onu. Benché siano tutti ben decisi a prevedere la fine del mondo, adoperano di continuo la parola “likely”, “probabile”. L’unanimità e le certezze assolute della comunità scientifica sono un bel sogno del nostro amico lettore. Chris Landsea s’è dimesso dal Panel perché non è assolutamente d’accordo sull’analisi degli uragani fatta dall’Ipcc, del tutto in contrasto con le conclusioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale. David Henderson, in margine alle molte polemiche suscitate dalle cose che il Panel sostiene, ha detto: «L’ambiente dell’Ipcc non è del tutto competente né adeguatamente rappresentativo». Posso anche ricordare le critiche – sanguinose – del Nobel Kary Mullis e le cose scritte da Michael Crichton in State of fear. I 2500 scienziati dell’Ipcc sono scelti dai governi, cioè dai politici, e questo li tramuta automaticamente in una lobby. Adoperano spesso il sistema di presentare sintesi di un Rapporto che non ci fanno però mai leggere al momento giusto. Quando se ne può fare l’analisi, il messaggio che l’Apocalisse è vicina è ormai stato diffuso ed è entrato nella testa di tutti.
• Il lettore Giuseppe Rizzo si è offeso perché lei discuteva della pioggia al Nord mentre al Sud c’erano 35 gradi. Ci vede una vocazione nordista della Gazzetta.
Esagerato. Però è vero che forse abbiamo sbagliato a farci impressionare dal maltempo settentrionale, visto anche quello che è successo poi al Sud con gli incendi. la disgrazia dei giornali di dover decidere giorno per giorno e in tutta fretta quello che è importante e quello che non lo è.
• Simone Rota si scusa per «la domanda da ignorante» e le chiede di spiegare che cosa sono i derivati.
Qualunque pezzo di carta che faccia riferimento a un bene materiale e che poi sia trattato come se fosse davvero un bene materiale può essere considerato un derivato. Lo stesso denaro alla fine è un derivato. Ma anche la schedina del Totocalcio, avendo una potenzialità finanziaria, è un derivato. Il termine adesso è adoperato per i derivati che traggono il loro valore da altri derivati i quali a loro volta magari traggono il loro valore dal altri derivati ancora. Man mano che ci si allontana dal bene propriamente detto (una casa, un terreno) il valore si fa sempre più “presunto”, naturalmente. E da qui, da questa “presunzione”, cominciano i guai.