La Gazzetta dello Sport, 1 settembre 2007
Il governo si è reso conto che in giro c’è parecchio malumore per il caro-vita e, in margine alla riunione del consiglio dei ministri dell’altro giorno, si sono sentite dichiarazioni di fuoco di Bersani contro gli aumenti a suo dire ingiustificati di cui si parla in questo momento: Bersani sostiene che, anche in presenza di rincari delle materie prime, i prezzi non possono variare che di pochi centesimi, dato che il costo della materia prima influisce sul prezzo finale per poche, risibili frazioni di punto
Il governo si è reso conto che in giro c’è parecchio malumore per il caro-vita e, in margine alla riunione del consiglio dei ministri dell’altro giorno, si sono sentite dichiarazioni di fuoco di Bersani contro gli aumenti a suo dire ingiustificati di cui si parla in questo momento: Bersani sostiene che, anche in presenza di rincari delle materie prime, i prezzi non possono variare che di pochi centesimi, dato che il costo della materia prima influisce sul prezzo finale per poche, risibili frazioni di punto. Contano, secondo lui, la distribuzione, la pubblicità, la cattiva organizzazione generale (qualunque cosa s’intenda con questa espressione), eccetera.
• Che ne dice?
Lo scopo di Bersani era di premere per far passare in Senato la terza lenzuolata sulle liberalizzazioni. Ha dett per far diminuire i prezzi la lenzuolata deve essere approvata, le due lenzuolate precedenti hanno fatto abbassare l’inflazione dello 0,2 per cento. Non si sa dove il ministro abbia preso questa valutazione né si vede come la terza lenzuolata possa effettivamente influire sui prezzi di pane, latte o caffè. Del resto, le probabilità che la terza lenzuolata passi in autunno sono scarsissime: sta arrivando la Finanziaria.
• A proposito di caffè, è vero che ormai costa un euro dappertutto?
Pare proprio di sì. la colpa – secondo i gestori – è dei rincari di luce e gas e del costo eccessivo del lavoro. Cioè questioni che riguarderebbero il governo.
• E latte, pane eccetera?
Ne abbiamo parlato pochi giorni fa: siccome molti campi, nel mondo, sono stati riconvertiti ai biocarburanti, il prezzo dei cereali – più scarsi di prima – è aumentato. Inutile raccontare gli scambi di accuse tra i vari soggetti del comparto, ognuno dei quali imputa all’altro di essere il vero responsabile dell’aumento.
• Poi c’è il problema dei libri di scuola.
Pare che le famiglie siano furiose, anche se gli editori dicono che, per esempio nelle elementari, i prezzi sono bloccati da cinque anni. Ma l’irritazione delle famiglie non nasce tanto dai prezzi, quanto dal fatto che gli editori convincono gli insegnanti ad adottare manuali nuovi quando quelli degli anni passati andrebbero ancora benissim in questo modo si colpisce il mercato dell’usato – perché i libri messi fuori corso dai consigli di istituto non sono più utilizzabili – e si impedisce agli studenti più grandi di passare i testi ai loro fratelli piccoli. Che cosa sono infatti, la maggior parte delle volte, questi libri di testo nuovi? Nient’altro che delle rielaborazioni di testi vecchi, che si limitano a qualche aggiustamento, a qualche ritocco di fatto marginale. Un addetto ai lavori, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha raccontato che all’autore che consegna un nuovo libro di testo l’editore impone di indicare i punti modificabili nelle edizioni successive. Si fara poi così un testo nuovo con pochi, mirati ritocchi redazionali. Oppure si cambiano le fot ha presente quante immagini si possono mettere in un libro di storia? Anche se le tre guerre d’indipendenza nel loro svolgimento di base (quello che interessa a scuola) sono sempre quelle, si possono modificare cartine, facce di Cavour o Garibaldi, qualche cronologia qua e là. Gli editori si sono dati la regola di non editare libri nuovi che non siano rinnovati rispetto ai precedenti di almeno il 20 per cento. Ma è una percentuale che si raggiunge facilmente. In certi casi – per esempio nei libri di matematica o di geometria – si mischiano i capitoli, in modo che i testi siano gli stessi, ma che si trovino in pagine diverse da prima. I professori qualche volta sono complici, qualche altra ignari. Altre questioni: ma è proprio necessario avere tutti questi libri di testo? Non si potrebbero semplificare i programmi? La risposta giusta a questa domanda è: dipende dal lavoro che si fa in classe e dipende dal tipo di insegnante. Ci sono docenti, di straordinaria bravura, che non hanno neanche bisogno dei libri di testo. Altri, altrettanto bravi, che adoperano però solo certi manuali e non altri. Il libro deve essere poi per forza voluminoso? Non si possono dare le linee essenziali – una specie di dispensa – che poi l’insegnante integrerà in classe? Soprattutt qualcuno fa una riflessione seria su che cosa si insegna e su come lo si insegna, che è la vera questione da cui nasce tutto?
• Quanto spendono le famiglie per i libri di scuola?
A Roma – il posto più caro – 1797,95 euro per l’intero ciclo del classico e 1689,25 per il ciclo del tecnico. Un euro al giorno, cioè, in fondo, molto poco. Ma ci sono due questioni: questi acquisti sono imposti, si tratta cioè di un mercato protetto. dunque ragionevole che le famiglie siano persuase della loro utilità. Terribile, in secondo luogo, che in un campo simile si lascino adottare trucchi per guadagnare di più senza dar nulla in cambio. Questo davvero è intollerabile. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 31/8/2007]