La Gazzetta dello Sport, 2 settembre 2007
Da tre giorni i dipendenti di Alitalia Express a Malpensa applicano strettamente il contratto di lavoro e questo fatto è bastato a provocare la cancellazione di un centinaio di voli, e forse più
Da tre giorni i dipendenti di Alitalia Express a Malpensa applicano strettamente il contratto di lavoro e questo fatto è bastato a provocare la cancellazione di un centinaio di voli, e forse più. Lo sciopero bianco è stato provocato dalla decisione dei vertici Alitalia di trasferire la maggior parte del traffico aereo a Fiumicino, tagliando lo scalo di Varese.
• Avevo capito che Malpensa era il futuro, che tutto il mondo sarebbe partito e arrivato da lì, che Linate e Fiumicino dovevano diventare aeroporti per spostamenti interni o brevi. Malpensa non è stato appena costruito? Allora che l’hanno fatto a fare?
Sì, Malpensa è un aeroporto nuovo, funziona (anche se all’inizio per metà) dall’autunno del ’98 e doveva essere proprio quello che lei ha dett il grande scalo – o hub – che collegava la zona più ricca del Paese al resto del mondo. Era un progetto talmente sensato che l’Unione europea non si era limitata ad approvarne la costruzione: lo aveva messo tra quelli con priorità assoluta.
• E poi che cosa è successo?
E’ successo che in troppi si sono messi a remare contro. Il sindaco di Roma Rutelli, il presidente della Regione Lazio Piero Badaloni, il segretario dei Ds Walter Veltroni e il presidente dell’Unione industriali di Roma, Giancarlo Elia Valori, non volevano assolutamente che Fiumicino fosse impoverita. I sindaci di Palermo e Catania – Leoluca Orlando ed Enzo Bianco – mugugnavano che sbarcare a Malpensa avrebbe reso molto scomodo l’arrivo a Milano città. I governi stranieri erano scontenti della diminuzione di voli su Roma e a questi discorsi il ministro degli Esteri di quel tempo – Lamberto Dini – era assai sensibile. Poi gli ambientalisti, cioè i ministri Edo Ronchi e Giovanna Melandri: molto attenti alle proteste di quelli che abitavano vicino all’aeroporto ed erano infastiditi dal rumore. Quindi le compagnie straniere, che non intendevano abbandonare Linate. Poi i sindacati, contrari a trasferire personale a Malpensa. Gli stessi milanesi non erano troppo inclini a lasciare Linate, un aeroporto così vicino alla città, così comodo. Ecco come si arriva al taglio di adess niente più voli per Cina e India, come minimo.
• Ma la Cina e l’India non sono i due paesi che si stanno sviluppando più fortemente? Non c’è da guadagnare a portare gli uomini d’affari laggiù?
Non nella situazione italiana, evidentemente, dove gran parte del personale è rimasto a Roma e va trasferito ogni volta a Malpensa per lavorare. Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dice che Alitalia è costretta a pagare 300 camere d’albergo a Milano per 365 giorni l’anno per ospitare i lavoratori che fanno su e giù. Solo il pernottamento – dice lui – costa 45 milioni l’anno. Formigoni è contrarissimo a questo declassamento di Malpensa: «La verità è che Alitalia è un’azienda formata al 95% da personale romano che ha tutta l’ambizione di svolgere solo un servizio nazionale e perciò sta tutta ripiegata su Fiumicino». Secondo lui, il piano del nuovo presidente Alitalia, Maurizio Prato, è stato preparato per far contenti i sindacati romani. Non prevede che un migliaio di esuberi. Quando c’era ancora la gara per comprare la compagnia, Toto ne aveva messi in conto 2.500.
• Già, la gara. Alitalia non doveva essere venduta?
Il declassamento di Malpensa sarebbe stato deciso per far contenta Air France, che – senza ancora essersi esposta ufficialmente – avrebbe dettato le sue condizioni per sedersi al tavolo. La prima era proprio questa: concentrare l’attività su Roma. interessante notare che nel 1999 la fusione tra Alitalia e Klm saltò proprio perché gli italiani non si decidevano a privilegiare un aeroporto e, con il solito sistema di far contenti un po’ tutti, continuavano a dividere i voli del Nord tra Linate e Malpensa. Adesso i francesi vogliono la concentrazione del traffico a Roma. Pure, io dico che il presidente di Alitalia ha lasciato uno spiraglio.
• Cioè esiste una speranza che Malpensa non venga declassata?
Il comunicato dice che la decisione di concentrare l’attività a Roma potrà essere rivista «in caso di modifica della regolamentazione di Linate». Traduzione: ripigliamo in mano il progetto Burlando – quello del 1997 –, svuotiamo Linate e concentriamo tutti i voli su Malpensa, tranne la tratta Roma-Milano. E Malpensa sarà salva. Non c’è molto tempo per dare un seguito a questa apertura: il consiglio d’amministrazione ha comunicato l’altro giorno gli ultimi dati di bilancio. L’indebitamento a luglio è salito a un miliardo e 50 milioni. In cassa restano 592 milioni. Se qualcuno non mette il miliardo e mezzo di capitale che ci vuole, e non ristruttura tutta la compagnia, il fallimento è sicuro. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 1/9/2007]