La Gazzetta dello Sport, 29 agosto 2007
Anche Milano e Verona potrebbero decidere di andare all’attacco dei lavavetri, arrestandoli e/o infliggendogli multe di parecchie decine di euro
Anche Milano e Verona potrebbero decidere di andare all’attacco dei lavavetri, arrestandoli e/o infliggendogli multe di parecchie decine di euro. Sull’esempio di Firenze, dove è stata emessa un’ordinanza che qualifica l’attività di lavavetri come “mestiere girovago”, non previsto dall’amministrazione e quindi vietato ai sensi dell’articolo 650 del codice penale che punisce le inosservanze agli ordini dell’autorità. Tre mesi di galera o 206 euro di multa. I lavavetri di Firenze sono una cinquantina e ieri a un certo punto sono spariti tutti: le dieci macchine dei vigili urbani uscite di prima mattina a pattugliare le strade e aiutate da polizia e carabinieri hanno fatto in tempo a denunciare una quindicina di lavavetri, a cui sono stati sequestrati secchio e spugna e la voce s’è sparsa. Così i fiorentini sono rimasti per tutta la giornata con i vetri sporchi.
• Francamente mi pare una battaglia contro dei poveracci...
L’assessore fiorentino alla sicurezza e alla vivibilità urbana, Graziano Cioni, dice che i suoi lavavetri sono tutti rumeni, dipendono da un racket e molestano fortemente gli automobilisti più deboli – le donne, i vecchi – se non ricevono la mancia che dicono loro. Saremmo al limite dell’estorsione. Il prefetto Serra, che è stato a Firenze, dice che la situazione lì è effettivamente particolare, e tuttavia aggiunge che sarebbe meglio una misura di carattere nazionale, che rendesse omogeneo il comportamento dei vigili di tutte le città. Stesso discorso da parte della Chiesa, «perplessa», e opposizione dura dalla sinistra, Arci, Rifondazione eccetera. Con un discorso simile a quello che fa lei: il degrado non si combatte così, sono dei poveri che andrebbero aiutati, eccetera.
• Lei non sembra d’accordo.
Una cosa è aiutare, avendo una strategia, un metodo e il fine di integrare pienamente l’immigrato nella nostra comunità, pretendendo che ne accetti e ne rispetti le leggi (ne abbiamo parlato qualche giorno fa a proposito degli zingari). Un’altra è permettere agli immigrati di cavarsela come possono, facendo i lavavetri, chiedendo l’elemosina, rubacchiando, sporcando, dormendo per terra. L’occupazione di un posto in strada è comunque concessa da qualcuno. Chi gira chiedendo l’elemosina e sta seduto in un punto molto favorevole – una via ricca e affollata – paga certamente un pizzo a un potere nascosto che controlla la città con la violenza. Lo sappiamo di sicuro, per esempio, per la prostituzione. Ma dobbiamo metterci in testa che anche questa attività malavitosa minore, cioè le varie forme di accattonaggio o il borseggio, hanno i loro protettori.
• Ma via, saranno quattro soldi.
L’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente ha calcolato – dopo aver fatto 400 appostamenti a Milano e ricevuto 900 denunce – che un rom accompagnato da un cane guadagna in elemosine 170 euro al giorno e se si porta dietro un neonato, o se chi tende la mano è incinta, gli euro quotidiani diventano 400. Nazif Sulejmanovic, il capoclan zingaro di 78 anni che qualche giorno fa ha ammazzato qui a Milano i due nipoti che non ne riconoscevano l’autorità, s’era arricchito mandando in giro a borseggiare, distribuire droga o tendere la mano ragazzini con meno di 14 anni e quindi non imputabili. Quando lo presero una prima volta (era il 2000) aveva in casa un miliardo di lire in banconote.
• Ma non bisognerebbe, invece che arrestare o multare, intercettare per tempo queste persone, dar loro una casa, un lavoro, una speranza? Come si possono risolvere certi problemi con la polizia?
Bisogna agire con due mani. Con una si deve dare una solidarietà piena, un aiuto il più possibile totale, in cambio del quale si deve chiedere una disponibilità forte a integrarsi, oso dire il desiderio – quasi – di diventare italiani. Con l’altra mano, invece, bisogna reprimere implacabilmente, impedire che la miseria si trasformi in delinquenza, per quanto piccola. Chiedere l’elemosina è un’attività malavitosa e persino la Chiesa scoraggia quel tipo di carità. Oltre tutto, se si lascia campo al racket – che cerca solo poveri da schiavizzare – sarà difficile chiedere alla comunità di esser solidale. Come vuole che la gente aiuti persone che reputa dei mascalzoni?
• Non crede che la gente abbia un cuore? Rifondazione e gli altri non dànno voce a un sentimento diffuso?
E’ diffuso casomai il sentimento opposto. Ieri, sui loro siti, Corriere, Repubblica e Stampa hanno chiesto ai loro lettori un giudizio sulla faccenda di Firenze. Si tratta, come lei sa, di giornali amici del centro-sinistra, per niente xenofobi. Ebbene l’88 per cento dei loro lettori – trentamila italiani di sicuro democratici e antifascisti – hanno risposto che a Firenze fanno benissimo a mettere i lavavetri in carcere. Capito qual è il sentimento generale? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 28/8/2007]